IL reperto in una colonna delle poste DI FERRARA
I campioni della ricerca trovano un fossile da record
C’è una nuova specie di fossile, risalente a 185 milioni di anni fa, conservata in una delle colonne delle Poste Centrali di Ferrara. La scoperta è stata compiuta grazie a uno studio condotto da un...
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C’è una nuova specie di fossile, risalente a 185 milioni di anni fa, conservata in una delle colonne delle Poste Centrali di Ferrara. La scoperta è stata compiuta grazie a uno studio condotto da un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Davide Bassi e Renato Posenato del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara. I ricercatori hanno identificato una serie di reperti fossili inediti risalenti a circa 185 milioni di anni fa, conservati nella roccia delle colonne dell’edificio di viale Cavour.
La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale “Historical Biology”, ha permesso di descrivere una nuova specie fossile e apporta un importante contributo nel campo dell’icnologia, disciplina che studia le tracce lasciate dagli organismi vissuti sul nostro pianeta milioni di anni fa.
«Così come i paguri, che per sopravvivere ai predatori vivono in conchiglie di gasteropodi, numerosi bivalvi marini perforatori costruiscono delle tane perforando gusci di invertebrati più grandi per vivere al loro interno», illustra Bassi. «Alla morte del bivalve le tane si possono preservare, e diventano vere e proprie tracce definite icniti».
Lo studio ha permesso l’individuazione di una nuova specie di icnite «Si tratta di icniti di bivalvi perforatori risalenti al Giurassico Inferiore, che avevano scavato la propria tana in gusci di lithiotidi, bivalvi di grandi dimensioni vissuti in una precedente era». Peculiare la localizzazione del reperimento degli esemplari, ritrovati nella roccia delle colonne che impreziosiscono il Palazzo di via Cavour. «È una roccia di poco più antica di quella utilizzata nella facciata della Cattedrale e nel bugnato del Palazzo dei Diamanti che si è formata durante il Giurassico, periodo in cui i grandi dinosauri popolavano il nostro pianeta, territorio italiano compreso» .
«Aspettando il mio turno alle Poste, per ingannare l’attesa all'aperto, ho cominciato ad analizzare le colonne, notando alcune tracce interessanti» racconta Bassi. Dopo le prime verifiche, il coinvolgimento nella ricerca di un team internazionale, composto da James H. Nebelsick (Università di Tübingen, Germania), Enrica Domenicali (Museo di Casa Romei, Ferrara) e i giapponesi Masato Owada (Università di Kanagawa) e Yasufumi Iryu (Università di Tohoku). «Grazie al ritrovamento abbiamo potuto ricostruire la successione di eventi che ha portato alla formazione della icnospecie».
«Le caratteristiche uniche dei reperti fossili ritrovati in questo luogo inaspettato - conclude il ricercatore - ci hanno permesso di istituire una nuova specie di icnite che abbiamo denominato Gastrochaenolites messisbugi, in onore del cuoco della corte estense Cristoforo di Messisbugo».
La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale “Historical Biology”, ha permesso di descrivere una nuova specie fossile e apporta un importante contributo nel campo dell’icnologia, disciplina che studia le tracce lasciate dagli organismi vissuti sul nostro pianeta milioni di anni fa.
«Così come i paguri, che per sopravvivere ai predatori vivono in conchiglie di gasteropodi, numerosi bivalvi marini perforatori costruiscono delle tane perforando gusci di invertebrati più grandi per vivere al loro interno», illustra Bassi. «Alla morte del bivalve le tane si possono preservare, e diventano vere e proprie tracce definite icniti».
Lo studio ha permesso l’individuazione di una nuova specie di icnite «Si tratta di icniti di bivalvi perforatori risalenti al Giurassico Inferiore, che avevano scavato la propria tana in gusci di lithiotidi, bivalvi di grandi dimensioni vissuti in una precedente era». Peculiare la localizzazione del reperimento degli esemplari, ritrovati nella roccia delle colonne che impreziosiscono il Palazzo di via Cavour. «È una roccia di poco più antica di quella utilizzata nella facciata della Cattedrale e nel bugnato del Palazzo dei Diamanti che si è formata durante il Giurassico, periodo in cui i grandi dinosauri popolavano il nostro pianeta, territorio italiano compreso» .
«Aspettando il mio turno alle Poste, per ingannare l’attesa all'aperto, ho cominciato ad analizzare le colonne, notando alcune tracce interessanti» racconta Bassi. Dopo le prime verifiche, il coinvolgimento nella ricerca di un team internazionale, composto da James H. Nebelsick (Università di Tübingen, Germania), Enrica Domenicali (Museo di Casa Romei, Ferrara) e i giapponesi Masato Owada (Università di Kanagawa) e Yasufumi Iryu (Università di Tohoku). «Grazie al ritrovamento abbiamo potuto ricostruire la successione di eventi che ha portato alla formazione della icnospecie».
«Le caratteristiche uniche dei reperti fossili ritrovati in questo luogo inaspettato - conclude il ricercatore - ci hanno permesso di istituire una nuova specie di icnite che abbiamo denominato Gastrochaenolites messisbugi, in onore del cuoco della corte estense Cristoforo di Messisbugo».
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