Biogas grazie ai suini A Zerbinate in vista una centrale elettrica
Azienda agricola punta a potenziare la porcilaia e a realizzare un impianto da circa due megawatt
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ZERBINATE. L’allevamento di suini di Cascone e Cascone Luigi si prepara a raddoppiare la produzione. Almeno è quello che emerge da una serie di documenti, che indicano come l’attuale stabilimento situato a Burana, in via Piretta Rovere 461, potrebbe non essere più il solo impianto di produzione biogas, con annesso un allevamento di suini installato sul territorio matildeo.
Sarebbe infatti allo studio un nuovo impianto, tra via Argine Campo e via Vela, vicino alla frazione di Zerbinate, con un allevamento da circa 50mila capi di bestiame (sulle ceneri dell’ex allevamento Ferrari, sottodimensionato rispetto a quello in progettazione ora) e uno stabilimento per la produzione di circa 2 megawatt da sfruttamento di biogas. Attualmente, il nuovo impianto sarebbe in attesa di tutti i permessi necessari e si starebbe anche lavorando ad un accordo con i produttori locali, anche per individuare gli ettari necessari allo spargimento successivo dei liquami, prodotti dalla lavorazione industriale. Negli ultimi anni, la società attualmente impegnata a Burana, è stata al centro di alcune polemiche, inerenti sia all’impatto nella comunità locale, tra le campagne di Scortichino e Burana. Ma anche attraverso la produzione di una serie di documenti ufficiali. Ad esempio, quello con cui anche il Comune di Bondeno ha classificato l’impianto come “industria insalubre di primo tipo”. Per effetto di questa categorizzazione, l’allevamento di animali ha dovuto adattarsi ad una serie di provvedimenti, nel 2015, necessari per «non procurare nocumento alla salute del vicinato, nel rispetto delle leggi in materia di inquinamento ambientale (acqua, emissioni in atmosfera, rumori, rifiuti e così via)».
Il 20 giugno dello scorso anno, inoltre, vi era stata una diffida da parte dell’autorità regionale per l’ambiente, Arpae, che chiedeva al gestore dell’impianto di «eliminare le irregolarità riscontrate». In quanto il titolare dell’installazione non «ha mantenuto campionabile il piezometro nei terreni oggetto di spandimento», necessario al Piano di monitoraggio e controllo dell’Aia numero 886 e successive modifiche. Insomma, una coesistenza tra l’impianto e il territorio non priva di scontri, visto che la stessa Arpae avvertiva i titolari dell’impianto di Burana che, in caso di «mancata ottemperanza, verrà data comunicazione alla Procura della Repubblica, e richiesta contestualmente un’ispezione al servizio territoriale di Ferrara» dell’agenzia per l’ambiente. Adesso, in vista della nascita di un secondo impianto, bisognerà capire come la stessa comunità matildea prenderà questo nuovo insediamento per la produzione di biogas. Il quale si aggiunge a quello di Burana, agli impianti della Bioenergy Renew di via per Zerbinate e l’impianto di via Saccona. Senza contare quello di via Frattina, in Tortiola, che si trova a due passi dall’abitato di Ponte Rodoni.
Sarebbe infatti allo studio un nuovo impianto, tra via Argine Campo e via Vela, vicino alla frazione di Zerbinate, con un allevamento da circa 50mila capi di bestiame (sulle ceneri dell’ex allevamento Ferrari, sottodimensionato rispetto a quello in progettazione ora) e uno stabilimento per la produzione di circa 2 megawatt da sfruttamento di biogas. Attualmente, il nuovo impianto sarebbe in attesa di tutti i permessi necessari e si starebbe anche lavorando ad un accordo con i produttori locali, anche per individuare gli ettari necessari allo spargimento successivo dei liquami, prodotti dalla lavorazione industriale. Negli ultimi anni, la società attualmente impegnata a Burana, è stata al centro di alcune polemiche, inerenti sia all’impatto nella comunità locale, tra le campagne di Scortichino e Burana. Ma anche attraverso la produzione di una serie di documenti ufficiali. Ad esempio, quello con cui anche il Comune di Bondeno ha classificato l’impianto come “industria insalubre di primo tipo”. Per effetto di questa categorizzazione, l’allevamento di animali ha dovuto adattarsi ad una serie di provvedimenti, nel 2015, necessari per «non procurare nocumento alla salute del vicinato, nel rispetto delle leggi in materia di inquinamento ambientale (acqua, emissioni in atmosfera, rumori, rifiuti e così via)».
Il 20 giugno dello scorso anno, inoltre, vi era stata una diffida da parte dell’autorità regionale per l’ambiente, Arpae, che chiedeva al gestore dell’impianto di «eliminare le irregolarità riscontrate». In quanto il titolare dell’installazione non «ha mantenuto campionabile il piezometro nei terreni oggetto di spandimento», necessario al Piano di monitoraggio e controllo dell’Aia numero 886 e successive modifiche. Insomma, una coesistenza tra l’impianto e il territorio non priva di scontri, visto che la stessa Arpae avvertiva i titolari dell’impianto di Burana che, in caso di «mancata ottemperanza, verrà data comunicazione alla Procura della Repubblica, e richiesta contestualmente un’ispezione al servizio territoriale di Ferrara» dell’agenzia per l’ambiente. Adesso, in vista della nascita di un secondo impianto, bisognerà capire come la stessa comunità matildea prenderà questo nuovo insediamento per la produzione di biogas. Il quale si aggiunge a quello di Burana, agli impianti della Bioenergy Renew di via per Zerbinate e l’impianto di via Saccona. Senza contare quello di via Frattina, in Tortiola, che si trova a due passi dall’abitato di Ponte Rodoni.
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