«Il canto dei tifosi in festa un’eco indimenticabile»
di Marco Nagliati
Simonetta Giannini, compagna del patron Francesco Colombarini, in redazione Da un Leonardo all’inizio dell’avventura al capolavoro di un altro Leonardo
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Da un Leonardo all’altro. In una sorta di crescendo inarrestabile che sta portando la Spal in un Rinascimento dorato. L’1 settembre 2013 la famiglia Colombarini debuttava al timone della Spal, allenata da Leonardo Rossi. Era un soleggiato pomeriggio di Renate. Il 13 maggio 2017, il team biancazzurro con in panchina Leonardo Semplici festeggia a Terni l’ingresso negli Uffizi nobili del calcio italico. Simonetta Giannini, compagna di patron Francesco Colombarini, viene in redazione nel tardo pomeriggio di ieri. Chiude una lunga giornata di lavoro, accusa un po’ le ore notturne figlie di festeggiamenti spumeggianti. Ci vuole un fisico bestiale per reggere la massima serie... Simonetta non vuole mancare l’appuntamento con la Nuova, perché da quando è stato messo in cantiere la Spal è sempre stata promossa.
Simonetta: Lega Pro, serie B e ora l’Olimpo. Un notevole sbalzo emotivo.
«In Seconda Divisione eravamo appena all’inizio dell’avventura a Ferrara, era tutto un po’ più ovattato. Adesso è totalmente diverso... Iniziamo a renderci conto della portata di questo cammino, anche se lo spirito è sempre quello».
Echi lontani di serie A riecheggiano... Da Mazza ai Colombarini.
«Il suono che mi è piaciuto di più è stato quello sempre più in rialzo dei tifosi che ci seguivano in trasferta. Man mano che la stagione andava avanti, crescevano gli esodi al fianco dei giocatori. In totale si saranno fatti 15.000 chilometri e il calore delle persone è stato importante per centrare questa impresa. E per le partite in casa è dura vedere tanti ferraresi che non riescono ad avere il biglietto».
Semplici è l’evoluzione del capolavoro leonardiano?
«Credo che il segreto di tutto, sia quello che chiamiamo “famiglia Spal”. E in questo metto pure le compagne e le mogli dei giocatori: è stato tutto un blocco unico. Ogni gara l’abbiamo vissuta insieme. Il percorso in B è stato un passo dopo passo compiuto in comune».
Andrete avanti col mister fino al 2019...
«Beh, bello no? Il mister e Vagnati formano un’accoppiata vincente. Però il papà di tutta la squadra è il presidente Mattioli. Inoltre vorrei ricordare il presidente dell’Accademia Spal, che tanto fa: Daniele Grimaldi».
Quando ha capito che eravate in cielo?
«L’ho realizzato solo sabato a Terni. Prima era nell’aria, certo, ma rimaneva un sogno. E i sogni vanno realizzati. A Terni eravamo ormai alla fine, quando la panchina è esplosa e abbiamo capito. Il gol del vantaggio di Antenucci sembrava la chiusura perfetta del cerchio. Ho proprio assimilato la gioia pazza dei tifosi».
Invece dopo c’è stata una bella scarica di adrenalina. Come sta a nervi saldi?
«Diciamo che il pensiero fisso era: “Comunque c’è sempre giovedì e la partita col Bari”. Però, meno male che quel Ceravolo...».
Cosa porta con sé dopo?
«Due cose mi hanno emozionato in maniera indimenticabile. La prima: giungere al Mazza sabato notte e vedere il fiume di gente che continuava ad arrivare senza sosta. Una fonte inesauribile. La seconda: il numero enorme di appassionati in piazza domenica per la festa. E vedevo nei volti dei tanti non più giovani che pensavano alla loro Spal: quella che era stata, quella che ricordavano e quella che avrebbero sognato».
E quella che è diventata realtà.
«L’obiettivo è la salvezza, vediamo cosa succederà».
Siete saliti su un’immensa mongolfiera, che si alza sempre più. Eppure voi siete persone che zavorrano.
«Sì, rimaniamo ancorati alla realtà. Faremo prevalere il “fattore Spal”».
Sarebbe?
«Ognuno deve fare il proprio dovere nell’ambito che gli è assegnato. Senza guardare troppo in avanti».
Si diceva: ai tempi di Mazza. Ora si dirà, l’era dei Colombarini...
