«Uccise e tentò di uccidere A Bertocchi l’ergastolo»
di Daniele Predieri
L’accusa chiede il carcere a vita, la difesa invece propone la legittima difesa L’assassino non resiste, esce dall’aula e torna in cella. La sentenza il 6 luglio
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Lo odiava, era arrivato ad odiarlo a tal punto da ucciderlo per banali contrasti su lavori e sulla casa di Fossanova San Marco di proprietà della sua fidanzata: Simone Bertocchi aveva preso le difese della compagna, era diventato il «capofamiglia» e voleva punire Tosi per i tanti torti ai suoi cari, per via di quella maledetta casa che Roberto Tosi Savonuzzi aveva ottenuto con una sorta di usufrutto per una ventina di anni, dopo processi e cause civili. E allora, le cause, le transazioni tra le parti, le lettera di risarcimento danni per lavori da fare alla casa, indirizzate alla fidanzata, diventano per Bertocchi la miccia per far esplodere l’odio che aveva verso il “vicino”, Roberto Tosi.
L’odio esplose il 25 luglio
L’odio esplose il 25 luglio scorso, quando una domenica mattina Bertocchi partì da Ferrara con una pistola in tasca, per uccidere il “vicino” di casa. Omicidio premeditato gli ha contestato l’accusa, e ieri mattina il pm Stefano Longhi ha messo in fila anche il tentato omicidio di Raffaela Pareschi (la compagna di Tosi cui Bertocchi sparò alle spalle) e il porto di quell’arma clandestina, piccola ma micidiale, mai trovata dopo il delitto, nonostante Bertocchi ne avesse indicato il luogo dove l’aveva gettato, dopo averla usata.
Quel “fine pena mai”
Per tutto questo Bertocchi merita l’ergastolo, con i calcoli tra aggravanti e reati, il pm Longhi ha chiesto la massima pena per questo delitto: ora sarà il giudice Piera Tassoni a valutare se accogliere o meno la richiesta di una condanna al «fine pena mai». Lo farà il 6 luglio prossimo, perchè ieri mattina dopo una maratona di oltre 6 ore in aula dopo la richiesta del pm Longhi, e le arringhe di parti civili (gli avvocati Melina Maisto e Carlotta Occari per la sorella di Tosi, Gabriella e gli avvocati Camilla Zanardi e Davide Bertasi per Raffaela Pareschi) e difesa, la decisione è stata rinviata a quella data. In aula, tra i tanti, il grande assente era proprio lui, Bertocchi, perchè dopo poche decine di minuti ha scelto di uscire: non resisteva ad ascoltare le accuse che gli erano rivolte dal pm Longhi.
No, fu una legittima difesa
Per lui, il suo avvocato difensore, Sergio Pellizzola, ha ribadito al giudice che non si tratta affatto di un omicidio premeditato, anzi in punta di diritto ha chiesto al gup Tassoni di valutare la “legittima difesa putativa in eccesso colposo”: spiegando che Bertocchi si riteneva in pericolo (non che vi fossero le evidenze di questo), pensava di esserlo e si sentiva minacciato per via di situazioni pregresse da Tosi, contro cui covava quell’odio senza limiti. Ma secondo il suo difensore, Bertocchi uccise - lo ha confessato, consegnandosi ai carabinieri dopo due giorni di fuga, dicendo «Ho fatto una gran ca...») - il “vicino” rivale con impeto, non con la freddezza di chi aveva programmato l’omicidio. Considerazioni tecniche sulle quali si scontrano accusa e difesa e che valgono la decisione su ergastolo o una pena ridotta.
Delitto premeditato, perchè?
Ma perchè omicidio premeditato? E’ possibile sostenerlo visto che Bertocchi quella mattina andò a Fossanova per uccidere, in bicicletta, con un testimone, William Biancucci, che aveva chiamato per aiutarlo nei lavori della casa, e non si curò di un altro testimone, Vittorino Chiccoli, zio della fidanzata, che abita nella parte confinante della casa di Tosi e che lanciò l’allarme dicendo: «E’ stato il fidanzato della Sabrina».
Un delitto troppo pasticciato
Il pm Longhi ha spiegato che per la premeditazione di un delitto non è necessaria una assoluta organizzazione degli eventi, non occorre esser killer esperti, anche Bertocchi può aver organizzato un omicidio, seppur in modo assolutamente stupido: scappando dalla casa del delitto, prima in bicicletta come era arrivato, poi in bus, per tornare in città, senza biglietto, prendendo anche la multa del controllore di Tper.
Ma sarà in aula il 6 luglio?
