Imprese e lavoro dopo la tripla “retrocessione”
di STEFANO CIERVO
Crisi, sisma e Carife: risalita appena iniziata Manca chi possa affiancarsi al miracolo Spal
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La promozione della Spal è un vanto per l’intera città, con il nome di Ferrara che circola fluido tra il grande pubblico. Un punto d’orgoglio, che può diventare anche termine di paragone. Il calcio è in serie A, ma gli altri ambiti della vita cittadina? La sanità, i trasporti, l’accoglienza turistica, l’economia? Promossi o da bocciare? Quali altre eccellenze offre Ferrara, cosa c’è da migliorare e cosa cambiare? Ne facciamo tema di un’inchiesta a puntate che tasta il polso al territorio, aperta al confronto. Dopo aver esaminato i temi dell’università, del turismo e delle infrastrutture, ecco la quarta puntata sull’economia.
di STEFANO CIERVO
L’economia ferrarese non si è ancora ripresa dalla tripla “retrocessione” dell’ultimo decennio: prima la crisi internazionale del 2008, doppiata da quella del debito sovrano del 2011, poi il terremoto del 2012 e infine il crac Carife nel 2015, hanno fatto scendere gradini nelle graduatorie specialistiche provinciali, e non è che la città capoluogo stia tanto meglio. Le immagini dei capannoni chiusi e dei lotti inutilizzati della zona Pmi di Cassana rischiano di diventare un simbolo di un processo di deindustrializzazione lento ma inesorabile, che fa il paio con l’insufficiente ricambio per le imprese commerciali con le serrande abbassate, mentre il mercato immobiliare, la benzina delle riprese economiche “tradizionali”, mostra segnali positivi ma ancora timidi.
Le basi per uno sviluppo digitale, poi, sono piuttosto fragili, se misurate con un indicatore standard come la connessione a banda larga. Il tutto da inserire in un quadro provinciale ancor meno performante, al di là di qualche eccezione positiva. La serie A del lavoro e dei soldi, insomma, è lontana e ce ne vorranno di (eventuali) stagioni positive per agguantarla, finalmente.
Ricchezza e povertà
Può essere utile prendere come pietra di paragone non solo la dimensione nazionale ma anche il campione delle città Unesco di dimensioni simili a Ferrara, seguendo la metodologia dello stesso Comune. Si scopre così che il reddito medio, 22.004,46 euro nel 2014, è il 15esimo su 28 città dello stesso range, da “serie B” piena, anche se a livello regionale l’intera Romagna sta al di sotto di questa cifra, assieme ai capoluoghi del centro-sud. Il dato provinciale del valore aggiunto non è dissimile, in quanto si colloca all’esatta metà della classifica italiana, ed in questo caso decisamente ultimo a livello regionale. Per quanto riguarda l’altra faccia della medaglia, cioè le povertà, il 7,9% dei ferraresi non riesce ad arrivare a fine mese, e si tratta di un dato significativo. Quasi un quarto dei contribuenti Irpef della città, il 24,4%, e il 27,2% della provincia, dichiara meno di 10mila euro l’anno, e qui il dato medio ci premia, visto che in Italia sono il 32% e in Emilia Romagna il 25,5%.
Lavoro in altalena
I dati più recenti sul mercato del lavoro contengono indicazioni di segno diverso. Il quadro è in miglioramento ma con velocità ancora poco incoraggiante, visti gli sprofondi dai quali si parte. La disoccupazione in città continua a diminuire, essendo passata dal 10,8% del 2015 al 10,6 dell’anno scorso, con un calo di 2,2 punti rispetto al record negativo del 2014 (12,8%). Il divario positivo nei confronti della media nazionale, 11,7%, è di quasi un punto, mentre restano lontane le eccellenze dell’Emilia Romagna e di gran parte dei capoluoghi del Nord Italia. Migliora anche il tasso di occupazione, dello 0,7%, passando così al 69,2%: è decisamente più alto della media nazionale, che si è attestata al 57,2%, ma anche qui incide molto il divario pesante con il Sud. In calo significativo i Neet, cioè i giovani che non lavorano e non studiano, come pure il tasso di occupazione tra i 15-29enni.
