Chiude l’inchiesta sulle visite mediche di agenti del carcere
Nove poliziotti indagati e un medico per certificati irregolari Terminati gli interrogatori, il pm decide sul rinvio a giudizio
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Gli interrogatori sono finiti, i dieci indagati hanno dato la propria versione sui fatti - contro le accuse di truffa allo Stato e concorso in falso per essersi assentati dal lavoro producendo certificati medici che l’accusa ritiene non veritieri - e adesso la procura dovrà valutare le loro posizioni. L’inchiesta che vede indagati 9 agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Ferrara e un medico dell’istituto (oggi in pensione) giunge ormai al termine dopo la verifica operata nelle settimane scorse dagli inquirenti, il pm Tittaferrante e la polizia giudiziaria dei carabinieri . Da quanto è emerso, l’attenzione della procura si era concentrata solo sui 10 indagati, perché erano stati isolati riscontri su di loro, nonostante fossero quasi un centinaio le posizioni riconducibili a identici possibili profili di reato. Poiché come si ricorda il fatto si colloca in un periodo temporale ben conosciuto, tra il marzo e aprile 2016, quando dopo proteste sindacali, Sappe e Osap in una conferenza stampa divulgano all’esterno del carcere di Ferrara la frattura tra personale e direzione, meglio, l’ex comandante della penitenziaria, Lisa Brianese (oggi non più in servizio a Ferrara).
Lo “scontro” aveva portato un centinaio di agenti a chiedere il trasferimento dall’Arginone per «incompatibilità». E in quel periodo si registrarono tra una sessantina di agenti, molte assenze, che portarono la direzione a chiederne con urgenza la sostituzione per sopperire alle esigenze di servizio. Tra tutte queste assenze, gli inquirenti hanno isolato riscontri solo sulla posizione dei 10 indagati, tutti gli altri no. Dunque, l’inchiesta che si temeva potesse allargarsi, si fermerà qui: tra i 10, la procura dovrà valutare chi archiviare e chi portare a giudizio, mentre la difesa gli indagati ribadisce quanto già riferito: «Abbiamo risposto a tutte le domande degli inquirenti - spiegava ieri il legale Devis Lovison - A nostro avviso non sono emerse contraddizioni, ora attendiamo gli atti di fine indagine. Abbiamo dato agli inquirenti la ricostruzione dei fatti secondo la nostra versione e siamo fiduciosi di quello che deciderà la magistratura poiché siamo sempre stati rispettosi del lavoro degli inquirenti sottolineando che tra i miei assistiti vi sono agenti che mai avevano marcato visita o che in 5/10 anni di servizio l’hanno fatto poche volte». (d.p.)
Lo “scontro” aveva portato un centinaio di agenti a chiedere il trasferimento dall’Arginone per «incompatibilità». E in quel periodo si registrarono tra una sessantina di agenti, molte assenze, che portarono la direzione a chiederne con urgenza la sostituzione per sopperire alle esigenze di servizio. Tra tutte queste assenze, gli inquirenti hanno isolato riscontri solo sulla posizione dei 10 indagati, tutti gli altri no. Dunque, l’inchiesta che si temeva potesse allargarsi, si fermerà qui: tra i 10, la procura dovrà valutare chi archiviare e chi portare a giudizio, mentre la difesa gli indagati ribadisce quanto già riferito: «Abbiamo risposto a tutte le domande degli inquirenti - spiegava ieri il legale Devis Lovison - A nostro avviso non sono emerse contraddizioni, ora attendiamo gli atti di fine indagine. Abbiamo dato agli inquirenti la ricostruzione dei fatti secondo la nostra versione e siamo fiduciosi di quello che deciderà la magistratura poiché siamo sempre stati rispettosi del lavoro degli inquirenti sottolineando che tra i miei assistiti vi sono agenti che mai avevano marcato visita o che in 5/10 anni di servizio l’hanno fatto poche volte». (d.p.)
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