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In valigia sogni e ricordi La priorità sono i poveri 

In valigia sogni e ricordi La priorità sono i poveri 

Momenti di commozione nella messa di ordinazione episcopale ieri a Cremona Da un passato di grandi esperienze formative ad un futuro nella chiesa ferrarese

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Tra il Torrazzo filiforme, alto 111 metri e il Battistero più tozzo, con un diametro di 25 metri, si erge imponente la cattedrale di Cremona dedicata a Maria Assunta, basilica romanica riadattata nei secoli, ieri stracolma di gente. La cerimonia di consacrazione episcopale di monsignor Gian Carlo Perego ha vissuto momenti molto intensi e partecipati. Anche di commozione.
C’era il passato del nuovo vescovo rappresentato dalla sua gente, la sua Agnadello, borgo di quasi quattromila anime, nella campagna cremonese vicino al bergamasco. Il rito di consacrazione è stato presieduto dal vescovo di Cremona ,Antonio Napolioni. Al suo fianco c’era anche monsignor Guerino Di Tora, presidente di Migrantes, la fondazione di cui Perego si congederà da direttore dopo 8 anni il prossimo 23 maggio. A completare il terzetto dei celebranti che hanno imposte le mani al nuovo vescovo c’era monsignor Luigi Negri, predecessore di Perego, come in un simbolico passaggio di consegne. Ed oltre a Negri, la storia recente della diocesi ferrarese era rappresentata dall’arcivescovo emerito Paolo Rabitti e da monsignor Andrea Turazzi, ferrarese, da tre anni e mezzo vescovo di San Marino-Montefeltro. Un chiesa ferrarese che ora rappresenta il futuro per Perego.
Nell’omelia il vescovo di Cremona Antonio Napolioni ha ricordato i simboli dell’episcopato, accostandoli a tre grandi vescovi. Citando il cardinal Martini, «il vescovo deve essere un vangelo vivente». L’anello, che deve essere «un segno di legame con la comunità» come disse l’allora cardinal Bergoglio. Infine il pastorale con il dono di quello che possedeva il vescovo Bonomelli, un grande pastore della chiesa non solo di Cremona, tra il XIX e il XX secolo, un uomo della provvidenza, «convinto che la Chiesa dovesse prendere le parti dei deboli, degli oppressi e dei sofferenti».
Non sono mancati momenti di emozione durante la cerimonia, soprattutto quando il vescovo Gian Carlo si è commosso nel ricordare la sua infanzia, incentrando il suo saluto conclusivo sul discorso delle due valigie che si porta appresso, parafrasando il titolo di un libro della giornalista Anca Martinas e pubblicato da Migrantes. «Nella prima valigia - ha spiegato Perego - ci sono i ricordi, non fotografie scolorite, ma esperienze vive, attorno alle quali ritrovo una tradizione cristiana, familiare, parrocchiale, ecclesiale». Nella seconda valigia ci sono i sogni. E qui Perego ha fatto sue le parole del vescovo cremonese Assi, che in un convegno diocesano del 1983 indicava il sogno di costruire «una Chiesa viva, giovane, povera, libera, fedele al vangelo, aperta al dialogo, rispettosa degli ordinamenti e delle istituzioni e docile al soffio dello spirito». Un concetto che fu ribadito – continua Perego - dal cardinal Martini durante l’omelia funebre di Assi. Il nuovo vescovo di Ferrara ha ricordato che condivide questo sogno aggiungendone in valigia un alto. «Quello dichiarato da Papa Francesco a Firenze nel 2015: mi piace una chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta, con il cuore di mamma, che comprenda, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà. Questi sogni - ha concluso monsignor Perego - li prendo con me e li condividerò con la chiesa di Ferrara-Comacchio».

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