Ferrara, ostello diviso a metà tra turisti e profughi
Cinquanta posti letto riservati, formula riproposta nella nuova gara d’appalto Convivenza difficile? I gestori: pochissimi casi, non volevano stare con i neri
FERRARA. I turisti a caccia di sistemazione a basso costo che scendono all’Ostello di via Biagio Rossetti si trovano a dividere gli spazi con un gruppo di rifugiati politici. Una cinquantina di ragazzi, tutti maschi per lo più nigeriani e bengalesi o pachistani, sono infatti ospiti fissi della struttura: non una novità, in quanto è da un paio d’anni che va avanti questa convivenza, ma in vista del rinnovo per 12 anni della conduzione della struttura l’attuale gestore ha ribadito la scelta di questa formula, grazie alla quale ha addirittura primeggiato nel recente bando prefettizio sull’ospitalità.
Una convivenza che funziona, quella tra migranti e turisti di una città Unesco? «Per come la facciamo noi, sì» risponde senza tentennamenti Rosario Italia, responsabile dell’Ostello per conto della coop siciliana Ballarò. L’ufficio di Italia è al piano terra, dove il via vai di migranti è continuo, nel giardinetto gli ospiti si mescolano e fanno quattro chiacchiere. «Anche questa è integrazione, se vogliamo, non è che questi richiedenti asilo debbano essere mandati tutti a sette chilometri dalla città - ragiona Italia - Ci sono tensioni con i turisti? Guardi, non abbiamo difficoltà ad ammettere che qualcuno, meno di cinque, se n’è andato dicendoci chiaramente che con le persone di colore non voleva starci. Problemi con gli altri ospiti, però, nessuno, semmai qualche tensione tra i migranti che abbiamo sempre gestito».
I migranti occupano l’intero primo piano e altre due stanze, i servizi non sono in comune e questo ha aiutato quando, ad esempio, erano ospiti i ragazzini di squadre sportive.
A lavorare a tempo pieno alla struttura ci sono 11 operatori a 40 ore, che ovviamente si occupano anche dei turisti ai quali sono riservati 47 dei 90 posti letto, e sono presenti contemporaneamente almeno in 3 per turno. Sono presenti sempre in cucina, dove i migranti preparano da soli i pasti «nel rispetto delle loro abitudini alimentari», fa presente Ballarò, si occupano degli spazi comuni, controllano che tutto fili liscio. La scelta di ospitare i migranti, del resto, sembra derivata da una convergenza di esigenze dell’amministrazione pubblica e dei gestori.
«Nel 2011 realizzavamo il 35% del fatturato con il turismo di fascia sociale, dalle scuole alle comitive, con 16mila presenze - racconta Italia, che ha fatto crescere i due figli in corso Biagio Rossetti - Nel 2013, dopo il terremoto, eravamo a zero, e negli ultimi anni sono stati completamente azzerati i fondi nazionali per questo tipo di turismo: molti altri ostelli, a livello nazionale, hanno iniziato ad ospitare migranti (anche a Reggio Emilia la coop parteciperà al bando della prefettura, ndr). Nel frattempo si manifestò l’esigenza di un’ospitalità temporanea dei migranti, che abbiamo risolto noi prima dell’apertura dell’hub di Pontelagoscuro». In seguito l’ospitalità è diventata più stanziale, e la maggioranza degli attuali ospiti è lì da un anno e mezzo.
Ballarò, come le altre associazioni e società che lavorano nell’emergenza profughi, ottiene una cifra giornaliera di circa 27,50 euro pro capite per l’assistenza, dei 35 trasferiti dalla Prefettura all’Asp (il resto viene speso per pocket money e servizi comuni, o rimborsato).
Nella graduatoria del bando prefettizio Ballarò ha svettato in associazione d’impresa con la Caritas: la coop metteva appunto i 50 posti solo maschili dell’Ostello, gli “alleati” un’ottantina per le donne. Cosa succede se la gara per la gestione della struttura viene vinta da altri? «Ci sarebbe la ripartizione dei nostri posti su altre strutture della graduatoria, credo che per la Caritas non ci sarebbero problemi a riconfermare i loro posti» sostiene il direttore
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