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Pochi stranieri Ferrara campo di trasferte brevi 

di ALESSANDRA MURA
Pochi stranieri Ferrara campo di trasferte brevi 

Le presenze crescono con il mercato italiano L’offerta e i servizi possono migliorare

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La promozione della Spal è un vanto per l’intera città, con il nome di Ferrara che circola fluido tra il grande pubblico. Un punto d’orgoglio, che può diventare anche termine di paragone. Il calcio è in serie A, ma gli altri ambiti della vita cittadina? La sanità, i trasporti, l’accoglienza turistica, l’economia? Promossi o da bocciare? Quali altre eccellenze offre Ferrara, cosa c’è da migliorare e cosa cambiare? Ne facciamo tema di un’inchiesta a puntate che tasta il polso al territorio, aperta al confronto. Dopo aver esaminato il tema dell’Università, tocca oggi al turismo.

di ALESSANDRA MURA
Se la pubblicità è l’anima del commercio, la promozione della Spal in serie A è stata uno spot formidabile per il turismo cittadino. Illustri commentatori da tutta Italia nel celebrare l’attesissimo traguardo sportivo non hanno mancato di sottolineare l’occasione di scoperta e riscoperta di una città d’arte e di cultura come Ferrara. La sfida, ora, è anche quella di saper sfruttare al meglio i fine settimana in cui la Spal giocherà in casa, e trasformare i tifosi “mordi e fuggi” in visitatori disposti ad arricchire la loro giornata ferrarese pranzando al ristorante, acquistando un souvenir e, in caso di trasferte più impegnative (da Napoli, come da Roma, Torino o Milano) fermarsi anche per la notte.
Presenze in crescita. I numeri per un rinascimento turistico, dopo le batoste della crisi del 2008 e del terremoto del 2012, ci sono tutti. Nel 2016, anno d’oro da questo punto di vista, la ripresa è stata tale da riavvicinarsi alle cifre pre-recessione: le presenze, sottolinea Matteo Ludergnani del Consorzio Visit Ferrara, sono state 425. 000, a fronte delle 440. 000 del 2008, con una crescita di circa il 10% rispetto al 2015. La tendenza di quest’anno appare molto incoraggiante, considerato che il primo trimestre del 2017 ha registrato quasi centomila presenze (+13, 6%) e oltre cinquantamila arrivi. La serie A, tirando le somme, è già una realtà per il mercato italiano, mentre per quello estero siamo forse ancora in Serie B, seppure già in zona play-off. «C’è ancora da lavorare sul turismo straniero, ma ci stiamo arrivando grazie alla crescita alimentata dagli investimenti imprenditoriali nel settore ricettivo – prosegue Ludergnani – A crescere in questo momento è soprattutto l’ambito italiano, grazie ad eventi molto apprezzati fuori dalle nostre Mura. Ecco, forse Ferrara dovrebbe imparare a volersi più bene».
Non solo alberghi. La corsa della Spal è stata inarrestabile, scalando due campionati in due stagioni. La città sarà in grado di stare al passo con la sua squadra? In realtà l’allenamento del turismo cittadino è già cominciato con l’approdo dei biancazzurri in serie B, un successo sportivo che ha procurato qualche ripercussione positiva per le strutture ricettive ferraresi. In alcune occasioni, come per le partite casalinghe contro il Brescia o il Frosinone, qualche albergo ha registrato il tutto esaurito accogliendo anche famiglie con bambini. Un contributo, in questo senso, è arrivato anche dall’agenzia di viaggi sponsor della Spal che ha predisposto pacchetti turistici ad hoc. Una formula certo da implementare con il grande salto nella massima serie.
Sul fronte della capacità ricettiva, in questi anni Ferrara non è stata immune da una tendenza ormai molto diffusa in altre città, ovvero l’aumento considerevole di posti offerti da strutture extra-alberghiere, non solo agriturismi e Bed&Breakfast, ma soprattutto appartamenti privati. Attualmente Ferrara conta in tutto 3.300 posti letto, tra alberghi e strutture extra-alberghiere, ma la quota relativa agli hotel, nel bilancio tra chiusure, riaperture e nuove aperture, è rimasta sostanzialmente invariata. Oggi in città c’è un solo albergo a cinque stelle, una decina a quattro stelle e altrettanti a tre stelle. Guardando al passato, ci sono margini di miglioramento nella capacità di ospitare le squadre in trasferta a Ferrara, visto che finora gli alberghi locali hanno un po’sofferto la concorrenza del vicino Veneto, a cominciare da Occhiobello.
