Uccise il compagno con una mannaia, condannato
L’omicidio un anno fa a Pinarella: il 22enne aggredì lo chef originario di Migliaro: al processo pena ridotta per abbreviato e attenuanti generiche
MIGLIARO. Antonio Colopi, il 22enne di origini leccesi che nell'aprile del 2016 uccise a Pinarella di Cervia (Ra) a colpi di mannaia lo chef Ugo Tani di Migliaro, è stato condannato ieri con rito abbreviato dal giudice Rossella Materia a 14 anni di carcere; il sostituto procuratore Stefano Stargiotti aveva invece chiesto una pena a 16 anni.
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L'imputato, assistito dall'avvocato Monica Cappellini di Rimini, ha potuto fruire dello sconto di pena connesso al rito, che era legato alla perizia psichiatrica chiesta e disposta per stabilire se fosse o meno capace di intendere e volere al momento dell'omicidio del convivente, avvenuto nella cucina della casa dove si erano trasferiti a vivere da poco. Per la difesa, infatti, il giovane avrebbe sofferto di un grave disturbo della personalità antisociale, per il quale era in cura e che potrebbe aver influito sul suo comportamento.
Ma per il consulente tecnico del tribunale, lo psichiatra milanese esperto di psicopatologia forense Ambrogio Pennati, il carattere impulsivo e gli atteggiamenti ai limiti della psicopatia del giovane, non ne avrebbero fatto venire meno le capacità cognitive e di autocontrollo. Colopi era dunque lucido e padrone della situazione quando aggredì il compagno, al quale era legato sentimentalmente da un anno e mezzo.
Stando all’autopsia, il 56enne morì dissanguato a causa di un solo colpo di mannaia che gli venne inferto nella base posteriore del collo.
Fu quello il tragico epilogo di una delle tante liti che stavano contrassegnando la tormentata storia vissuta dallo chef originario di Migliaro e da quel giovane aiuto cuoco. Alti e bassi che avevano contraddistinto il loro rapporto, in cui oltre alla differenza di età avevano influito anche caratteri diversi. In passato Tani aveva provato a trovare un lavoro al ragazzo nell’hotel in cui lavorava, ma anche in quell’occasione si era rivelato inaffidabile. Colopi - che aveva nel suo passato alcune denunce per furto e resistenza a pubblico ufficiale - passava spesso le sue notti fuori.
Proprio per questo motivo tra i due era sorta una discussione la sera prima della tragedia, lite accesa (avvertita dai vicini) continuata la mattina seguente fino a quando Tani venne colpito mortalmente. A quel punto Colopi aveva preso le chiavi della sua Peugeot e si era allontanato da Cervia in auto, viaggiando senza una meta verso sud. Ma arrivato all’altezza di Lanciano, in Abruzzo, aveva deciso di costituirsi. Poi la confessione ai carabinieri: «Sono stato aggredito, ho cercato solo di difendermi». Una versione, però, in parte smentita dall’autopsia.
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