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«L’industria ferrarese è ritornata in Emilia» 

«L’industria ferrarese è ritornata in Emilia» 

Maiarelli da presidente di Unindustria a vice: promosso, non declassato Montezemolo: più vicine Ferrara e Modena che Manhattan e l’aeroporto Jfk

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Con una firma nell’atto di costituzione di Confindustria Emilia ieri mattina è sparito ogni riferimento a Ferrara nel mondo associativo industriale e il presidente Riccardo Maiarelli è stato “degradato” a vice della nuova realtà. «Mi sento declassato? No, non scherziamo, questa è una promozione per tutta l’industria ferrarese - è il primo commento di Maiarelli a inchiostro ancora fresco - Sono particolarmente soddisfatto di avere contribuito a riportare Ferrara al centro dell’Emilia. Il nostro è un territorio che ha sofferto molto negli ultimi anni: la crisi economica, il terremoto, le difficoltà legate al sistema bancario. Convergere in Confindustria Emilia costituisce per noi e per le nostre imprese un’opportunità significativa per agganciare il treno dello sviluppo».
La non sparizione della rappresentanza ferrarese è codificata dallo statuto di Confindustria Emilia: anche dal 2019, quando tutti gli iscritti eleggeranno il nuovo presidente e gli organi, i due territori che non avranno la presidenza saranno rappresentati ciascuno da un vice. I servizi che gli iscritti avranno a disposizione saranno evidentemente più consistenti di quelli attuali: basti pensare alle specializzazioni e alle competenze che porta Confindustria Modena, fortissima nell’export. Già ieri i siti web delle tre associazioni facevano confluire i visitatori nel nuovo contenitore di Confindustria Emilia, con il “sottotitolo” Area centro, forse per differenziarlo dalla regionale Confindustria Emilia Romagna. Sarà pubblicata la carta dei servizi, «gli associati non avranno aggravi burocratici, i ferraresi continueranno a far riferimento a Ferrara senza doversi rivolgersi a Modena o Bologna - promette Maiarelli -Posso assicurare che nessun associato mi ha espresso dubbi o nostalgie per quel riferimento provinciale che non c’è più, poi starà a noi come associazione e alle singole imprese sfruttare bene questa opportunità».
Ieri è stata la giornata delle celebrazioni, alla presenza del past-president ferrarese Riccardo Fava, e Luca Cordero di Montezemolo a far da padrino: «È un segnale forte di capacità di aggregazione, di spirito di squadra, che permette ai tanti imprenditori del territorio di sentirsi ancora più rappresentati. Nel 2017 non ha senso continuare a parlare di distanze tra Bologna, Modena e Ferrara, quando a New York la distanza tra Manhattan e l’aeroporto Kennedy è superiore a quella fra Ferrara e Modena. Da presidente di Confindustria - ha concluso il numero uno di Italo - spingevo molto per queste aggregazioni: a parole molti ci hanno provato, ma da questa regione viene ancora una volta qualcosa di differente, vengono i fatti». Non ha risparmiato commenti, naturalmente, il neopresidente di Confindustria Emilia, il bolognese Alberto Vacchi: «Il fatto di avere una massa critica decisamente più ampia consentirà di avere un interlocutore con le spalle forti, anche dal punto di vista patrimoniale, e non solo con la Regione. Dovremo dare segnali molto forti sia in termini di particolarità industriale sia in termini di capacità legati ai temi della rappresentanza». E potrebbe non essere finita qui, perché Vacchi punta ad estendere la fusione «a un’area più ampia che non sia quella regionale. È un percorso di fusione, per definizione siamo aperti».
Ieri sono stati liberati palloncini azzurri per festeggiare la fusione. Nei prossimi giorni si riunirà per la prima volta il Comitato di presidenza moltiplicato per tre, con 21 componenti, assieme al nuovo consiglio direttivo plebiscitario, in quanto frutto della somma dei tre attuali Direttivi.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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