Aperture extra cercasi. Turismo e commercio, si sa, vanno a braccetto. E qui si apre la ormai annosa questione dell’alleanza non sempre perfetta tra grandi eventi e negozi, con esercenti divisi tra coloro disposti ad aperture extra e quelli frenati invece dalla prospettiva di affrontare sacrifici che temono non siano ripagati. La soluzione, secondo Matteo Ludegnani di Visit Ferrara, potrebbe essere quella di un progetto-pilota concordato: «Si possono ipotizzare, valutando i momenti dell’anno giusti, una serie di aperture serali». Non necessariamente legate ai cosiddetti grandi eventi, perché spesso le potenzialità maggiori le riservano i cosiddetti visitatori “business” impegnati per l’intera giornata e che cercano un po’di svago serale. Su tutto, grava l’ombra della “strage delle serrande”, con quasi 200 esercizi scomparsi in cinque anni.
Portare i turisti a cena. Un altro segmento chiave è quello della ristorazione. È noto a ogni ferrarese che trovare un posto libero al ristorante il sabato sera senza aver prenotato può risultare un’impresa molto ardua; ma se è vero che non si può tarare l’offerta sui momenti di massima affluenza, è altrettanto vero che, precisa il presidente Fipe Matteo Musacci, ci sono ancora ampie quote di presenze turistiche che il settore della ristorazione non riesce a intercettare, pur non mancando in città locali per tutte le tasche e tipologie gastronomiche. «I dati sulla crescita delle presenze non sempre corrispondono all’andamento del settore della ristorazione – prosegue Musacci – Se, mettiamo, l’aumento è 50, solo la metà si riversa sui ristoranti cittadini, l’altra metà la perdiamo. Va fatto uno sforzo di comunicazione e di promozione per far capire ai gruppi organizzati che Ferrara non è una città dove fermarsi solo a dormire per poi ripartire subito per Venezia o Ravenna, ma è un luogo in cui vale la pena fermarsi di più».
Trasferta? No vacanza. Tornando all’effetto-Spal, la città deve essere capace di convincere i tifosi delle formazioni rivali a scegliere Ferrara per andare a vedere una partita della loro squadra del cuore. Si parla dei supporter non abbonati, magari qualche famiglia disposta a concedersi un paio di trasferte all’anno. Dunque dove andare a vedere la Juve? A Bologna? A Verona? Tutto il settore del turismo deve darsi da fare perché la risposta sia Ferrara, e se lo stadio Mazza saprà essere all’altezza della situazione, l’espansione potrebbe risultare davvero notevole. Quello dello stadio non è l’unico aspetto logistico che può fare la differenza: valore strategico hanno anche parcheggi, area camper e bagni pubblici.
Parcheggi à la carte. Per i parcheggi, sostiene Musacci, vale un po’lo stesso ragionamento applicato alle aperture extra dei negozi: provvedimenti elastici e mirati piuttosto che nuove aree di sosta permanenti. «Ci sono periodi in cui i parcheggi cittadini esistenti non bastano, in questo caso la cosa migliore secondo me sarebbe prevedere parcheggi straordinari lungo viale Cavour o individuare altre zone in cui istituire aree di sosta temporanee in corrispondenza di afflussi eccezionali di persone a Ferrara».
Camper ok. In rimonta l’area camper all’ex Mof, già al centro di lamentele, polemiche e sgomberi. Questa dovrebbe essere la volta buona, i lavori sono cominciati e a metà, massimo fine giugno la zona camper sarà pronta, con 26 stalli completi di centraline elettriche e area di scarico.
Bagni pubblici ko. L’assenza di bagni pubblici in centro è, si sa, una questione vecchia e mai risolta. Al momento l’unica toilette pubblica si trova al parcheggio Kennedy ed è del tutto inadeguata. I soli baluardi per un rapido “pit stop” restano i bar, dove non è obbligo ma cortesia consumare almeno un caffè; i più smaliziati da tempo hanno imparato a sfruttare gratis i servizi di un grande magazzino in centro, dove c’è sempre cosa. Su questo fronte Ferrara è ancora in Lega Pro.
(2 – segue)
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