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«Venite, Igor è sul treno», ma è un sosia 

«Venite, Igor è sul treno», ma è un sosia 

Lo cercano qui, spunta a Modena su una carrozza: scatta il blitz ma era un ladruncolo con una somiglianza incredibile 

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ARGENTA. Lo cercano nell’Argentano da 34 giorni ormai, ma invece Igor/Norbert, il killer in fuga da due omicidi, lo hanno trovano a Modena, su un treno regionale. Peccato fosse un sosia di Norbert Feher/Igor Vaclavic, ma per verificarlo è stato necessario trasformare la stazione ferroviaria di Modena, appunto, nella zona rossa argentana: con reparti speciali, agenti in borghese, agenti in divisa, fuori e dentro, perimetro circoscritto, chiuse le vie d’uscita ad ogni lato e , fattore più importante, senza creare panico tra i tanti passeggeri in transito o che attendevano il proprio treno.
La segnalazione sul Regionale
L’obiettivo della task force era catturare l’ incubo delle forze dell’ordine ferraresi e bolognesi, che da 34 giorni tiene in scacco i migliori ed esperti segugi. Igor il russo, o meglio il serbo Norbert Feher, l’assassino implacabile e sinora inarrestabile, era stato segnalato su un treno regionale che avrebbe fatto sosta a Modena per poi proseguire, stazione dopo stazione, sino alla riviera adriatica. Questa era la segnalazione giunta l’altra mattina alla polizia ferroviaria di Modena, tramite una telefonata corredata anche da un messaggio con tanto di fotografia del “passeggero” sul quel treno.
A bordo del regionale infatti qualcuno ne era più che sicuro tantoché, senza essere visto, ha fatto una foto col cellulare che ha poi girato o al controllore o al capotreno.
La foto di Igor col cellulare
Nel vagone di questo passeggero da subito atterrito ma con grande spirito collaborativo, era seduto il tenutissimo Igor, non c’era alcun dubbio. L’allarme dunque viene dato al controllore e da questi al capotreno il quale, ormai in prossimità della stazione di Modena, avverte i poliziotti della polizia ferroviaria. Dalla foto inviata chiunque, assicurano le forze dell’ordine, ci avrebbe potuto scommettere sull’identità dell’uomo ritratto: una somiglianza incredibile, uguale a quel viso, quell’immagine che ormai è conosciuta in ogni angolo d’Italia, battuta quotidianamente da media e social. Non c’era tempo da perdere, il treno stava arrivando e bisognava organizzare un blitz.
Blitz con uomini antiterrorismo
E così è stato. La Polfer ha dato l’allarme e in piazza Dante sono confluiti in primis gli uomini dell’anti-terrorismo, il corpo speciale di agenti bardati, protetti e molto armati. Ma non solo, come detto bisognava cercare, in qualche modo, di isolare la zona d’azione senza creare panico, senza dare nell’occhio. Quindi appostamenti, agenti in borghese, uscite controllate. Poi ecco che il treno arriva e fa sosta. Gli agenti salgono sul treno: è una specie di irruzione silenziosa ma che deve svolgersi nel minor tempo possibile per essere efficace. Arrivano al vagone, entrano in azione e bloccano Igor. Niente spari, niente inseguimenti, niente sangue, ma anche... niente Igor. Quell’uomo che stava guardando fuori dal finestrino del suo vagone e che si è trovato attorniato da un manipolo di agenti non era Igor il russo, piuttosto un... “Mario” il romano. Si trattava infatti di un italiano, sulla quarantina, nativo di Roma. Viaggiava solo, era salito sul regionale in una stazione precedente a quella modenese e aveva un biglietto di sola andata per una cittadina della riviera romagnola.
Due gocce d’acqua, i due Igor
Anche “dal vivo” e da vicino la somiglianza col super ricercato è davvero impressionante. Non solo per la fisionomia, ma anche per il look, in perfetta “sintonia” che quello di una persona che sta scappando, che sta sopravvivendo nutrendosi e dormendo in luoghi impossibili: il romano infatti era alquanto trasandato, con abiti piuttosto logori, la barba incolta e quant’altro. Ad un rapido controllo delle forze dell’ordine, il finto Igor è risultato avere alcuni precedenti penali per reati contro il patrimonio.
Ben altro calibro rispetto a Norbert Feher, che ancora non si trova, non si riesce a trovare: e alla domanda se Igor/Nobert possa essere ancora qui, nelle valli argentane, c’è chi oggi risponde «Speriamo sia così». Per non vanificare tutti gli sforzi in atto.

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