Ateneo a segno con i bomber di tech e design
di GIOELE CACCIA
Unife partner del distretto dei motori Ma sulla dispersione incombono i playout
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La promozione della Spal è un vanto per l'intera città, con il nome di Ferrara che circola fluido tra il grande pubblico. Un punto d'orgoglio, che può diventare anche termine di paragone. Il calcio è in serie A, ma gli altri ambiti della vita cittadina? La sanità, i trasporti, l'accoglienza turistica, l'economia? Promossi o da bocciare? Quali altre eccellenze offre Ferrara, cosa c'è da migliorare e cosa cambiare? Ne facciamo tema di un'inchiesta a puntate che tasta il polso al territorio, aperta al confronto. Cominciamo oggi dall'università.
di GIOELE CACCIA
Per il calcio ferrarese la rincorsa è stata lunga - quasi mezzo secolo di speranze, delusioni e patemi variamente assortiti - ma l’approdo in serie A, da sabato scorso, è cosa fatta. Sono giorni di festa per la città estense, dove la squadra di casa ha sempre potuto contare su un nucleo ben nutrito e fedele di tifosi ed estimatori.
Storia e cronaca però ammoniscono, come è noto, a non riposare sugli allori e invitano a chiedersi, ad esempio, in quali altri campi Ferrara può vantare o aspirare ad un primato e a capire quanto sia lontana oggi la meta di un’altra promozione o se sia già stata raggiunta.
Questo articolo è la prima messa a fuoco di una panoramica che cerca di evidenziare punti di forza e debolezze della provincia estense in ambiti con i quali deve misurarsi tutti i giorni.
La prima puntata è dedicata all’Università: circa 17mila studenti di cui 4.266 matricole (in crescita), 12 dipartimenti più la nuova super-facoltà di Medicina e lo Iuss, 609 docenti (ricercatori compresi), 545 tra tecnici e amministrativi, proventi operativi per quasi 140 milioni. Da cinque anni sta risalendo la china dopo i danni del terremoto.
«La volata della Spal è un bell’esempio per tutti - commenta Patrizio Bianchi, economista, ex rettore di Unife e assessore regionale all’università - anche per l’ateneo ferrarese, certo. Ma pensare che possa da solo conquistare la serie A è semplicistico, perché bisogna tenere conto di come si sta muovendo il mondo. Posso dire che a Ferrara le eccellenze non mancano. Parto da un esempio: la ricerca nella fluidodinamica, quella condotta nel campo delle vibrazioni e dei rumori (all’interno del Polo tecnologico abbiamo una camera anecoica che è un vanto per la nostra università e richiama aziende di altissimo livello), progettazione, design e stile che sono la materia su cui lavora il Dipartimento di Architettura. Saranno risorse preziosissime da conferire nell’accordo che ha coinvolto Unife e gli altri tre poli universitari dell’Emilia Romagna (Modena-Reggio, Bologna, Parma) per una collaborazione di frontiera con i big dell’industria automobilistica».
I nomi sono da Olimpo del settore: Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Lamborghini, Ducati, Magneti Marelli e altri. Sarà una sorta di università dei motori, «e cioè una grossa opportunità per richiamare anche dall’estero studenti, docenti ed esperti in questa regione, una scelta che Unife ha compiuto guardando al futuro». Perché «non c’è alternativa, se si vuol crescere, al lavoro in team. Nemmeno Bologna può fare da sola», argomenta Bianchi.
Ma c’è anche tutto il versante delle Scienze della vita a spingere Unife: «La ricerca di base nel campo delle neuroscienze, a Ferrara, rappresenta uno degli assi portanti di questo filone di studi - prosegue l’ex rettore - e qui parliamo delle connessioni con discipline come chimica e fisica, nelle quali Ferrara ha sempre ottenuto risultati ragguardevoli. La presenza di competenze e laboratori di altissimo livello deve fare da traino, l’università non si può fermare.
Il discorso vale anche per le Scienze umane e sociali come per Economia che si occupa di risorse fondamentali come acqua, terra e sviluppo. Bisogna puntare sull’internazionalizzazione, un terreno su cui l’ateneo ferrarese si sta muovendo da tempo e sul quale ha deciso di impegnarsi anche il rettore Giorgio Zauli. L’altro grande traguardo, oltre al lavoro di squadra, è attirare studenti da altri Paesi. E la didattica dovrà agevolare le possibili interconnessioni tra discipline e materie». La città-campus,scenario caro a Bianchi, è ancora lontana e proprio i legami dell’università con la città estense forse non sono uno dei suoi punti di forza.
