Ancora un disavanzo per la Fondazione Carife
di Gian Pietro Zerbini
Rosso di 335mila euro nel bilancio che verrà esaminato il 29 maggio in assemblea Si guarda ad altre Fondazioni bancarie e a un rapporto di collaborazione con Bper
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Tempo di bilanci consuntivi per la Fondazione Carife. L’assemblea dei soci è chiamata lunedì 29 maggio alle ore 15 ad esaminare ed approvare il bilancio consuntivo del 2016 nella sala convegno del centro direzionale Eridano di via Maverna. Nel corso dell’assemblea verranno anche esaminati gli aggiornamento in merito al ricorso al Tar del Lazio e sulla situazione della Nuova Carife. Continua per la Fondazione Carife il periodo delle vacche magre, che ormai dura di più dei canonici sette anni biblici. Non percependo più i dividendi della banca ferrarese la Fondazione ha inanellato in questi anni una serie di rosso in bilancio e non fa eccezione anche l’anno che si è appena conclusa anche se il passivo è più contenuto. Il disavanzo dell’esercizio 2016 ammonta a 335mila euro. I fondi per attività d’istituto (9,39 milioni) e per impegni erogativi (erogazioni deliberate 430.811 euro e fondo per il Volontariato 624 euro) ammontano complessivamente a quasi 10 milioni con una diminuzione del 1,12% rispetto all’esercizio precedente. Le rimanenti passività si attestano in totale a 6.216.212 euro di cui 5.666.783 a lungo termine e 549.428,91 a breve termine.
Il complesso dei mezzi investiti in strumenti finanziari non immobilizzati 1,24 milioni di euro e disponibilità liquide (111.384,58 euro), ammonta ad 1,35 milioni di euro. Dai dati di bilancio si conferma la disponibilità di una limitata partecipazione nella Cassa Depositi e Prestiti unitamente a quanto impegnato nel palazzo Muzzarelli – Crema (sede della Fondazione). Le disponibilità residue sono state mantenute in titoli di Stato a breve termine, per sopperire alle ordinarie necessità di cassa dell’Ente. Nel corso dell’esercizio 2016, le attività non immobilizzate sono state investite in Buoni del Tesoro Poliennali. I rendimenti ottenuti risultano in linea con l’andamento del mercato monetario. Relativamente alle immobilizzazioni finanziarie esposte in bilancio, risultano in proprietà della Fondazione 49mila azioni ordinarie di cui 4.616 in pegno presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La partecipazione nella Cassa Depositi e Prestiti ha fornito dividendi per 143.080 euro. Per dovere statutario, la Fondazione Carife ha comunque continuato ad erogare fondi a sostegno della ricerca scientifica e dell’istruzione. Inutile dire che con questi presupposti ed in attesa di certezze sul piano dei ricorsi al Tar per chiedere di ripristinare le condizioni approvate anche con il placet della Banca d’Italia nell’assemblea straordinaria del 30 luglio 2015, decisioni poi spazzate via e disattese con il decreto salvabanche del Governo del 22 novembre 2015 che di fatto ha azzerato l’intero pacchetto azionario dei soci in particolare della Fondazione che deteneva qualcosa come 23 milioni di titoli della banca.
«Dalla lettura del bilancio - secondo il presidente Riccardo Maiarelli e i vertici della fondazione - si evince che la situazione patrimoniale della Fondazione impone di trovare una soluzione che accompagni l’Ente verso uno scenario di aggregazione o federazione con altre fondazioni bancarie. Sono proseguiti in tale senso contatti a diversi livelli, sia in ambito associativo sia presso gli uffici preposti del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel delinearsi di una ormai certa acquisizione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara da parte della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, risulta possibile immaginare una concreta collaborazione con il nuovo protagonista economico-finanziario della città, potendo la Fondazione offrire una profonda conoscenza del territorio e delle sue relazioni, essendosi fatta interprete negli anni delle sue esigenze e ambizioni».
Il complesso dei mezzi investiti in strumenti finanziari non immobilizzati 1,24 milioni di euro e disponibilità liquide (111.384,58 euro), ammonta ad 1,35 milioni di euro. Dai dati di bilancio si conferma la disponibilità di una limitata partecipazione nella Cassa Depositi e Prestiti unitamente a quanto impegnato nel palazzo Muzzarelli – Crema (sede della Fondazione). Le disponibilità residue sono state mantenute in titoli di Stato a breve termine, per sopperire alle ordinarie necessità di cassa dell’Ente. Nel corso dell’esercizio 2016, le attività non immobilizzate sono state investite in Buoni del Tesoro Poliennali. I rendimenti ottenuti risultano in linea con l’andamento del mercato monetario. Relativamente alle immobilizzazioni finanziarie esposte in bilancio, risultano in proprietà della Fondazione 49mila azioni ordinarie di cui 4.616 in pegno presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La partecipazione nella Cassa Depositi e Prestiti ha fornito dividendi per 143.080 euro. Per dovere statutario, la Fondazione Carife ha comunque continuato ad erogare fondi a sostegno della ricerca scientifica e dell’istruzione. Inutile dire che con questi presupposti ed in attesa di certezze sul piano dei ricorsi al Tar per chiedere di ripristinare le condizioni approvate anche con il placet della Banca d’Italia nell’assemblea straordinaria del 30 luglio 2015, decisioni poi spazzate via e disattese con il decreto salvabanche del Governo del 22 novembre 2015 che di fatto ha azzerato l’intero pacchetto azionario dei soci in particolare della Fondazione che deteneva qualcosa come 23 milioni di titoli della banca.
«Dalla lettura del bilancio - secondo il presidente Riccardo Maiarelli e i vertici della fondazione - si evince che la situazione patrimoniale della Fondazione impone di trovare una soluzione che accompagni l’Ente verso uno scenario di aggregazione o federazione con altre fondazioni bancarie. Sono proseguiti in tale senso contatti a diversi livelli, sia in ambito associativo sia presso gli uffici preposti del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel delinearsi di una ormai certa acquisizione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara da parte della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, risulta possibile immaginare una concreta collaborazione con il nuovo protagonista economico-finanziario della città, potendo la Fondazione offrire una profonda conoscenza del territorio e delle sue relazioni, essendosi fatta interprete negli anni delle sue esigenze e ambizioni».
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