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Il grande buco di Carife due miliardi di crediti 

Il grande buco di Carife due miliardi di crediti 

Lunedì prossimo il servizio di Report sulle ragioni del crac della banca cittadina L’ex presidente Lenzi: mai rientrati 350 milioni, 170 dai Siano e 30 da Mascellani  

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Le difese dei 12 indagati per il crac dell’aumento di capitale studiano le carte, in procura aspettano memorie, richieste di interrogatori prima della richiesta di rinvio a giudizio e in Tv finisce il crac Carife. Lunedì prossimo (8 maggio) sarà Report, con uno dei suoi inviati, Paolo Mondani, a mettere a fuoco i tanti perchè della caduta di una banca che fino a 10 anni fa navigava nell’oro e ora si è fermata nella melma di un buco senza precedenti. Dovuto alla montagna di crediti che l’hanno fatta affondare in quella melma: 1 miliardo e 900 milioni di cui 350 milioni suddivisi tra 5 grossi creditori. A spiegarlo è l’anticipazione del servizio, pubblicato sul profilo Facebook di Report, mandando in onda una estrema sintesi dell’intervista a Sergio Lenzi, ex presidente Carife fino al commissariamento del 2013. Di questi 350 milioni che Carife non ha mai incassato pur avendoli fatti uscire dalle proprie casse, ci sono 160 milioni ai Siano (vicenda Vegagest Milano per cui vi è già stato un processo a Milano, ed una delle voci più importanti nell’azione di responsabilità civile contro gli ex vertici ed ex cda di Carife, tra il 2007 e il 2013). Quindi il caso Deiulemar (compagnia di navigazione napoletana, che ha fatto crac per cui è in corso un processo) che incassa da Carife tra i 35/42 milioni di euro. Senza dimenticare un buco tutto ferrarese per il credito al Gruppo Mascellani di 28/30 milioni (diverse società dell’ingegnere ferrarese fallite altre in concordato); e ancora altri 70 milioni mai tornati in cassa a Ferrara da Francesco Bellavista Caltagirone (operazione Acqua Marcia, in concordato preventivo) e infine il credito tra 18/25 milioni di Bertolini Mantova (caso Amp, azienda di riciclaggio plastica che Carife finanziò in parte). Crediti mai rientrati e che mai rientreranno viste le difficoltà delle società debitrici. In tutto 350 milioni di euro che Lenzi ammette essere il «capitale della banca». Nel servizio dell’inviato, a Ferrara nei mesi scorsi per documentarsi e incontrare i diretti protagonisti, sono tanti altri i riferimenti e le persone intervistate, ma la parte dedicata a Carife sarà solo un piccolo spaccato della puntata che analizzerà soprattutto il grande buco delle banche italiane, o meglio la gestione scellerata dei propri crediti, diventati “deteriorati”. Per dirla alla Ignazio De Francisci, procuratore generale di Bologna: «È giusto sapere chi siano i grandi clienti della stessa Carife che non hanno onorato i loro debiti causando di fatto la distruzione della banca». Questi citati da Lenzi a Report solo alcuni, gli altri sono nell’inchiesta sul crac Carife in corso. (d.p.)

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