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Pronti gli itinerari in città tra i luoghi del Bononi 

di Gian Pietro Zerbini
Pronti gli itinerari in città tra i luoghi del Bononi 

Una mappa per creare spin-off da collegare alla rassegna di palazzo Diamanti Maisto: evento da sfruttare in chiave turistica. Sassu: un artista da riscoprire

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Carlo Bononi? Secondo Giovanni Sassi, il curatore della prossima mostra di palazzo Diamanti dedicata al grande artista del Seicento, è l’ultimo interprete della feconda officina ferrarese e l’ispiratore del primo barocco. In sintesi: un vero artista e un precursore per il suo tempo con un talento spesso accostato a Caravaggio e Zurbáran, ma che per vari motivi non è conosciuto come loro. La scommessa di questa mostra è proprio quella di fare un passo avanti nella ricerca della storia dell’arte ferrarese, dando pieno merito ad un interprete che si è distinto in un secolo un po’ oscuro, terminata l’epopea rinascimentale estense e ancora molto lontana dallo splendore boldiniano del primo Novecento.
«Il nostro obiettivo - ha dichiarato il vicesindaco Massimo Maisto, che ha la delega alla cultura e al turismo - è quello di creare dei percorsi artistici, culturali e turistici da collegare alla mostra in programma in autunno a Palazzo Diamanti, sfruttando anche le varie opere dislocate di Bononi in vari luoghi della città. Una sorta di spin off della mostra».
È i luoghi bononiani in città sono molteplici. «Anche perché - spiega Giovanni Sassu - vanno collegati ai luoghi simbolo dei Seicento ferrarese. Come non iniziare da Palazzo Diamanti in Pinacoteca dove sono custodite opere significative come le nozze di Cana. Anche la Cattedrale può essere inserita a buon diritto tra i percorsi di Carlo Bononi, non solo perché vi ha lavorato, ma anche perché all’interno ci sono opere di suoi grandi contemporanei come il Guercino». Sassu cita anche la basilica di San Francesco, attualmente agibile dal transetto laterale nella quale sono custodite opere dello stesso Bononi e di alcuni suoi allievi. Palazzo Bonacossi è un’altra perla delle opere bononiane dove sono custodite le tele che venivano conservata nell’inagibile chiesa della Madonnina e tutta una serie di capolavori del Seicento ferrarese. Un vero campionario espositivo lo si trova poi a Santa Maria in Vado, non solo per il catino absidale, ma per una serie di opere decorative che si trovano nella basilica, tra cui il dipinto dell’Incoronazione della Vergine che sarà sottoposto in questi mesi ad un innovativo lavoro di restauro. Non va dimentica nemmeno la chiesa monastero di Sant’Antonio in Polesine, quella dove dove compare un paliotto attribuito al Bononi. Il percorso prosegue fuori le mura con la basilica di San Giorgio. Si segnala anche a Voghiera il catino absidale sempre di Bononi. «C’è tanto da vedere - conclude Sassu - e in sostanza questi luoghi della Ferrara del Bononi sono stati inseriti in un percorso per i turisti e gli appassionati d’arte, che vogliono approfondire il tema dell’autore e dell’arte ferrarese».

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