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«Portaci in Europa»: la festa della Spal non finisce più

Stefano Ciervo
«Portaci in Europa»: la festa della Spal non finisce più

Settemila tifosi in piazza a omaggiare ieri sera i protagonisti della promozione Giani, Antenucci, Mora e Floccari top dell’applausometro. Il coro per Verri

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FERRARA. «Portaci in Europa» è il coro che i tifosi assiepati sotto il palco di piazza Trento Trieste intonano appena finisce il saluto di Simone Colombarini, il patron che assieme al padre Francesco ha portato la Spal in due anni dalla Lega Pro alla serie A.

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«Mi sembra un po’ prematuro, forse con un buon treno» è la scherzosa risposta del patron che poi sarà rafforzata dal presidente Walter Mattioli, ma è il segno che l’incredibile promozione nella massima serie, ottenuta dalla Spal con... la sconfitta di sabato a Terni, non ha riempito le pance vuote da troppo tempo dei tifosi spallini.

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La voglia di proibito è ai massimi, niente sembra impossibile attorno a quel palco sono si sono accalcati 6-7.000 ferraresi vestiti di biancazzurro. Sono le 21.50 e finalmente i conduttori della serata di festa, Enrico Menegatti e Andrea Poltronieri, possono lasciare il palco ai protagonisti della cavalcata spallina. Simone e Francesco sono carichi ed emozionati, ma non dimenticano il tifoso Pietro Verri, «non mollare» guida addirittura il coro il più giovane dei Colombarini. Poi la dinasty lascia spazio ai giocatori, che provano a rispondere alle chiamate dei conduttori («hanno fatto molto festa, sono in condizioni...») e ci riescono tutti, magari un po’ al ralenty e in pratica senza emettere parole che non siano «sogno» e «grazie».

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Parziale eccezione da parte di capitan Giani («determinante l’unione tra squadra, società e città: godiamoci questo traguardo»), mentre l’ex bolognese Floccari salta al coro «chi non salta bolognese è», Antenucci ruggisce guidando i cori e il timidissimo re dei selfie, Luca Mora, lascia «parlare la piazza». Vincono loro l’applausometro, con segnalazioni particolari per Zigoni, Schiavon e Lazzari, quelli cioè che sono lì sopra per la seconda volta nel giro di dodici mesi, visto che c’erano già l’anno scorso, nel salto della Lega Pro alla B. Schiattarella e Gasparetto portano sul palco i figli, tutti gli altri la loro gioia non più trattenuta.

Le star della serata sono però due, tenute per la fine e inframezzate dalle ovazioni per il ds Davide Vagnati e Federica Lodi, di Sky, e dagli inviti dal palco di non accendere fumogeni, che non hanno effetti duraturi. Mister Leonardo Semplici, l’allenatore che a Ferrara sa solo vincere, da due anni e mezzo a questa parte, viene accolto con luci da discoteca e scenografie, e alle 22.33 s’impadronisce della piazza: «Complimenti a tutti voi che siete stati determinanti per il risultato che abbiamo raggiunto, siamo in cima al mondo». Alè la Spal alè, è il coro che lo accompagna verso l’ennesimo abbraccio ai suoi ragazzi. L’altra star è lo stesso Mattioli, che si tiene per ultimo con il suo slang italo-ferrarese, buttando lì frammenti di ricette della vittoria («il segreto? Tanto lavoro») e qualche riferimento ai temi caldi dei prossimi mesi: «È ora di sistemare il nostro stadio, non si può più continuare a lasciare fuori la nostra gente». Tra parentesi, la prevendita per l’ultima gara con il Bari, che si disputa giovedì sera, si aprirà non oggi ma domani, «sarà una festa vera, come quelle che si vedono in tv per le coppe». Intanto sono passati sul palco i membri dello staff tecnico, i sanitari, tutti i membri della «famiglia biancazzurra allargata» di cui parlano i Colombarini.

La festa biancazzurra è cominciata alle 20.30, quando Poltronieri ha aperto il microfono dedicando la prima canzone («per quelli...» sulle note della Nannini) a «tutti quelli che l’hanno vista in serie D e si sono fatti le trasferte di Trapani» ecc. Poi l’affondo su quello che rischia di essere il tormentone del post-promozione: lo stadio. «Vabbè gli acquisti, ma la prima cosa è lo stadio - ha detto il conduttore - Non ci stiamo più, serve lo stadio nuovo». E via, assieme alla cantante Valentina Piccinini, con un brano costruito da qualche giorno sulle note di Occidentali’s Karma, con frasi che suonano tipo «in questo stadio del neolitico, eccoci qui in coda delle 6 e non si entra neanche stavolta... ci vuole lo stadio nuovo, sennò andiamo a Sassuolo/Bologna». Non mancano gli improperi per «quel “cavolo” di guardalinee con la Pro Vercelli, ma cosa ha visto?», e l’immancabile coro «gioco all’Olimpico».

Ma non tutti i tifosi del nocciolo duro seguono il “corista” Poltronieri, e la dimostrazione c’è quando fa irruzione sul Listone un corteo proveniente dallo stadio e giunto in piazza per conto proprio. Si fermano, questi tifosi che esibiscono striscioni “Per chi non può entrare”, prima di metà Listone, e prendono a fare il controcanto a quanto succede sul palco. Vengono accesi fumogeni, si passano in rassegna i gol della grande cavalcata e, tra un malore (a fine serata se ne conteranno tre) e «un applauso ai campanari che stanno facendo un omaggio alla Spal», la situazione torna sotto controllo del palco. Finché non ci pensano loro, gli eroi di questa nuova serie A, a mettere tutti d’accordo.

La festa dura fino a dopo le 23, non prima di aver dedicato un altro coro d’incoraggiamento a Pietro Verri, poi il palco si svuota e i tifosi che hanno ancora voglia di festa si disperdono nelle vie del centro, a lanciare qua e là i loro cori ed accendere gli ultimi fumogeni. Forze dell’ordine presenti con grande discrezione, ma non c’era bisogno d’altro: ieri notte il sogno realizzato della A bastava a contenere tutti gli umori di una piazza in estasi.

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