Porotto solidale, i mille volti di un paese “generoso”
Oltre 3mila abitanti, molte associazioni di volontari e una solidarietà diffusa. Ma non mancano i problemi a cominciare dal viale centrale senza marciapiedi
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POROTTO. Oltre 3 mila abitanti, l’orgoglio legittimo di essere una delle frazioni più importanti del Comune di Ferrara e una rete di solidarietà diffusa. La Caffetteria Bellini ospita il 14º appuntamento con “Un caffè con la Nuova”.
Una ventina di cittadini animati dal sacro fuoco di appartenere alla comunità porottese e pronti a snocciolare senza tante storie l’elenco delle cose belle, ma anche ad aprire il quaderno di ciò che non funziona. Le beghe, si sa, fanno sempre più notizia e quindi la “prima pagina” dell’incontro di Porotto è dedicata proprio ai problemi del paese. Il direttore de la Nuova Ferrara, Luca Traini, introduce spiegando che «il nostro obiettivo più importante è conoscervi - dice rivolgendosi ai porottesi - , conoscere il vostro paese e capire cosa funziona e cosa no, qui, a casa vostra. Il nostro giornale deve, e vuole, essere rappresentativo delle vostre esigenze e delle vostre richieste».
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La chiarezza è tale che non si presta a fraintendimenti. «Intanto - rompe il ghiaccio un residente - perché non dire che siamo forse l’unico paese nel quale il viale centrale (via X Martiri, ndr) non ha marciapiedi? Io lo dico perché credo sia una situazione da risolvere in quanto la strada è stretta e i marciapiedi renderebbero più sicuro il passaggio dei pedoni». La questione è di quelle da tenere nel dovuto conto, ed infatti altri cittadini raccolgono l’eco del primo e la divulgano nella sala.
Certo, risponde il cavalier Franco Ragazzi, maestro decoratore, campione di modellismo navale, «ma dobbiamo anche dire che Porotto è un paese che gode di buoni servizi - dice - : con un solo bus si arriva fino all’ospedale di Cona, non è poco - prosegue Ragazzi - .
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E poi non dimentichiamo l’Avis, con un punto prelievi attivo». Giova ricordare che la recente riorganizzazione nazionale dei centri prelievi ha significato la chiusura di numerosi punti prelievo. Mantenerlo, averlo mantenuto, rappresenta senza dubbio un fatto importante. Una conquista dell’intera comunità. Si può donare sangue (e qui a Porotto sono tanti i volontari donatori) ogni sabato nei locali della ex delegazione comunale divenuta, appunto, centro prelievi dell’Avis.
Se non è generosità questa. Ma si può proseguire. Anche quanto a scuola non andiamo male: Porotto ha mantenuto (anche grazie alla caparbietà di alcuni amministratori che in passato hanno ricoperto incarichi pubblici) un asilo, una scuola elementare e le scuole medie. Almeno fino a 14 anni i ragazzini e le ragazzine del paese non devono, tutti i giorni, essere trasportati a Ferrara.
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Però, c’è un però: davanti alle elementari, quando i bambini escono, si crea un caos pericoloso di auto e altri mezzi, «bisogna fare lo slalom per non essere investiti», sibila un cittadino. Volontari, si diceva, volontari e associazioni. Un paese fatto di strade più sicure è un tasto sul quale batte forte anche Oreste Botti. Intanto al campo sportivo (dove fino a qualche tempo fa operava la Polisportiva, ora disciolta) la gestione è affidata alla società “X Martiri”.
Il passaggio delle responsabilità e le conseguenti decisioni non devono essere stati indolori. Come indolore, certamente, non è stato il terremoto del 2012 che anche qui, purtroppo, ha lasciato ferite non ancora del tutto rimarginate. L’esempio è a pochi metri da dove ci troviamo, vale a dire la chiesa parrocchiale. Ancora inagibile, tanto che la messa qui si fa ancora sotto un tendone. Il terremoto si è portato via anche sagra e carnevale. Per ora, dicono i porottesi più arcigni.
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E poi? E poi, ci raccontano, ha chiuso una merceria storica ma ha aperto una pescheria col prodotto fresco che tutti i giorni arriva da Porto Garibaldi. Altra, ultima, cosa non da poco. Se le scuole funzionano, gli ambulatori medici (di base) lasciano a desiderare: «I medici di base ci sono - interviene un altro cittadino - , ma gli ambulatori sono angusti. Ci sono molti di noi che hanno scelto un medico che ha l’ambulatorio dall’altra parte della città».
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