polemiche al premio stampa
Sgarbi: Ferrara non mi merita
«Il Rinascimento della città affidato solo della Spal»
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«Vorrei che questa città fosse degna di me»: questa la conclusione dell’ampio discorso tenuto da un incontenibile Vittorio Sgarbi, ieri in città per ritirare il Premio Stampa 2017, assegnato a tutta la famiglia Sgarbi da Assostampa Ferrara. Nel suo intervento strali e affondi lanciati contro il ministro Dario Franceschini per la gestione della Pinacoteca estense (prima della soluzione trovata dal ministro che scongiura la chiusura part-time), contro una città che ha dimenticato o non ha mai riconosciuto il ruolo che lui stesso ha avuto nella fondazione del Meis. E poi anche un accenno alla attualità per cui secondo Sgarbi «l’unico Rinascimento che vedo a Ferrara è quello della Spal, che sta andando in A». L’esordio del suo discorso è iniziato spiegando all’uditorio, come proprio nella sala consiliare del municipio cittadino si sia consumato un esempio di «larghe intese». «L’ultima volta che sono stato in quest’aula-ha esordito il critico-si è celebrato il paradigma delle larghe intese. Era il 2001, e c’era la massima conflittualità tra il governo fascista e una città di tradizione socialdemocratica; qui ho proposto alla città di Ferrara il Museo della Shoah, inventato da me. Vinsero i valori delle larghe intese. Quindi, lo tradussi in un decreto e lo passai a un deputato di spessore, Dario Franceschini, forse capogruppo del Pd che fece la legge e la firmò come primo firmatario per istituire il Meis. Ma è possibile che quel ministro che usurpa il mio posto non abbia avuto la delicatezza di non cercarmi più? Avete per caso visto me tra i membri? Ci fu Calimani, poi cacciato, ma io sono stato ignorato. Può una città ignorare qualcuno che indica una strada?Non voglio avere rapporti con questa città, ingrata, incapace di distinguere il bene dal male». Contro Franceschini anche sulle chiese, ancora chiuse dopo il terremoto: «Le chiese di Ferrara, come San Paolo, sono ancora chiuse, pur avendo un ministro di Ferrara?» Di editoria e mostre d’arte ha parlato la sorella Elisabetta, chiarendo subito che non c’è ancora nulla di preciso su una probabile esposizione a Ferrara delle opere appartenenti alla fondazione Cavallini-Sgarbi. Poi il suo discorso, come inevitabile, ha riguardato l’editoria, e il coraggioso salto nel buio che ha fatto fondando, insieme a Umberto Eco, la casa editrice di Teseo, uscendo da Bompiani. «Ho detto no alle concentrazioni editoriali, ho rifiutato le comodità, i soldi, e con altri editori, tra cui Mario Andreose e Eugenio Lio, insieme ad Eco, abbiamo fondato La nave di Teseo». La casa editrice sta procedendo molto bene, «un caso di studio nel mondo per il suo inizio folgorante. E’ stato un anno straordinario, abbiamo raggiunto quote di mercato impensabili, ed è una casa editrice che crescerà grazie a Eco e a tutti quelli che hanno investito e anche a me». Inevitabile il richiamo alla famiglia, soprattutto alla madre Rina, che «dal 3 novembre 2015, quando è nata La nave di Teseo, ha intrapreso un nuovo viaggio. Nel mio ufficio conservo una foto di lei bellissima in bicicletta. Il mio motto è “serve almeno un a scintilla al giorno”, e questo vale per la famiglia e il lavoro». Il premio è andato anche al padre Giuseppe, autore di 3 libri molto amati dai lettori, assente per consiglio dei medici e all’indimenticabile Rina. Il premio alla carriera è andato al giornalista e scrittore ferrarese Gian Pietro Testa. Menzioni speciali al professore Unife Antonio Pastore, e a Romano Perdonati, titolare dell’omonimo forno, per avere diffuso a livello internazionale la coppia ferrarese.
Veronica Cappucci
Veronica Cappucci
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