La difesa di Bertocchi ha cercato di attenuare tutte le richieste dell’accusa: proponendo che non si è trattato di tentato omicidio quello contro Raffaela Pareschi ma lesioni, e visto che Bertocchi - sbandato come la sua vita - ha solo due precedenti per guida in stato d’ebbrezza, merita attenuanti (generiche) che col calcolo giudiziario lo salverebbero dall’ergastolo. Chissà! Chissà, se Bertocchi, il 6 luglio, ci sarà in aula, quando il giudice Tassoni leggerà la sentenza.
L’odio esplose il 25 luglio
L’odio esplose il 25 luglio scorso, quando una domenica mattina Bertocchi partì da Ferrara con una pistola in tasca, per uccidere il “vicino” di casa. Omicidio premeditato gli ha contestato l’accusa, e ieri mattina il pm Stefano Longhi ha messo in fila anche il tentato omicidio di Raffaela Pareschi (la compagna di Tosi cui Bertocchi sparò alle spalle) e il porto di quell’arma clandestina, piccola ma micidiale, mai trovata dopo il delitto, nonostante Bertocchi ne avesse indicato il luogo dove l’aveva gettato, dopo averla usata.
Quel “fine pena mai”
Per tutto questo Bertocchi merita l’ergastolo, con i calcoli tra aggravanti e reati, il pm Longhi ha chiesto la massima pena per questo delitto: ora sarà il giudice Piera Tassoni a valutare se accogliere o meno la richiesta di una condanna al «fine pena mai». Lo farà il 6 luglio prossimo, perchè ieri mattina dopo una maratona di oltre 6 ore in aula dopo la richiesta del pm Longhi, e le arringhe di parti civili (gli avvocati Melina Maisto e Carlotta Occari per la sorella di Tosi, Gabriella e gli avvocati Camilla Zanardi e Davide Bertasi per Raffaela Pareschi) e difesa, la decisione è stata rinviata a quella data. In aula, tra i tanti, il grande assente era proprio lui, Bertocchi, perchè dopo poche decine di minuti ha scelto di uscire: non resisteva ad ascoltare le accuse che gli erano rivolte dal pm Longhi.
No, fu una legittima difesa
Per lui, il suo avvocato difensore, Sergio Pellizzola, ha ribadito al giudice che non si tratta affatto di un omicidio premeditato, anzi in punta di diritto ha chiesto al gup Tassoni di valutare la “legittima difesa putativa in eccesso colposo”: spiegando che Bertocchi si riteneva in pericolo (non che vi fossero le evidenze di questo), pensava di esserlo e si sentiva minacciato per via di situazioni pregresse da Tosi, contro cui covava quell’odio senza limiti. Ma secondo il suo difensore, Bertocchi uccise - lo ha confessato, consegnandosi ai carabinieri dopo due giorni di fuga, dicendo «Ho fatto una gran ca...») - il “vicino” rivale con impeto, non con la freddezza di chi aveva programmato l’omicidio. Considerazioni tecniche sulle quali si scontrano accusa e difesa e che valgono la decisione su ergastolo o una pena ridotta.
Delitto premeditato, perchè?
Ma perchè omicidio premeditato? E’ possibile sostenerlo visto che Bertocchi quella mattina andò a Fossanova per uccidere, in bicicletta, con un testimone, William Biancucci, che aveva chiamato per aiutarlo nei lavori della casa, e non si curò di un altro testimone, Vittorino Chiccoli, zio della fidanzata, che abita nella parte confinante della casa di Tosi e che lanciò l’allarme dicendo: «E’ stato il fidanzato della Sabrina».
Un delitto troppo pasticciato
Il pm Longhi ha spiegato che per la premeditazione di un delitto non è necessaria una assoluta organizzazione degli eventi, non occorre esser killer esperti, anche Bertocchi può aver organizzato un omicidio, seppur in modo assolutamente stupido: scappando dalla casa del delitto, prima in bicicletta come era arrivato, poi in bus, per tornare in città, senza biglietto, prendendo anche la multa del controllore di Tper.
Ma sarà in aula il 6 luglio?
La difesa di Bertocchi ha cercato di attenuare tutte le richieste dell’accusa: proponendo che non si è trattato di tentato omicidio quello contro Raffaela Pareschi ma lesioni, e visto che Bertocchi - sbandato come la sua vita - ha solo due precedenti per guida in stato d’ebbrezza, merita attenuanti (generiche) che col calcolo giudiziario lo salverebbero dall’ergastolo. Chissà! Chissà, se Bertocchi, il 6 luglio, ci sarà in aula, quando il giudice Tassoni leggerà la sentenza.
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