Il Pd avverte: se c'è l'ombra di Soffritti nessun futuro per Felletti
Ferrara, dopo le primarie il segretario Vitellio: nel mirino l'assessore passato a Mdp
FERRARA. Se la vittoria di Renzi ha definito in modo netto il segretario nazionale del Pd, molte altre questioni restano aperte all’interno dei Democratici ferraresi all’indomani delle primarie. A cominciare dal calo di affluenza alle urne, dai quasi 25mila partecipanti del 2013 ai 14.102 di domenica scorsa. «Un dato oggettivo non contestabile, che riflette comunque il distacco dalla politica che si avverte tra i cittadini a livello nazionale», riflette il sindaco Tagliani. Anche le consultazioni tra i circoli che hanno tenuti impegnati gli iscritti del Pd nelle ultime settimane, prosegue il primo cittadino, possono aver giocato un ruolo nel ridurre la mobilitazione. Per il segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio i numeri delle primarie ferraresi rappresentano comunque «un segnale di grande speranza. Io il bicchiere non lo vedo mezzo, ma tutto pieno, soprattutto considerando il percorso travagliato che ha dovuto affrontare il partito dopo il referendum del 4 dicembre. Resta in ogni caso un dato da non sottovalutare, il Pd non deve accontentarsi di nulla».
Ma a chi punta il dito contro il calo di partecipazione Tagliani e Vitellio, non fanno sconti: «Mi fanno ridere le esternazioni della coordinatrice di Forza Italia Paola Peruffo e i commenti postati dai grillini. A loro va il mio abbraccio affettuoso, ma il Pd non accetta lezioni di democrazia da chi sceglie i candidati con un clic e poi li cambia se non piacciono al capocomico», attacca il segretario provinciale.
«Trovo originale - rincara Tagliani - che chi oggi critica il calo di affluenza alle primarie del Pd non sia capace di portare neanche qualche centinaio di persone in piazza».
Un altro nodo riguarda la “spaccatura” segnata dalla scelta del vicesindaco e assessore alla Cultura Massimo Maisto di sostenere la mozione di Andrea Orlando. Una decisione che, ribattono concordi Tagliani e Vitellio, non avrà alcuna ripercussione nè sul suo ruolo all’interno della giunta, nè sulla sua posizione all’interno del Pd, nè su un’eventuale corsa alla successione dello stesso Tagliani. «Il nostro è un partito in cui c’è libertà di pensiero, a differenza di altre formazioni nelle quali i contrasti interni vengono rintuzzati in conventicole o risolti con espulsioni. Da noi s’è democrazia, non guru o padroni», chiarisce il sindaco. Nessun nodo da sciogliere, aggiunge il segretario Vitellio. Anzi, «ringrazio Massimo Maisto per essersi messo in prima persona a capo dei sostenitori ferraresi di Orlando. A noi piace la discussione, e quando il dibattito è sostenuto da persone di valore è un arricchimento per tutti. La sua posizione non è scalfita nel modo più assoluto. Per la corsa al sindaco, comunque, non precorriamo i tempi. Ora si doveva votare per scegliere il segretario nazionale, quando sarà il momento di decidere il candidato sindaco ci guarderemo».
Ben più spinosa, al contrario, la questione Felletti. L’assessora all’istruzione arrivata in giunta come appartenente a Sel (poi divenuta Si) e che ora ha aderito a Mdp-Art1, aprendo una questione di rappresentanza politica già sollevata in consiglio comunale da Fiorentini (Si) con il mancato voto del bilancio sulle scuole comunali. «Mi rendo conto che esiste un problema di rappresentanza politica, e me ne faccio carico. Al tempo stesso trovo che sia difficile affrontare una discussione di questo tipo senza avere un interlocutore stabile, considerati i continui cambi di formazioni e di fronti da parte della sinistra del Pd», dice Tagliani. Vitellio è categorico: «Se Felletti sarà sostenuta da un partito che comprende anche l’ex sindaco Roberto Soffritti, ogni confronto diventerà impossibile». Sull’eventuale “reclutamento” di Soffritti in Mdp-Art1 ci sono già state indiscrezioni e smentite. «C’è senz’altro bisogno di un confronto di maggioranza, ma prima bisogna capire cos’è Mdp: se all’interno c’è Soffritti, la discussione finisce qui, perché noi siamo per il rinnovamento. E poi c’è bisogno di avere un interlocutore stabile, visto che ci si addormenta con Si e ci si sveglia con Mdp: noi dobbiamo rendere conto ai cittadini e non alle sigle».
Alessandra Mura
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