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Più maschi trovano lavoro Donne, numeri in crescita 

di Marcello Pulidori
Più maschi trovano lavoro Donne, numeri in crescita 

I dati statistici in provincia di Ferrara: lo stipendio medio mensile è di 1.316 euro Gli uomini sono ancora più pagati (+ 17%), la maternità resta un “problema”

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Sono maggiori le possibilità per i maschi, ma le femmine sono in netta rimonta. Il mondo del lavoro è ancora, nella sua integrità, roba sostanzialmente, da uomini ma negli ultimi decenni gli scenari sono molto cambiati e il ruolo della donna è di molto accresciuto. I dati arrivano dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro e mostrano alcuni significativi numeri che ben illustrano le modifiche di cui si parlava. Non soltanto (i dati da noi riportati riguardano Ferrara) è ancora più agevole per i maschi trovare una occupazione, ma c’è anche una disparità nel trattamento economico: cioè, i lavoratori ferraresi sono pagati (sempre mediamente) il 17% in più rispetto agli stipendi delle colleghe (si parla, chiaramente, di stessi incarichi e stesse qualifiche). In questa speciale classifica Ferrara è al 43º posto (su 110 province). La media nazionale delle retribuzioni è di all’incirca 1.315 euro al mese, vale a dire che il dato di Ferrara e quello nazionale hanno uno scostamento pari a 1 euro. Al primo posto la solita Bolzano. E sempre (particolare curioso) al 43º posto, col 31% di giovani disoccupati (vale a dire, per essere ancora più chiari, che su 100 giovani, 31 non hanno lavoro), si colloca la nostra provincia in fatto di mancata occupazione di giovani.
Le reazioni. Dati che danno la stura ad una serie di reazioni da parte di sindacati e associazioni. Tra questi, due personaggi molto noti delle organizzazioni sindacali (Paolo Dalan segretario generale della Fiom) e Ughetta Ciatti dirigente (donna) della Cna, la confederazione che raggruppa le aziende artigiane di Ferrara e provincia. «Posso dire che per quanto riguarda le nostre aziende - risponde la Ciatti - , vale a dire le aziende iscritte alla Cna, non vi è nessuna differenza tra il salario di un lavoratore rispetto a quello di una lavoratrice. La mia esperienza in Cna - prosegue la responsabile dell’area sindacale e sociale nonché responsabile del personale - è di oltre 35 anni quindi credo di avere uno spaccato abbastanza eloquente su come possono essere cambiati i tempi nei decenni che ci siamo messi alle spalle. Differenze di genere, però, oggi non ne registro. Se invece - dice ancora la Ciatti in un’analisi molto interessante che parte dalla presenza delle aziende affiliate alla stessa Cna - vogliamo entrare in tematiche più approfonditamente, allora è possibile senza dubbio dire che in alcuni casi le donne che lavorano sono ancora sotto inquadrate, e i motivi (su cui torneremo, ndr) sono quelli che tutti gli addetti ai lavori conoscono. La maternità? Pensavo proprio a questo ambito, dove la donna in alcuni contesti è ancora penalizzata rispetto all’uomo. Ma non è l’unico in cui la donna è ancora penalizzata. Però - conclude la dirigente della Cna di Ferrara - vedo in atto anche molti cambiamenti positivi e mi riferisco ancora alle aziende della Cna (Confederazione Nazionale Artigianato, ndr) , come ad esempio il dato che ci dice che stanno crescendo nelle figure apicali, vale a dire di vertice, le presenze delle donne. Molti responsabili della produzione in queste aziende oggi sono donne. Un fatto da salutare con grande soddisfazione ma che non deve essere ritenuto un punto di arrivo. C’è senza dubbio un dato oggettivo: le donne sono sempre più importanti nel lavoro in questo Paese».
Vertici che cambiano. «L’argomento è di grande attualità - le fa eco Paolo Dalan segretario generale della Uilm-Uil, in un’altra riflessione importante e incentrata sempre sulla occupazione con un occhio rivolto a quella giovanile - e credo che ancora nelle posizioni di comando, o vertice che dir si voglia, in molte imprese, la maggioranza è ancora rappresentata dai maschi. La donna ha tuttora delle difficoltà a fare carriera, e non ultime tra le cause ci sono le scelte familiari. Faccio un esempio: chi sta a casa coi figli? Chi si occupa della casa, appunto? Spesso è la donna ad essere chiamata a ricoprire questo ruolo, si voglia o no, questa è la situazione in più casi. Come è evidente che va immediatamente modificata la condizione di alcune aziende in cui la donna in maternità non percepisce il premio di risultato. Poi, a mio avviso, va anche fatto un altro ragionamento. Il territorio di Ferrara ha perso nei decenni tanti “treni” che non passeranno più, o che non si sono voluti prendere per decisioni della politica (e Dalan sottolinea due volte che la parola è da intendere nella sua accezione non partitica, ndr). Quello di Ferrara insomma è un sistema economico-sociale molto chiuso - prosegue Dalan - e che risulta essere molto penalizzante soprattutto per i giovani che si accingono a cercare un lavoro. Se io - conclude Paolo Dalan - accetto la logica che vuole spolpata ed impoverita una comunità economicamente parlando, se accetto che si trasferiscano le sedi altrove, allora si firma l’ok alla propria povertà. Bisogna stare molto attenti in certe decisioni strategiche».
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