Vaccini obbligatori ai nido: c’è anche chi ha detto no
L'assessore Sapigni: «Pochi gli obiettori, se non cambiano idea i loro bimbi fuori da scuola». Sul tema uno studio dell’Udi: ci sono ancora ampi margini di crescita
FERRARA. Le conseguenze delle campagne di demonizzazione dei vaccini, spesso veicolate da informazioni incontrollate online, si stanno facendo sentire anche nel Ferrarese. Uno degli effetti tangibili è l’abbassamento della copertura delle vaccinazioni obbligatorie al 24º mese di età sotto la soglia dell’immunità di gregge (95%), ovvero sotto il livello che garantisce la protezione della comunità. «Un fatto grave, perché significa veder ritornare malattie debellate, come la polio», ha ammonito l’assessore Sapigni intervenendo all’incontro promosso dal Gruppo Salute Donna dell’Udi dal titolo “I Vaccini tra Scienza e Coscienza”.
Che sui vaccini e sulla giusta informazione ci sia molto da lavorare lo dimostrano anche altre spie non meno preoccupanti: il calo costante, negli ultimi tre anni, della profilassi antinfluenzale e la presenza, seppur limitata ad alcune unità, di nuclei familiari obiettori rispetto alla legge regionale che ha introdotto l’obbligo vaccinale per poter iscrivere i bimbi alle scuole d’infanzia comunali. «Vedremo di incontrare queste famiglie per un percorso motivazionale - ha proseguito Sapigni - ma se dovessero restare sulle loro posizione i loro bimbi dovranno essere ritirati dall’asilo». Salvo poi ritornare in una materna statale, dove la legge regionale non ha giurisdizione. Proprio la necessità di uniformare la normativa sulle vaccinazioni su tutto il territorio nazionale, così come di istituire un’anagrafe vaccinale per ogni provincia, è uno dei punti emersi nel corso del focus group organizzato con esperti dall’Udi e che, insieme a un questionario somministrato a 500 donne, (tra cui 100 studentesse dell’Ariosto), ha fornito le basi per la ricerca. Una ricerca, hanno spiegato Anna Siniscalchi, Luana Vecchi e Loredana Bondi, declinata al femminile perché «è sulle donne che spesso ricadono oneri e responsabilità sulla vaccinazione dei figli».
Dal questionario, che fotografa un orientamento senza avere validità statistica, emerge che le madri sono più propense alla vaccinazione rispetto a quelle senza figli, e che solo la percentuale dei “Sì” delle donne con prole raggiunge l’immunità di gregge. «Soltanto negli ultimi due-tre anni inoltre - ha sottolineato Bondi - è cresciuta la sensibilizzazione per la profilassi del papilloma virus e del meningococco, ma ci sono ancora ampi margini di crescita».
Da segnalare il forte consenso ottenuto dalle legge regionale sull’obbligatorietà della vaccinazione per frequentare gli asili comunali, di cui l’Emilia Romagna è stata pilota: il grado di accordo tra le intervistate mamme è massimo (moltissimo), quello delle donne senza figli è appena inferiore (molto). Tra le mamme, però, c’è chi lamenta una colpevolizzazione, da parte degli operatori del sistema sanitario nazionale, nei confronti di chi non vaccina i figli; al tempo stesso sia le mamme che le donne senza figli si dicono pienamente d’accordo sul fatto che è importante vaccinare i bimbi per prevenire malattie molto gravi. Un capitolo a parte è dedicato ai canali di informazione. Se tra le intervistate non sembrano incontrare molto appeal i siti internet non istituzionali, la dottoressa Marisa Cova (Asl) ha ricordato che «nessun aspetto della medicina è stato così messo in discussione come la vaccinazione» e che «spesso si riscontra poca scientificità nelle informazioni». (a.m.)
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