Digitale e innovazione
Le famiglie con connessione a internet a banda larga è aumentato negli ultimi anni, l’ultima fotografia per la quale è possibile fare confronti risale al censimento 2011 e Ferrara non svettava tra le città dello stesso range: 19esima posizione su 28, più o meno in linea con la media regionale, mentre quella nazionale era inferiore. La specializzazione produttiva nei settori ad alta intensità di conoscenza tecnologica delle aziende (indicatore su 100 addetti delle unità locali), è invece al di sotto delle medie regionali e nazionali, anche se la città si comporta meglio del territorio provinciale nel suo insieme. Il numero di brevetti, invece, è crollato a partire dal 2009 arrivando ai livelli nazionali, mentre il dato emiliano-romagnolo è sceso meno rapidamente.
Mercato immobiliare
Gli ultimi dati sulla domanda di abitazioni mette Ferrara ancora in coda per quanto riguarda i prezzi, con 1.600 euro al metro quadro, in calo dell’1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La domanda è invece in ripresa, del 3,6%, comunque al di sotto della media regionale, ma la disponibilità di spesa è tra le più basse in regione: il 56% dei potenziali acquirenti può infatti spendere fino a 119mila euro (solo Reggio sta sotto), un numero non rilevabile statisticamente può pensare ad una spesa di oltre 464mila euro. Siamo su valori in risalita rispetto agli anni della crisi, ma quelli pre-2008 restano lontanissimi.
Credito
Il crac della Cassa di Risparmio di Ferrara non ha solo sottratto risorse finanziarie importanti, virtualmente quasi un miliardo di euro andato in fumo con l’azzeramento delle azioni, ma mette in discussione anche il reimpiego sul tessuto economico locale dei depositi. Bper, l’acquirente della banca cittadina, è infatti presente su territori storicamente affamati di credito, e il rischio concreto è il drenaggio dei risparmi ferraresi, se appena il sistema imprenditoriale mostrerà i tentennamenti del “cavallo che non beve”, verso altre realtà economiche. Semmai la stessa Bper andrà monitorata per verificarne le intenzioni sul fronte Spal: la maglia sponsorizzata in occasione di una delle ultime partite potrebbe essere preludio ad un rapporto più duraturo, se la banca modenese vorrà sfruttare l’ondata di empatia tra città e biancazzurri come grimaldello per entrare nel modo migliore sul mercato ferrarese.
Struttura imprenditoriale
È una delle storiche debolezze del sistema economico locale, che non può senz’altro dirsi di serie A: relativamente poche imprese, e scarsamente strutturate. Al 31 dicembre 2016 erano iscritte alla Camera di commercio 32.391 imprese attive, con un saldo negativo di 505 unità tra iscrizioni e cessazioni; la città rappresenta poco più di un terzo di questa realtà. Due terzi di queste realtà sono società di persone, in genere la forma giudirica che meno garantisce solidità, e solo il 32% è costituito da società di capitali. C’è da dire che dal 2009, cioè dall’avvio della crisi, si è registrato un aumento delle imprese più strutturate a discapito delle società di persone.
Eccellenze
In questo panorama trovare chi possa dar una mano ai Colombarini per affrontare la sfida della serie A, non sembra proprio un’impresa facile. Le eccellenze in ogni caso non mancano nemmeno in campo economico. Si possono citare a livello territoriale Bonifiche Ferraresi, da sempre la più estesa azienda agricola italiana, che sotto l’impulso della nuova compagine azionaria sta sviluppando una politica d’investimenti e acquisizioni per arrivare a competere... in Champions League. La nuova Manifatture Berluti è sicuramente una punta di diamante del fashion non solo italiano, con le sue scarpe di lusso. Ci sono le realtà della conservazione e commercio di ortofrutta, da Mazzoni a Salvi, il polo chimico con il centro ricerche Lyondellbasell ancora capace d’innovazioni applicate di livello mondiale, i tradizionali punti di forza della meccanica a Cento e le realtà della zona Sipro di San Giovanni d’Ostellato. Mancano però, a differenza di altre città emiliane e del Nord Est, medie imprese con forte potenziale di crescita e marchi propri, l’identikit delle realtà dalle quali escono di solito i protagonisti dei “miracoli” calcistici di provincia. Anche per questo l’impresa della Spal assume una rilevanza davvero particolare.
