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Acqua sempre più cara sconti non prima del 2019 

Acqua sempre più cara sconti non prima del 2019 

Inflazione quasi nulla ma le tariffe idriche controllate corrono: +9,4% nel biennio L’Atersir: costi arretrati, morosità e investimenti le cause. Conteggi da rivedere

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L’inflazione è quasi a zero ma l’acqua che esce dal rubinetto continuiamo a pagarla ogni anno di più. La tariffa che vediamo nelle bollette 2017 è infatti superiore del 3,9% rispetto a quella dell’anno scorso, a sua volta rincarata del 5,5% rispetto al 2014/15. L’incremento tariffario riconosciuto a Hera per il comparto di Ferrara è simile a quello del Cadf e non è un’eccezione in Emilia Romagna, visto che quasi tutti gli ambiti territoriali hanno visto quest’anno aumenti con punte dell’8% per Rimini e del 6% per Bologna (sempre Hera). Gli unici a beneficiare di sconti sono stati gli utenti di Hera Modena e Ireti Reggio Emilia, rispettivamente del 3,7 e dell’1,6%. Perché questa costanza di aumenti tariffari negli anni? «Il motivo è da ricercarsi nell’impostazione data dall’Autorità al periodo successivo al referendum del 2011 - spiega Vito Belladonna, direttore dell’Atersir, l’agenzia regionale che calcola le tariffe - Dopo un periodo di calma tariffaria, infatti, si è ritenuto necessario riconoscere l’incremento di costi dei gestori per le annate 2016-19. C’è stato anche un problema di riconoscimento della morosità, incrementata durante la crisi e ormai a quota 2% in Emilia, che è stata appunto spalmata sulle tariffe».
Incide anche il capitolo investimenti, complessivamente 175 milioni di euro a livello regionale, corrispondenti a circa 40 euro pro capite all’anno. La priorità in questi anni è stata data al sistema fognario, perché c’era il rischio di infrazione comunitaria in caso di mancato collegamento alla fognatura di agglomerati superiori a 2mila abitanti, che a livello nazionale ci costano 180 milioni di euro l’anno di multe.«È vero, ci si è concentrati su questi investimenti e il prossimo obiettivo saranno gli agglomerati tra 2mila e 200 case - sottolinea Belladonna - La dispersione è ancora attorno al 30%? Questo problema, come detto, è stato per un po’ messo in secondo piano, ma sarà necessario affrontarlo appena possibile». Gli investimenti, peraltro, vengono pagati a due anni dalla loro programmazione, e dopo la verifica dell’effettiva realizzazione.
Per tutti questi motivi è presumibile che anche nel 2017-18 i consumatori dovranno sopportare altri incrementi in tariffa, anche se più contenuti rispetto alle ultime annualità. Si vedrà a novembre, quando Atersir prenderà di nuovo in mano i conti dei gestori. L’inversione del trend attuale dovrà essere rinviata al 2019, quando l’autorità rivedrà la struttura tariffaria inserendo molto probabilmente i costi standard, con conseguente efficientamento. (s.c.)
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