La porta del Poligono non aveva la maniglia
di Annarita Bova
I periti indicano che esisteva solo il comando elettronico, fuori uso con il rogo Intrappolati nella stanza in fiamme, in due salvati da un altro cliente
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PORTOMAGGIORE. A distanza di un anno e mezzo dall’incendio del Poligono di tiro di Portomaggiore, la svolta non è ancora arrivata ma la macchina della giustizia continua a muoversi. Nel rogo hanno perso la vita tre persone, gli avvocati nominati dalle famiglie potrebbero chiedere al pubblico ministero di procedere per alcuni reati e intanto la relazione dei consulenti tecnici nominati alla dalla Procura è già stata depositata da tempo.
Nella relazione, sono raccolte anche diverse testimonianze e l’attenzione dei periti si è soffermata soprattutto nella zona dell’area tiratori. Tutte le testimonianze raccolte dai carabinieri, concordano nel riferire che il meccanismo di apertura-chiusura della porta era azionato dal personale del poligono. Fabio Ghesini, uno dei titolari, ha riferito che “il meccanismo, costruito da lui, era un attuatore ad aria del tipo che con mancanza di energia elettrica arpiva la porta ed era comandato da un telecomando wireless di norma tenuto al collo di chi era presente fra il personale del poligono”. E sempre secondo Ghesini “la forza dell’attuatore non impediva l’apertura e la chiusura manuale della porta”. Secondo i periti “ciò che resta del meccanismo concorda con la descrizione di Ghesini”, ma c’è un ma. A quanto pare l’apertura della porta dall’interno era molto difficile perché la stessa era prova di maniglie ed aprendosi in maniera contraria all’esodo, poteva essere tirata manualmente solo infilando le dita fra la porta e il telaio fisso per poi tirare. E in effetti dalle testimonianze raccolte, viene fuori che la porta d’accesso all’area tiratori è stata aperta manualmente da Daniele Zancoghi dall’esterno, perché chi era dall’altra parte non poteva fare altro che farsi sentire bussando a calci e pugni con la forza della disperazione senza riuscire ad aprire. Altro particolare importante, tutte le superfici delle pareti dell’area tiratori, porta compresa e del soffitto dell’area di tiro erano rivestite di materiale fonoassorbente. Il pavimento era invece ricoperto di legno. In questa area, sempre secondo i tiratori, erano installati un campanello con cartello per richiamare il personale del poligono e farsi aprire la porta, due avvitatori per movimentare i bersagli, un orologio, un punto luce, un estintore e ad eccezione del cartello per il campanello non era presente altra segnaletica.
Nella relazione, sono raccolte anche diverse testimonianze e l’attenzione dei periti si è soffermata soprattutto nella zona dell’area tiratori. Tutte le testimonianze raccolte dai carabinieri, concordano nel riferire che il meccanismo di apertura-chiusura della porta era azionato dal personale del poligono. Fabio Ghesini, uno dei titolari, ha riferito che “il meccanismo, costruito da lui, era un attuatore ad aria del tipo che con mancanza di energia elettrica arpiva la porta ed era comandato da un telecomando wireless di norma tenuto al collo di chi era presente fra il personale del poligono”. E sempre secondo Ghesini “la forza dell’attuatore non impediva l’apertura e la chiusura manuale della porta”. Secondo i periti “ciò che resta del meccanismo concorda con la descrizione di Ghesini”, ma c’è un ma. A quanto pare l’apertura della porta dall’interno era molto difficile perché la stessa era prova di maniglie ed aprendosi in maniera contraria all’esodo, poteva essere tirata manualmente solo infilando le dita fra la porta e il telaio fisso per poi tirare. E in effetti dalle testimonianze raccolte, viene fuori che la porta d’accesso all’area tiratori è stata aperta manualmente da Daniele Zancoghi dall’esterno, perché chi era dall’altra parte non poteva fare altro che farsi sentire bussando a calci e pugni con la forza della disperazione senza riuscire ad aprire. Altro particolare importante, tutte le superfici delle pareti dell’area tiratori, porta compresa e del soffitto dell’area di tiro erano rivestite di materiale fonoassorbente. Il pavimento era invece ricoperto di legno. In questa area, sempre secondo i tiratori, erano installati un campanello con cartello per richiamare il personale del poligono e farsi aprire la porta, due avvitatori per movimentare i bersagli, un orologio, un punto luce, un estintore e ad eccezione del cartello per il campanello non era presente altra segnaletica.
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