«Diciamo che la figura di Mazza è unica, parliamo di un comandante. Adesso c’è un gruppo di lavoro compatto, in cui sono tutti fondamentali. Noi ragioniamo in termini di staff».
Pare certo che ogni ferrarese è un po’ spallino nell’anima.
«L’orgoglio della Ferrara biancazzurra, in effetti, l’abbiamo visto. Dovessero arrivare momenti bui, lo spirito di tutti non dovrà cambiare».
Pronti per un anno glamour?
«Intanto arriviamo a giocare la partita col Bari, poi il giorno dopo la società sarà al lavoro per programmare la serie A».
Simonetta: Lega Pro, serie B e ora l’Olimpo. Un notevole sbalzo emotivo.
«In Seconda Divisione eravamo appena all’inizio dell’avventura a Ferrara, era tutto un po’ più ovattato. Adesso è totalmente diverso... Iniziamo a renderci conto della portata di questo cammino, anche se lo spirito è sempre quello».
Echi lontani di serie A riecheggiano... Da Mazza ai Colombarini.
«Il suono che mi è piaciuto di più è stato quello sempre più in rialzo dei tifosi che ci seguivano in trasferta. Man mano che la stagione andava avanti, crescevano gli esodi al fianco dei giocatori. In totale si saranno fatti 15.000 chilometri e il calore delle persone è stato importante per centrare questa impresa. E per le partite in casa è dura vedere tanti ferraresi che non riescono ad avere il biglietto».
Semplici è l’evoluzione del capolavoro leonardiano?
«Credo che il segreto di tutto, sia quello che chiamiamo “famiglia Spal”. E in questo metto pure le compagne e le mogli dei giocatori: è stato tutto un blocco unico. Ogni gara l’abbiamo vissuta insieme. Il percorso in B è stato un passo dopo passo compiuto in comune».
Andrete avanti col mister fino al 2019...
«Beh, bello no? Il mister e Vagnati formano un’accoppiata vincente. Però il papà di tutta la squadra è il presidente Mattioli. Inoltre vorrei ricordare il presidente dell’Accademia Spal, che tanto fa: Daniele Grimaldi».
Quando ha capito che eravate in cielo?
«L’ho realizzato solo sabato a Terni. Prima era nell’aria, certo, ma rimaneva un sogno. E i sogni vanno realizzati. A Terni eravamo ormai alla fine, quando la panchina è esplosa e abbiamo capito. Il gol del vantaggio di Antenucci sembrava la chiusura perfetta del cerchio. Ho proprio assimilato la gioia pazza dei tifosi».
Invece dopo c’è stata una bella scarica di adrenalina. Come sta a nervi saldi?
«Diciamo che il pensiero fisso era: “Comunque c’è sempre giovedì e la partita col Bari”. Però, meno male che quel Ceravolo...».
Cosa porta con sé dopo?
«Due cose mi hanno emozionato in maniera indimenticabile. La prima: giungere al Mazza sabato notte e vedere il fiume di gente che continuava ad arrivare senza sosta. Una fonte inesauribile. La seconda: il numero enorme di appassionati in piazza domenica per la festa. E vedevo nei volti dei tanti non più giovani che pensavano alla loro Spal: quella che era stata, quella che ricordavano e quella che avrebbero sognato».
E quella che è diventata realtà.
«L’obiettivo è la salvezza, vediamo cosa succederà».
Siete saliti su un’immensa mongolfiera, che si alza sempre più. Eppure voi siete persone che zavorrano.
«Sì, rimaniamo ancorati alla realtà. Faremo prevalere il “fattore Spal”».
Sarebbe?
«Ognuno deve fare il proprio dovere nell’ambito che gli è assegnato. Senza guardare troppo in avanti».
Si diceva: ai tempi di Mazza. Ora si dirà, l’era dei Colombarini...
«Diciamo che la figura di Mazza è unica, parliamo di un comandante. Adesso c’è un gruppo di lavoro compatto, in cui sono tutti fondamentali. Noi ragioniamo in termini di staff».
Pare certo che ogni ferrarese è un po’ spallino nell’anima.
«L’orgoglio della Ferrara biancazzurra, in effetti, l’abbiamo visto. Dovessero arrivare momenti bui, lo spirito di tutti non dovrà cambiare».
Pronti per un anno glamour?
«Intanto arriviamo a giocare la partita col Bari, poi il giorno dopo la società sarà al lavoro per programmare la serie A».
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