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Sull’esposto Verri decide  il procuratore Cherchi 

Sull’esposto Verri decide  il procuratore Cherchi 

I figli chiedono verità sull’omicidio del padre: «Perchè la sua morte era evitabile» L’indagine dei pm: da valutare se vi fu sottovalutazione o l’inesistenza di reati

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ARGENTA. «La morte di nostro padre si poteva evitare?» La sintesi è quella dell’esposto che la famiglia di Valerio Verri, i figli Emanuele e Francesca, hanno presentato la scorsa settimana in procura tramite il loro legale Fabio Anselmo. L’esposto ora è all’attenzione del procuratore capo Bruno Cherchi che dovrà valutarne i rilievi mossi oppure assegnare il fascicolo ad un sostituto per le stesse valutazioni. Nell’esposto viene chiesto in modo chiaro che si individuino eventuali responsabilità, oltre a quelle dell’omicida, per la morte del padre. Come già spiegato, l’esposto si sofferma sulla cronologia degli eventi: la rapina alla guardia giurata a Consandolo (30 marzo), l’omicidio di Budrio (1 aprile), i sospetti su Igor il russo e la sua possibile presenza in zona territorio in cui si muoveva da anni e nel quale era altamente probabile che si fosse nascosto. Poi l’omicidio Verri e il ferimento della guardia provinciale Ravaglia dell’8 aprile scorso. Alla base di questa ricostruzione per cui viene chiesto di valutare tutti questi fatti alla procura, una circostanza fondamentale: la sospensione del servizio delle guardie ecologiche avvenuta solo il giorno dopo il delitto, il 9 aprile. «Devono accertarsi i motivi che hanno determinato l’omessa tempestiva diffusione dell’allarme a tutti gli appartenenti a tutte le forze di polizia e a coloro che svolgono servizi di vigilanza nella zona rossa ad alto prevedibile rischio». Nell’esposto si chiede di individuare in capo a quali soggetti (Prefettura, Questura e carabinieri Ferrara) gravasse questo dovere. Tanto più che «prima dell’uccisione di Verri era prevedibile che la zona rossa fosse rifugio di Igor», dunque «era pretendibile che fosse interdetta dall’azione delle guardie ecologiche». Per i familiari di Verri già dopo la rapina di Consandolo andavano intensificati i controlli, «mentre il giorno dopo i carabinieri di Portomaggiore furono impiegati in una maxi retata antidroga e sottratti alle ricerche dell’autore del reato». Si sarebbero «dovute adottare le misure di prevenzione», e non consentire a Verri - volontario, disarmato - di finire ucciso nella sparatoria di Igor. «La sua morte è un evento che avrebbe potuto essere evitato se fossero state adottate le cautele del caso».

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