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‘Sentire’ il tumore con le micro-sfere 

‘Sentire’ il tumore con le micro-sfere 

Fondi Lilt per l’invenzione Unife applicata ai test sul colon Il chirurgo Anania: serve più adesione allo screening

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Con un contributo di 50mila euro da parte dell’associazione nazionale Lilt, lo studio sul test denominato Scent A1 a cui si possono sottoporre le persone con sangue occulto nelle feci può proseguire e migliorare. È un test fondamentale, ideato in Unife, per scartare i casi negativi di cancro. «L’azienda ospedaliera - ha detto il direttore sanitario Eugenio Di Ruscio - offre la parte assistenziale per arrivare alla risposta finale, senza ricorrere a metodi invasivi». Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Laboratorio sensori del Dipartimento di fisica e scienze della terra diretto da Cesare Malagù, Morfologia chirurgia e Medicina Sperimentale di Unife, la straup Scent srl, Lilt di Ferrara, l’unità operativa di Gastroenterologia del Sant’Anna ed il Centro screening del Dipartimento di sanità pubblica dell’Asl creando - come ha rilevato Giorgio Cavallesco - un’ottima sintesi fra chimica e ricerca. «Nato due anni fa nel Laboratorio sensori anche se con diversi presupposti - ha ricordato il chirurgo Gabriele Anania - il test è stato da noi riportato sul piano clinico. Ora però c’è bisogno di un concreto sostegno e di una maggiore collaborazione anche da parte della cittadinanza che nonostante l’importanza determinante del test del sangue occulto, non aderisce in modo soddisfacente allo screening di base». Per facilitare l’adesione al test che in 10 anni ha diminuito di un terzo la mortalità di questa patologia, Aldo De Togni (Centro Screening) ha aumentato il numero delle sedi di raccolta aggiungendo l’ospedale di Cona e portando a 10 le ore per consegnare le feci a Cento.
Il progetto ferrarese funziona così: tutti i soggetti risultati positivi al test Fobt che si rivolgono al Centro Screening di Ferrara, prima di essere sottoposti a colonscopia, sono invitati ad eseguire anche allo Scent A1, ricevendo un contenitore che dovranno restituire congelato con il campione all’interno. Gli esiti del test saranno poi confrontati con gli altri esami. «Mi occupo di nanostrutture - ha precisato Malagù - ovvero di sferette così piccole da essere presenti in 1 miliardo per metro; esse hanno la capacità di sentire parti per miliardi, di composti organici. Inizialmente abbiamo creato in laboratorio un intestino artificiale aggiungendo i marcatori del cancro al colon retto, poi abbiamo confrontato un centinaio di feci di un paziente malato con quelle di uno sano ed abbiamo fatto i confronti ottenendo i primi incoraggianti risultati. Ora con il sostegno di Lilt possiamo proseguire con borse di studio ed altre strumentazioni».
Apprezzamenti per l’attività di ricerca sono arrivati dai direttori Asl Vanini e Marabini.
Margherita Goberti

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