Giro trionfale per le vie della città Adrenalina pura
Il raduno al “Mazza”, il giro trionfale per le vie della città E quando arriva la squadra l’entusiasmo giunge alle stelle
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Prima il raduno nel loro tempio, lo stadio Paolo Mazza; poi, più tardi, verso le 21,45, l’arrivo in un altro tempio, anche questo laico: Piazza Trento Trieste, la piazza che ieri sera si è riempita incredibilmente per rendere il dovuto, esaltante omaggio ai campioni che, da sabato scorso, sono in serie A. Con la Spal. Mezzo secolo, si può dire mezzo secolo, visto che Ferrara aspettava da 49 anni questo ritorno. Con la loro meticolosità, la loro riservatezza e le loro poche chiacchiere, i Colombarini hanno preso per mano questa società e l’hanno portata in serie A. Nell’olimpo del calcio. Mica storie. C’è da non crederci. Ieri sera non c’era persona, ferrarese o no, che non abbia sentito un groppo alla gola quando uno ad uno lo speaker ha presentato sul palco i giocatori della Spal medagliati idealmente e con la serie A già tatuata sulla pelle. Chi resterà? Chi sarà venduto? si chiedeva qualcuno. Non è questa, non era quella di ieri la serata per parlare di queste cose.
Questa, quella di ieri, era la serata del vino e delle rose, e andava vissuta tutta di un fiato, come un calice che inebria. Il giro per la città a bordo del pullman scoperto effettuato dai giocatori ha rappresentato l’apoteosi ed anche nel contempo la giusta festa per chi con tanti sacrifici, giocatori, società, tecnico e tifosi, tutti insomma, ha saputo condurre in porto questo successo che, a pensarci bene, assomiglia ad un mezzo miracolo. Un miracolo figlio della perseveranza e di quella parte buona dell’essere ferrarese che è un po’ l’orgoglio di tutti noi. Così come ha fatto Francesco Colombarini, il patron. Ottenendo la stima di tutti. Senza proclami. (m.puli.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questa, quella di ieri, era la serata del vino e delle rose, e andava vissuta tutta di un fiato, come un calice che inebria. Il giro per la città a bordo del pullman scoperto effettuato dai giocatori ha rappresentato l’apoteosi ed anche nel contempo la giusta festa per chi con tanti sacrifici, giocatori, società, tecnico e tifosi, tutti insomma, ha saputo condurre in porto questo successo che, a pensarci bene, assomiglia ad un mezzo miracolo. Un miracolo figlio della perseveranza e di quella parte buona dell’essere ferrarese che è un po’ l’orgoglio di tutti noi. Così come ha fatto Francesco Colombarini, il patron. Ottenendo la stima di tutti. Senza proclami. (m.puli.)
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