Processo all'Ursa:«La trave crollò per vizi di progettazione»
In tribunale la tragedia di Tarik Nouach, l’operaio morto la notte del terremoto del 2012: in aula le accuse del perito della procura, le difese : "il procesos si sta svuotanto". La parte civile: "conferma delle nostre ipotesi, la trave H5 causa della tragedia"
STELLATA. La trave H5, che ha ceduto facendo poi crollare il tetto del capannone dell’azienda Ursa la mattina del terremoto del 20 maggio di 5 anni fa, aveva vizi di progettazione, non era adeguata, per il perito della procura, Claudio Comastri, che all'udienza del 9 maggio ha illustrato al processo in corso, al giudice Sandra Lepore, le conclusioni della sua perizia.
Aggiungendo che la trave non era armata adeguatamente nel punto di appoggio con il pilastro, e anche che se lo fosse stata in modo più rilevante, il crollo poteva essere ritardato ma non evitato e comunque avrebbe permesso - in ipotesi- più margini di fuga: la tragedia di Tarik Nouach, il giovane operaio morto sotto il capannone Ursa è tutta qui.
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E il processo in corso dovrà valutare attentamente le responsabilità per quella trave, che ancora oggi non appaiono del tutto chiare. Anche perché inchiesta facendo, il processo ha visto le archiviazioni di altre figure (direttore dei lavori e progettisti della trave H5) e non ha mai valutato corresponsabilità - contrariamente a quanto accade per gli altri due processi sulle tragedie del terremoto a Ferrara (Tecopress e Ceramiche S.Agostino) - dei titolari delle aziende per carenze di norme di sicurezza.
A processo da tempo sono rimasti solo due imputati, il progettista del capannone, Pierantonio Cedrini, accusato dalla procura di avere scelto questa trave ritenuta non a norma per questa costruzione e il collaudatore, Mauro Monti, che avrebbe dovuto accorgersi di questo. Ipotesi d’accusa che cozzano però contro l’evolversi del processo, tanto che il difensore di Monti, l’avvocato Lorenzo Valgimigli, parla senza nessun dubbio di «processo che si sta svuotando», mentre il legale di parte civile, Claudia Tassinari (per la famiglia dell’operaio morto) ricorda che «avevamo sottolineato noi stessi l’importanza della trave H5, chiedendo e ottenendo un supplemento di perizia del consulente d’accusa». Come dire, ora le criticità della trave H5 al centro del processo si stanno confermando. Ma debbono essere associate appieno alle responsabilità del ruoli.
Alla prossima udienza del 17 luglio, i consulenti tecnici delle difese e della parte civile si confronteranno con i periti della procura (oltre Comastri anche Alessandra Aprile), che ieri era rappresentata dal pm Ciro Savino dopo che inchiesta e processo hanno visto avvicendarsi prima il pm Nicola Proto e poi la pm Patrizia Castaldini. (d.p.)
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