Il limite strutturale di Unife (piccola città, media università) può essere superato, conclude l’ex rettore, in una logica di maggiore globabizzazione e alleanze «da cui non si può più prescindere». Cosa dicono i numeri? Da anni sono sotto osservazione da parte dei principali media e di istituti internazionali che pubblicano classifiche aggiornate mettendo a confronto diversi parametri. Poi c’è il ministero (Miur) che periodicamente effettua una ricognizione sulla qualità della ricerca.
Dall’ultima valutazione condotta dall’Anvur (qualità della ricerca) e pubblicata tre mesi fa Unife è uscita con un giudizio più che soddisfacente: il risultato è che ha incassato un premio di 300mila euro sui traguardi conseguiti tra il 2011 e il 2014. Lo stesso ateneo ha evidenziato che «per il 92.7% degli indicatori il giudizio è stato soddisfacente» e che sono stati «accreditati tutti i corsi di studio ferraresi selezionati per l’esame a campione».
Sulla qualità della ricerca si sono distinti dipartimenti come Giurisprudenza (primo in Italia tra le università pubbliche), Ingegneria e Studi umanistici.
Il Sole 24 Ore ha collocato Unife nell’ultima indagine sulle università italiane al 14° posto su 61 in graduatoria generale, al 4° posto per attrattività, al 7° per le borse di studio e per l’efficacia, al 13° per la ricerca, al 9° per l’alta formazione. In nessuno dei 12 parametri sui quali viene composta la classifica la posizione è più bassa della fascia centrale: a questo livello Unife si colloca per sostenibilità (34° posto), mobilità (29°), dispersione (38°) e fondi esterni (40°).
Il Censis-Repubblica promuove ai primissimi posti in Italia Economia e statistica, Scienze fisiche, Scienze della terra, Ingegneria, Scienze giuridiche e ha valutato tra i corsi di laurea Architettura, Farmacia e Odontoiatria.
Il rettore Zauli ha indicato alcune delle future sfide per l’ateneo nella cerimonia d’apertura dell’anno accademico, a dicembre 2016: ridurre i costi per contratti esterni di docenza e stabilizzare personale interno, reperire fondi adeguati per finanziare i progetti di ristrutturazione post-sisma (servono oltre sessanta milioni), agevolare i percorsi di studio e orientamento degli studenti (la capacità di attrazione è uno dei criteri che condizionano la distribuzione dei fondi pubblici alle università), ridurre il tasso di abbandoni, salvare le scuole di specialità della Facoltà di Medicina rinforzando la “caratura” accademica dei docenti (alcuni passi sono già stati compiuti), reperire risorse presso enti finanziatori esterni.
(1 - segue)
di GIOELE CACCIA
Per il calcio ferrarese la rincorsa è stata lunga - quasi mezzo secolo di speranze, delusioni e patemi variamente assortiti - ma l’approdo in serie A, da sabato scorso, è cosa fatta. Sono giorni di festa per la città estense, dove la squadra di casa ha sempre potuto contare su un nucleo ben nutrito e fedele di tifosi ed estimatori.
Storia e cronaca però ammoniscono, come è noto, a non riposare sugli allori e invitano a chiedersi, ad esempio, in quali altri campi Ferrara può vantare o aspirare ad un primato e a capire quanto sia lontana oggi la meta di un’altra promozione o se sia già stata raggiunta.
Questo articolo è la prima messa a fuoco di una panoramica che cerca di evidenziare punti di forza e debolezze della provincia estense in ambiti con i quali deve misurarsi tutti i giorni.
La prima puntata è dedicata all’Università: circa 17mila studenti di cui 4.266 matricole (in crescita), 12 dipartimenti più la nuova super-facoltà di Medicina e lo Iuss, 609 docenti (ricercatori compresi), 545 tra tecnici e amministrativi, proventi operativi per quasi 140 milioni. Da cinque anni sta risalendo la china dopo i danni del terremoto.
«La volata della Spal è un bell’esempio per tutti - commenta Patrizio Bianchi, economista, ex rettore di Unife e assessore regionale all’università - anche per l’ateneo ferrarese, certo. Ma pensare che possa da solo conquistare la serie A è semplicistico, perché bisogna tenere conto di come si sta muovendo il mondo. Posso dire che a Ferrara le eccellenze non mancano. Parto da un esempio: la ricerca nella fluidodinamica, quella condotta nel campo delle vibrazioni e dei rumori (all’interno del Polo tecnologico abbiamo una camera anecoica che è un vanto per la nostra università e richiama aziende di altissimo livello), progettazione, design e stile che sono la materia su cui lavora il Dipartimento di Architettura. Saranno risorse preziosissime da conferire nell’accordo che ha coinvolto Unife e gli altri tre poli universitari dell’Emilia Romagna (Modena-Reggio, Bologna, Parma) per una collaborazione di frontiera con i big dell’industria automobilistica».