di STEFANO CIERVO
L’economia ferrarese non si è ancora ripresa dalla tripla “retrocessione” dell’ultimo decennio: prima la crisi internazionale del 2008, doppiata da quella del debito sovrano del 2011, poi il terremoto del 2012 e infine il crac Carife nel 2015, hanno fatto scendere gradini nelle graduatorie specialistiche provinciali, e non è che la città capoluogo stia tanto meglio. Le immagini dei capannoni chiusi e dei lotti inutilizzati della zona Pmi di Cassana rischiano di diventare un simbolo di un processo di deindustrializzazione lento ma inesorabile, che fa il paio con l’insufficiente ricambio per le imprese commerciali con le serrande abbassate, mentre il mercato immobiliare, la benzina delle riprese economiche “tradizionali”, mostra segnali positivi ma ancora timidi.
Le basi per uno sviluppo digitale, poi, sono piuttosto fragili, se misurate con un indicatore standard come la connessione a banda larga. Il tutto da inserire in un quadro provinciale ancor meno performante, al di là di qualche eccezione positiva. La serie A del lavoro e dei soldi, insomma, è lontana e ce ne vorranno di (eventuali) stagioni positive per agguantarla, finalmente.
Ricchezza e povertà
Può essere utile prendere come pietra di paragone non solo la dimensione nazionale ma anche il campione delle città Unesco di dimensioni simili a Ferrara, seguendo la metodologia dello stesso Comune. Si scopre così che il reddito medio, 22.004,46 euro nel 2014, è il 15esimo su 28 città dello stesso range, da “serie B” piena, anche se a livello regionale l’intera Romagna sta al di sotto di questa cifra, assieme ai capoluoghi del centro-sud. Il dato provinciale del valore aggiunto non è dissimile, in quanto si colloca all’esatta metà della classifica italiana, ed in questo caso decisamente ultimo a livello regionale. Per quanto riguarda l’altra faccia della medaglia, cioè le povertà, il 7,9% dei ferraresi non riesce ad arrivare a fine mese, e si tratta di un dato significativo. Quasi un quarto dei contribuenti Irpef della città, il 24,4%, e il 27,2% della provincia, dichiara meno di 10mila euro l’anno, e qui il dato medio ci premia, visto che in Italia sono il 32% e in Emilia Romagna il 25,5%.
Lavoro in altalena
I dati più recenti sul mercato del lavoro contengono indicazioni di segno diverso. Il quadro è in miglioramento ma con velocità ancora poco incoraggiante, visti gli sprofondi dai quali si parte. La disoccupazione in città continua a diminuire, essendo passata dal 10,8% del 2015 al 10,6 dell’anno scorso, con un calo di 2,2 punti rispetto al record negativo del 2014 (12,8%). Il divario positivo nei confronti della media nazionale, 11,7%, è di quasi un punto, mentre restano lontane le eccellenze dell’Emilia Romagna e di gran parte dei capoluoghi del Nord Italia. Migliora anche il tasso di occupazione, dello 0,7%, passando così al 69,2%: è decisamente più alto della media nazionale, che si è attestata al 57,2%, ma anche qui incide molto il divario pesante con il Sud. In calo significativo i Neet, cioè i giovani che non lavorano e non studiano, come pure il tasso di occupazione tra i 15-29enni.
