Appalti sui profughi a Camelot dal Comune, inchiesta archiviata
L'indagine sui servizi d'accoglienza durata due anni si è conclusa con la decisione del giudice Tassoni che ha accolto la richiesta di archiviare gli indagati: nessun abuso d'ufficio dalla dirigente Lucia Bergamini, ex Asp Maurizio Pesci,ed ex dirigente Roberto Cassoli. Il sindaco: "Soddisfatto e piena fiducia alla nostra dirigente"
FERRARA- Il gip Piera Tassoni ha archiviato l’inchiesta aperta due anni fa sugli appalti affidati alla Coop Camelot da parte del Comune di Ferrara e Asp. La decisione del giudice arriva dopo la richiesta depositata da un mese dalla procura (pm Stefano Longhi) che aveva ravvisato, comunque, non vi fossero rilievi di natura penale legati all’ipotesi di reato di abuso d’ufficio.
L’archiviazione è stata decisa per gli indagati dell’inchiesta che verteva sugli appalti affidati a Camelot per la gestione dell’emergenza migranti: si tratta del dirigente comunale Lucia Bergamini e dell’ex direttore Asp (azienda servizi alla persona) Maurizio Pesci. Mentre si apprende dagli atti dell’archiviazione che vi era anche un altro indagato Roberto Cassoli, ex dirigente comunale e che firmò gli affidamenti nel lontano 2009, per i quali è stata decisa la prescrizione. Soddisfatti i legali degli indagati, soprattutto Gianluigi Pieraccini che spiega: «Il reato di abuso di ufficio è talmente poco definito che è difficile difendersi quando si è incolpati di averlo commesso, lo abbiamo fatto ed ora sia la dottoressa Bergamini che io siamo molto soddisfatti per il risultato ottenuto».
Anche lo stesso sindaco Tiziano Tagliani, ha spiegato in una breve nota della sua portavoce di «esprimere la propria soddisfazione per l’ archiviazione del procedimento iscritto nei confronti della dirigente comunale Lucia Bergamini, dell’ex dirigente comunale Roberto Cassoli e dell’ex direttore Asp Maurizio Pesci. «Nel confermare la mia stima verso le persone coinvolte – prosegue il sindaco - rinnovo in particolare piena fiducia e solidarietà alla dirigente Lucia Bergamini, in servizio presso il nostro Comune, del cui operato non ho mai nutrito dubbi».
Bergamini e Pesci (assistito dall’avvocato Fabio Anselmo) avevano chiarito in modo preciso l’assoluto rispetto delle procedure, la correttezza nel loro operato e l’evidente caos normativo e interpretativo che fa da sfondo. Ad entrambi veniva contestato il reato di abuso d'ufficio per violazioni del codice degli appalti, poichè secondo l’ipotesi d'accusa avrebbero dovuto optare per un "cottimo fiduciario" (una sorta di bando di gara pubblica aperta) e non decidere di affidare direttamente alla Coop Camelot i servizi di assistenza e accoglienza migranti, per diversi anni, per svariati milioni.
Una indagine, occorre ricordare, che aveva avuto sviluppi penali con l’inchiesta aperta nell’estate 2015, di iniziativa dalla procura sulla base, anche e soprattutto, di segnalazioni dell’Anac, l’Autority anticorruzione presieduta dall’ex magistrato Raffaele Cantone) che poi nei mesi scorsi era arrivata ad "assolvere" il Comune per le procedure adottate nell’affidamento diretto a Camelot.
L’intera vicenda, infatti ruotava attorno al fatto che alla coop Camelot negli anni passati erano stati affidati pressochè tutti gli appalti per i progetti Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Le prime critiche di Cantone risalivano al giugno 2015 quando con una presa di posizione formale Anac aveva censurato la procedura con cui il Comune di Ferrara aveva affidato la gestione dei servizi, direttamente, a Camelot senza attivare «un confronto concorrenziale». In realtà, poi la stessa Anac, nel novembre del 2016, aveva rivisto l’intera questione, dopo aver preso atto delle giustificazioni e osservazioni del Comune di Ferrara, riconoscendo che, comunque, la scelta dell'affidamento diretto non era da censurare per tutta una serie di ragioni tecniche.
Nel fascicolo della stessa inchiesta erano stati valutati anche profili di un ipotetico conflitto di interessi tra pubblico e privato, sostenuto da alcuni politici ferraresi nel corso dell'indagine su Camelot, paventando - solo sui giornali, senza dare mai spiegazioni agli inquirenti - interessi privati tra Camelot e il Comune. Dichiarazioni che avevano innescato raffiche di querele tra le parti (ancora in corso, da quanto si apprende) e uno su tutti - non il solo - il caso, dell'estate 2015, che vedeva il capogruppo leghista Alan Fabbri querelato dal vicesindaco Massimo Maisto e l'assessore Simone Merli. La procura nella pre-chiusura dell'inchiesta sul caso Camelot ha selezionato tutto questo e ha valutato e deciso che non vi era il minimo riscontro degli ipotizzati conflitti di interessi tra il pubblico e i privati.
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