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Ferrara, uccise per un debito di 15 mila euro: condannato

Ferrara, uccise per un debito di 15 mila euro: condannato

Pena di 30 anni a Renato Rossi, ma il delitto Forlani resta ancora senza perché

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FERRARA. Trent’anni di carcere per omicidio premeditato reclamati sia dalla pubblica accusa che dalla parte civile. E trent’anni sono stati inflitti dal gup padovano Domenica Gambardella che, nel pomeriggio dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti di Renato Rossi, il 67enne originario di Ferrara ma residente nel Veneziano a Martellago in via Fapanni, accusato di aver organizzato ed eseguito l’assassinio del consulente di Moncler, Ezio Sancovich, 62 anni di Rubano. Ma anche di illegale detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma con le aggravanti dei futili motivi e della minorata difesa da parte della vittima.

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In aula Rossi ha ascoltato, immobile, la lettura della sentenza poi, smarrito, ha guardato il giudice prima di essere accompagnato fuori dall’aula per tornare in carcere. «Chiedeva giustizia la famiglia Sancovich, che ha sempre mantenuto un atteggiamento composto vivendo con riservatezza il proprio dolore per un atto ormai irreparabile. E riteniamo che giustizia sia stata fatta con l’applicazione del massimo della pena» commenta l’avvocato Pelanda in aula con la moglie e le figlie di Ezio Sancovich.

Un omicidio nato per una questione di soldi. Anzi, di debiti. Piccolo imprenditore che grazie a Sancovich lavorava per Moncler, Renato Rossi stava affogando dal punto di vista finanziario: nei giorni precedenti al delitto, la vittima aveva chiesto la restituzione di una cifra tra i 15 e i 20 mila euro. Ma Rossi non aveva un quattrino. In più è sempre stato violento, abituato a risolvere con sfrontatezza i problemi. Tra i due anche un giro di false fatture per qualche migliaio di euro, fornite da Rossi e impiegate dalla vittima per abbattere l’imponibile.

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Ecco le ragioni che avrebbero spinto all’omicidio l’imputato, un casellario giudiziario che registra diversi precedenti (per violazioni nei versamenti Iva, ricettazione e detenzione illecita di armi). E, alle spalle, il sospetto (finito in archivio) di un altro omicidio-fotocopia, quello del commercialista ferrarese Luciano Forlani, ucciso il 21 dicembre 1989 e trovato seduto nel posto di guida dell’auto con due colpi in testa e uno al cuore.

Il delitto. È la sera dell’1 febbraio 2016 quando viene scoperto un cadavere all’interno di una Bmw 320 Touring ferma lungo il ciglio della tangenziale Nuova Castellana a Piombino Dese. È il corpo di Sancovich, seduto al posto di guida con la cintura allacciata, il vetro del finestrino integro e chiuso, tre colpi di pistola alla tempia sinistra sparati a bruciapelo con una semiautomatica Walther P38 calibro 9 Luger. In poche ore il giallo è risolto dal pm Roberto Piccione, grazie all'esame dei tabulati telefonici e alle riprese delle telecamere esterne al quartiere generale di Industries spa di Trebaseleghe, che gestisce il marchio Moncler.

Rossi viene arrestato all’alba e la pistola recuperata in un cassonetto dei rifiuti vicino a casa sua. Difesa disperata la sua: ha sempre sostenuto di aver reagito all’aggressione di Sancovich che lo avrebbe minacciato con la calibro 9 da lui prestata alla vittima un anno prima.

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