Poligono della morte, il sindaco Minarelli accusato di omessi controlli
L'inchiesta verso la chiusura: convocato in procura per essere interrogato assieme al titolare della struttura, Fabio Ghesini. Lui stesso ha reso pubblico l’atto ricevuto: risponderò ai pm. Nell'incendio del gennaio 2016 morirono tre persone e altre tre rimasero ferite
PORTOMAGGIORE- Chiude l’inchiesta sulla tragedia del Poligono di Portomaggiore (tre morti e tre feriti) e chiude con fragore: il sindaco di Portomaggiore, Nicola Minarelli ha ricevuto infatti un invito a rendere interrogatorio in procura che vale come avviso di garanzia perchè accusato, di fatto, «di aver consentito e non controllato l’apertura del poligono che non aveva autorizzazioni, nel quale scoppiò un incendio il 10 gennaio 2016, causando la morte di tre persone e il ferimento di altri tre tiratori che si trovavano all’interno», come spiegava il suo legale, Fabio Anselmo.
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E’ stato lo stesso Minarelli a renderlo noto ieri pomeriggio (martedì 9 maggio) con un comunicato, spiegando di «non poter aggiungere nulla di più rispetto a quanto scritto nella nota anche perché devo ancora essere ascoltato dagli inquirenti». Non si sbilancia ma ha la voce provata Minarelli. E scrive nella nota diramata dal suo legale Fabio Anselmo: «La mia etica politica mi impone di informare i cittadini del fatto che sono stato convocato per un interrogatorio in Procura a Ferrara per quanto successo nel Poligono della mia città».
E aggiunge: «Colgo ancora una volta l’occasione per esprimere il mio grande dolore e solidarietà alle vittime e alle loro famiglie per l’immane tragedia che le ha colpite. Per quanto mi riguarda rimango assolutamente sereno perché non mi ritengo in alcun modo responsabile di quanto accaduto e pertanto andrò dal magistrato per rispondere a tutte le sue domande e dico subito a tutti che non mi avvarrò della facoltà di non rispondere». L’interrogatorio come indagato per Minarelli è stato fissato in settimana ma slitterà per motivi tecnici (impegni pregressi del legale).
Anche l’interrogatorio di questa settimana dell’altro indagato Fabio Ghesini, titolare del Poligono, cui è stato notificato lo stesso atto, verrà rinviato: la procura gli contesta i fatti del 10 gennaio 2016 e le cause dell’incendio nel Poligono, che si traducono in una serie di reati (elencati nell’atto: 113, 423, 449 e 589) «per aver aperto e gestito il poligono privo di licenza in locali non conformi alle norme su uso di materiali esplodenti e attività di sparo in sicurezza, idoneità alla struttura, norme antincendio, e su sicurezza sul lavoro, emissioni di rumore, smaltimento di rifiuti e fumo». In questo modo, secondo la costruzione dell’accusa, «avendo usato materiali di costruzione e sistemi di pulizia non adeguati all’attività, causò l’incendio che ha portato alla morte delle tre persone e al ferimento di altre tre all’interno del poligono».
Dunque, niente era autorizzato. Ma è possibile che nessuno si sia mai accorto del cantiere aperto in un capannone in pieno centro a Portomaggiore? Con l’atto notificato nei giorni scorsi a Ghesini e al sindaco Minarelli, la verifica dei magistrati punta proprio a capire come sia stato possibile arrivare a questa tragedia. I legali ora stanno valutando i titoli di reato: tra questi l’articolo 113 che parla di concorso colposo: concorso in reato - per colpa e non per dolo - che viene assegnato a chi lo compie e a chi ad esempio omette controlli o verifiche. Il caso di Minarelli? Interpellato in merito, il legale di Minarelli si è limitato a spiegare che a Minarelli vengono contestati omissioni nei controlli.
Ma se le norme italiane non impongono controlli nè obblighi da parte di enti pubblici, perchè Minarelli è indagato? La procura vuole valutare un eventuale profilo penale in questo vuoto normativo, un buco nero di leggi e leggine, nessuna delle quali obbliga di fatto un ente pubblico ad autorizzare e controllare la costruzione e la gestione di un poligono nel centro di una città.
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