In aula la “famiglia droga e furti” E ci sono due imputati in più
Chili di fumo da Napoli a Ferrara: la procura chiede il processo per sette persone, udienza il 26 maggio I carabinieri sventarono rapina con sequestro, poteva essere la fotocopia dell’assalto-omicidio Tartari
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Il più giovane di tutti, calciatore della Tresigallese, Emanuele Lomasto, faceva i sopralluoghi per rapine e furti, facendo finta di far jogging. Passava davanti le case puntate dalla banda, composta dal padre Giuseppe - in odore di camorra- e del fratello Francesco e poi dava indicazioni. Stesse indicazioni che venivano date da una badante, una donna ucraina, Halyna Yaichnyk, di 45 anni che abita in città e che forniva oltre a indicazioni anche le chiavi della case da derubare, almeno lo avrebbe fatto una volta. Ma non di soli furti e rapine campava la banda familiare dei Lomasto, che vedeva tra le sue fila anche Maurizio Morra: gli interessi erano soprattutto la droga, tanta, tantissima, che veniva “importata” da Napoli: era Francesco Lomasto a portarla su e poi veniva piazzata tra il Copparese a Tresigallo e Ferrara città, dove avevano punti di riferimento, spacciatori che adesso si trovano imputati, Raffaele d’Addio e il ferrarese Massimiliano Baldo.
E così, oltre le cinque persone che vennero arrestate nei mesi scorsi nell’operazione dei carabinieri (e ad onor di cronaca anche un altro imputato Manuel Vacchi, che è già stata giudicato separatamente), ora vi sono altri due imputati che dovranno rispondere dei reati che procura e i carabinieri di Ferrara, Copparo e Tresigallo hanno cucito loro addosso, dopo indagini durate mesi. Per le sette persone è stato chiesto il rinvio a giudizio dal pm Tittaferrante che verrà discusso il prossimo 26 maggio davanti al gip Monica Bighetti che dovrà valutare con attenzione i fatti: un lungo elenco di reati che parte da fatti di droga per oltre due chili e finisce in furti (un caso, una razzia in una casa in via Fondo Banchetto) e poi anche rapina e sequestro ad un commerciante del Copparese, fatto questo che non è stato possibile contestare nei capi di imputazione perchè procura e carabinieri per tutelare sicurezza e vita della vittime, intervennero prima che venisse compiuta la rapina con sequestro. Un fatto che va raccontato nei dettagli: grazie alle informazioni che dava la badante e che il figlio-runner assumeva, la banda progettava di sequestrare, picchiare e rapinare il commerciante copparese. Era dunque una sorta di fotocopia di assalto in villa, come accaduto poi per l’omicidio di Pierluigi Tartari. I carabinieri riuscirono a sventare tutto prima che accadesse, fecero scattare il blitz e alla fine non è stato possibile contestare - penalmente, per la procura - il fatto perchè non accaduto: ma resta la assoluta pericolosità di questa banda.
Del boss, Giuseppe Lomasto e del figlio Francesco, detenuti in carcere, il primo a Ferrara, l’altro a Napoli come Maurizio Morra. Del figlio-calciatore, Emanuele, ancora ai domiciliari, mentre gli altri i due spacciatori (D’Addio e Baldo) non hanno nessun obbligo, così la badante, che ha il ruolo più marginale nella banda (almeno secondo le imputazioni) e potrà difendersi e spiegare al giudice la sua posizione. (d.p.)
E così, oltre le cinque persone che vennero arrestate nei mesi scorsi nell’operazione dei carabinieri (e ad onor di cronaca anche un altro imputato Manuel Vacchi, che è già stata giudicato separatamente), ora vi sono altri due imputati che dovranno rispondere dei reati che procura e i carabinieri di Ferrara, Copparo e Tresigallo hanno cucito loro addosso, dopo indagini durate mesi. Per le sette persone è stato chiesto il rinvio a giudizio dal pm Tittaferrante che verrà discusso il prossimo 26 maggio davanti al gip Monica Bighetti che dovrà valutare con attenzione i fatti: un lungo elenco di reati che parte da fatti di droga per oltre due chili e finisce in furti (un caso, una razzia in una casa in via Fondo Banchetto) e poi anche rapina e sequestro ad un commerciante del Copparese, fatto questo che non è stato possibile contestare nei capi di imputazione perchè procura e carabinieri per tutelare sicurezza e vita della vittime, intervennero prima che venisse compiuta la rapina con sequestro. Un fatto che va raccontato nei dettagli: grazie alle informazioni che dava la badante e che il figlio-runner assumeva, la banda progettava di sequestrare, picchiare e rapinare il commerciante copparese. Era dunque una sorta di fotocopia di assalto in villa, come accaduto poi per l’omicidio di Pierluigi Tartari. I carabinieri riuscirono a sventare tutto prima che accadesse, fecero scattare il blitz e alla fine non è stato possibile contestare - penalmente, per la procura - il fatto perchè non accaduto: ma resta la assoluta pericolosità di questa banda.
Del boss, Giuseppe Lomasto e del figlio Francesco, detenuti in carcere, il primo a Ferrara, l’altro a Napoli come Maurizio Morra. Del figlio-calciatore, Emanuele, ancora ai domiciliari, mentre gli altri i due spacciatori (D’Addio e Baldo) non hanno nessun obbligo, così la badante, che ha il ruolo più marginale nella banda (almeno secondo le imputazioni) e potrà difendersi e spiegare al giudice la sua posizione. (d.p.)
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