La Nuova Ferrara

Ferrara

la caduta della banca 

«Carife? Bankitalia spinse per Commercio e finanza»

La vita confindustriale di Roberto Bonora ha coperto per intero la fase cruciale (crescita, inciampi e caduta) della Cassa di Risparmio, cioè la banca della quale gli industriali ferraresi hanno...

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La vita confindustriale di Roberto Bonora ha coperto per intero la fase cruciale (crescita, inciampi e caduta) della Cassa di Risparmio, cioè la banca della quale gli industriali ferraresi hanno condiviso storicamente la gestione. Partendo dal fatto che non sono finora emerse specifiche malversazioni, com’è possibile che gli industriali e il sistema Ferrara nel suo insieme non si sia accorto di nulla fino all’ispezione di Bankitalia del 2009 all’origine del bubbone? Il direttore prende fiato e poi affonda: «Di sicuro, come dice anche il presidente Roberto Nicastro (su Affari e Finanza, ndr), problemi sono derivati dalla concessione del credito al di fuori dei nostri territori tradizionali. Ma chi ha spinto la banca ad acquistare la napoletana Commercio e Finanza? Bankitalia, che pure sapeva benissimo che era un boccone troppo grande per Carife. Però poi nessuno ha dato una mano al Cda per vendere quote della società di leasing, come era stato prospettato al momento dell’acquisto per diluire il peso dei finanziamenti. E la stessa Bankitalia era lì a vigilare quando si compravano Banca di Treviso, Modenese, Banca di Roma ecc.».
Poi Bonora affronta il cuore del problema, cioè la strategia di espansione territoriale e sull’immobiliare voluta dall’ex direttore Gennaro Murolo. «L’idea di base, che bisognava puntare sull’unico settore in espansione nei primi anni Duemila, ed andare oltre i confini provinciali, come unico antidoto al finire dentro i grandi gruppi come Intesa o Unicredit, in sé poteva avere un senso. Il problema è stato nell’applicazione di questa strategia, visto che sono passati finanziamenti come i 45 milioni alla società napoletana Deiulemar, quelli d’urgenza ai Siano e altri di questo genere. Perché i consiglieri non si opposero? Ci fu un periodo in cui si pose, da quanto risulta, il problema di non adeguata informazione ai consiglieri, e successivamente, quando i rapporti con Murolo divennero più tesi, il Cda decise di attendere l’esito dell’ispezione in corso da parte di Bankitalia, che effettivamente fornì gli elementi per risolvere consensualmente il rapporto con il direttore».
Infine il periodo dal 2010 al 2013, «entrarono i nostri migliori imprenditori, da Ennio Manuzzi a Riccardo Fava, da Monica Talmelli a Teodorico Nanni, che passavano serate a controllare ogni passaggio delle delibere. È stato fatto di tutto per evitare la fine, gli amministratori investirono in prima persona nelle azioni della banca e la stessa Unindustria ha visto azzerare 800mila euro di partecipazione. Un disastro per tutti».

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