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Per Igor scattano controlli nei cimiteri 

Per Igor scattano controlli nei cimiteri 

Fioccano segnalazioni da Canaro fino a Ostellato. In procura l’esposto della famiglia Verri: «Verità sulla morte di papà»

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ARGENTA. L’hanno segnalato a Canaro, nel Rodigino (tutto falso) creando il panico. L’hanno ancora segnalato tra Ostellato e il Comacchiese, ieri ben due volte. E da quanto si apprende, vi sarebbero stati riconoscimenti fotografici ora al vaglio degli inquirenti. Ma se così fosse, Igor/Norbert ormai sarebbe ben lontano, quasi una ventina di chilometri dalla zona rossa tra Consandolo e Marmorta dove viene cacciato ormai da 27 giorni. Ma la caccia continua in quella zona nonostante gli avvistamenti, con le indagini che non hanno mai avuto un cedimento.
Tanto che le ricerche si sono concentrate anche nei cimiteri, per verificare se vi siano stati raid, perchè all’interno vi sono fontanelle di acqua potabile: da bere, e si sa che Igor/Norbert non può bere solo acqua del fiume Reno come si è favoleggiato eccessivamente. Ma se sul fronte delle indagini si registra una situazione senza novità, per quanto riguarda la tragedia di Valerio Verri, invece, i due figli, Francesco ed Emanuele, vogliono la verità sulla morte del loro padre, Valerio Verri e sono sempre più decisi ad andare fino in fondo per capire se e quali responsabilità abbiano portato il loro padre e il collega Marco Ravaglia a trovarsi in quella situazione di estremo pericolo, faccia a faccia con un assassino che era ricercato da una settimana, dopo aver freddato il barista di Budrio Davide Fabbri. I loro interrogativi, e i loro appelli contenuti nel messaggio al ministro Minniti e nella lettera aperta resa pubblica il Primo maggio, sono alla base dell’esposto alla Procura della Repubblica di Ferrara che il loro legale, l’avvocato Fabio Anselmo presenterà. Al ministro dell’Interno, in visita a Budrio e Molinella il 21 aprile, i figli della vittima avevano fatto sapere di esigere «giustizia per nostro padre, ma anche sapere perché possa essersi trovato indifeso in quella terribile situazione». E di nuovo il Primo Maggio, la giornata della Festa del Lavoro che il loro papà amava particolarmente, Francesca ed Emanuele erano tornati a chiedere: «Quel lavoro non era più sicuro, anzi era diventato pericolosissimo». Nell’esposto del legale vengono posti tutti una serie di interrogativi affinchè venga data una risposta, che si tirino le fila su quel cono d’ombra che va dalla rapina alla guardia giurata di Consandolo del 28 marzo alla tragedia del Mezzano dell’8 aprile, passando per l’omicidio di Budrio di una settimana prima. Un cono d’ombra che potrebbe esser illuminato presto anche con richieste di chiarimenti alle stesse istituzioni dello Stato. (d.p.)

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