I nomi sono da Olimpo del settore: Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Lamborghini, Ducati, Magneti Marelli e altri. Sarà una sorta di università dei motori, «e cioè una grossa opportunità per richiamare anche dall’estero studenti, docenti ed esperti in questa regione, una scelta che Unife ha compiuto guardando al futuro». Perché «non c’è alternativa, se si vuol crescere, al lavoro in team. Nemmeno Bologna può fare da sola», argomenta Bianchi.
Ma c’è anche tutto il versante delle Scienze della vita a spingere Unife: «La ricerca di base nel campo delle neuroscienze, a Ferrara, rappresenta uno degli assi portanti di questo filone di studi - prosegue l’ex rettore - e qui parliamo delle connessioni con discipline come chimica e fisica, nelle quali Ferrara ha sempre ottenuto risultati ragguardevoli. La presenza di competenze e laboratori di altissimo livello deve fare da traino, l’università non si può fermare.
Il discorso vale anche per le Scienze umane e sociali come per Economia che si occupa di risorse fondamentali come acqua, terra e sviluppo. Bisogna puntare sull’internazionalizzazione, un terreno su cui l’ateneo ferrarese si sta muovendo da tempo e sul quale ha deciso di impegnarsi anche il rettore Giorgio Zauli. L’altro grande traguardo, oltre al lavoro di squadra, è attirare studenti da altri Paesi. E la didattica dovrà agevolare le possibili interconnessioni tra discipline e materie». La città-campus,scenario caro a Bianchi, è ancora lontana e proprio i legami dell’università con la città estense forse non sono uno dei suoi punti di forza.
Il limite strutturale di Unife (piccola città, media università) può essere superato, conclude l’ex rettore, in una logica di maggiore globabizzazione e alleanze «da cui non si può più prescindere». Cosa dicono i numeri? Da anni sono sotto osservazione da parte dei principali media e di istituti internazionali che pubblicano classifiche aggiornate mettendo a confronto diversi parametri. Poi c’è il ministero (Miur) che periodicamente effettua una ricognizione sulla qualità della ricerca.
Dall’ultima valutazione condotta dall’Anvur (qualità della ricerca) e pubblicata tre mesi fa Unife è uscita con un giudizio più che soddisfacente: il risultato è che ha incassato un premio di 300mila euro sui traguardi conseguiti tra il 2011 e il 2014. Lo stesso ateneo ha evidenziato che «per il 92.7% degli indicatori il giudizio è stato soddisfacente» e che sono stati «accreditati tutti i corsi di studio ferraresi selezionati per l’esame a campione».
Sulla qualità della ricerca si sono distinti dipartimenti come Giurisprudenza (primo in Italia tra le università pubbliche), Ingegneria e Studi umanistici.
Il Sole 24 Ore ha collocato Unife nell’ultima indagine sulle università italiane al 14° posto su 61 in graduatoria generale, al 4° posto per attrattività, al 7° per le borse di studio e per l’efficacia, al 13° per la ricerca, al 9° per l’alta formazione. In nessuno dei 12 parametri sui quali viene composta la classifica la posizione è più bassa della fascia centrale: a questo livello Unife si colloca per sostenibilità (34° posto), mobilità (29°), dispersione (38°) e fondi esterni (40°).
Il Censis-Repubblica promuove ai primissimi posti in Italia Economia e statistica, Scienze fisiche, Scienze della terra, Ingegneria, Scienze giuridiche e ha valutato tra i corsi di laurea Architettura, Farmacia e Odontoiatria.
Il rettore Zauli ha indicato alcune delle future sfide per l’ateneo nella cerimonia d’apertura dell’anno accademico, a dicembre 2016: ridurre i costi per contratti esterni di docenza e stabilizzare personale interno, reperire fondi adeguati per finanziare i progetti di ristrutturazione post-sisma (servono oltre sessanta milioni), agevolare i percorsi di studio e orientamento degli studenti (la capacità di attrazione è uno dei criteri che condizionano la distribuzione dei fondi pubblici alle università), ridurre il tasso di abbandoni, salvare le scuole di specialità della Facoltà di Medicina rinforzando la “caratura” accademica dei docenti (alcuni passi sono già stati compiuti), reperire risorse presso enti finanziatori esterni.
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