Digitale e innovazione
Le famiglie con connessione a internet a banda larga è aumentato negli ultimi anni, l’ultima fotografia per la quale è possibile fare confronti risale al censimento 2011 e Ferrara non svettava tra le città dello stesso range: 19esima posizione su 28, più o meno in linea con la media regionale, mentre quella nazionale era inferiore. La specializzazione produttiva nei settori ad alta intensità di conoscenza tecnologica delle aziende (indicatore su 100 addetti delle unità locali), è invece al di sotto delle medie regionali e nazionali, anche se la città si comporta meglio del territorio provinciale nel suo insieme. Il numero di brevetti, invece, è crollato a partire dal 2009 arrivando ai livelli nazionali, mentre il dato emiliano-romagnolo è sceso meno rapidamente.
Mercato immobiliare
Gli ultimi dati sulla domanda di abitazioni mette Ferrara ancora in coda per quanto riguarda i prezzi, con 1.600 euro al metro quadro, in calo dell’1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La domanda è invece in ripresa, del 3,6%, comunque al di sotto della media regionale, ma la disponibilità di spesa è tra le più basse in regione: il 56% dei potenziali acquirenti può infatti spendere fino a 119mila euro (solo Reggio sta sotto), un numero non rilevabile statisticamente può pensare ad una spesa di oltre 464mila euro. Siamo su valori in risalita rispetto agli anni della crisi, ma quelli pre-2008 restano lontanissimi.
Credito
Il crac della Cassa di Risparmio di Ferrara non ha solo sottratto risorse finanziarie importanti, virtualmente quasi un miliardo di euro andato in fumo con l’azzeramento delle azioni, ma mette in discussione anche il reimpiego sul tessuto economico locale dei depositi. Bper, l’acquirente della banca cittadina, è infatti presente su territori storicamente affamati di credito, e il rischio concreto è il drenaggio dei risparmi ferraresi, se appena il sistema imprenditoriale mostrerà i tentennamenti del “cavallo che non beve”, verso altre realtà economiche. Semmai la stessa Bper andrà monitorata per verificarne le intenzioni sul fronte Spal: la maglia sponsorizzata in occasione di una delle ultime partite potrebbe essere preludio ad un rapporto più duraturo, se la banca modenese vorrà sfruttare l’ondata di empatia tra città e biancazzurri come grimaldello per entrare nel modo migliore sul mercato ferrarese.
Struttura imprenditoriale
È una delle storiche debolezze del sistema economico locale, che non può senz’altro dirsi di serie A: relativamente poche imprese, e scarsamente strutturate. Al 31 dicembre 2016 erano iscritte alla Camera di commercio 32.391 imprese attive, con un saldo negativo di 505 unità tra iscrizioni e cessazioni; la città rappresenta poco più di un terzo di questa realtà. Due terzi di queste realtà sono società di persone, in genere la forma giudirica che meno garantisce solidità, e solo il 32% è costituito da società di capitali. C’è da dire che dal 2009, cioè dall’avvio della crisi, si è registrato un aumento delle imprese più strutturate a discapito delle società di persone.
Eccellenze
In questo panorama trovare chi possa dar una mano ai Colombarini per affrontare la sfida della serie A, non sembra proprio un’impresa facile. Le eccellenze in ogni caso non mancano nemmeno in campo economico. Si possono citare a livello territoriale Bonifiche Ferraresi, da sempre la più estesa azienda agricola italiana, che sotto l’impulso della nuova compagine azionaria sta sviluppando una politica d’investimenti e acquisizioni per arrivare a competere... in Champions League. La nuova Manifatture Berluti è sicuramente una punta di diamante del fashion non solo italiano, con le sue scarpe di lusso. Ci sono le realtà della conservazione e commercio di ortofrutta, da Mazzoni a Salvi, il polo chimico con il centro ricerche Lyondellbasell ancora capace d’innovazioni applicate di livello mondiale, i tradizionali punti di forza della meccanica a Cento e le realtà della zona Sipro di San Giovanni d’Ostellato. Mancano però, a differenza di altre città emiliane e del Nord Est, medie imprese con forte potenziale di crescita e marchi propri, l’identikit delle realtà dalle quali escono di solito i protagonisti dei “miracoli” calcistici di provincia. Anche per questo l’impresa della Spal assume una rilevanza davvero particolare.
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