imprenditore a processo
La truffa con due fatture false Per lavori di scavo non eseguiti
di Giancarlo Oliani
Secondo l’accusa è riuscito ad incassare quasi centomila euro emettendo due fatture false per lavori di escavazione mai eseguiti dalla sua ditta in un’azienda agricola di Sermide. Per farlo è...
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Secondo l’accusa è riuscito ad incassare quasi centomila euro emettendo due fatture false per lavori di escavazione mai eseguiti dalla sua ditta in un’azienda agricola di Sermide. Per farlo è riuscito a trarre in inganno anche la sua banca ma non quella dell’agricoltore. Ora Alvaro Orpelli, 63 anni, residente a Ferrara in via Porta d’Amore, legale rappresentante della Sei srl di via Darsena, è a processo per truffa, violazione di corrispondenza e falso. Ieri mattina la prima udienza che si è svolta per competenza territoriale in un’aula del tribunale di Mantova conclusasi con il rinvio all’8 giugno.
La vicenda risale al marzo di cinque anni fa. Orpelli, in quel periodo, emette due fatture false nei confronti di un’azienda agricola di Sermide per un importo di oltre centomila euro. Si riferiscono ad alcune escavazioni che però non sono mai state effettuate. Quella è solo la prima parte del piano. La seconda consiste nel portarle in banca per la cessione del credito al fine di avere un congruo anticipo sulla somma. La banca accoglie la richiesta e invia al debitore la comunicazione di essere subentrata nel credito e una lettera per l’accettazione.
Orpelli, secondo quanto emerge dalle indagini, fornisce però all’Istituto di credito un indirizzo sbagliato dell’imprenditore agricolo: quello di uno studio di cui era stato socio otto anni prima. Il postino va allo studio con la raccomandata ma non trovandolo lascia un avviso per il ritiro in posta. Orpelli si fa consegnare l’avviso, lo apre e va alle Poste dove ritira la raccomandata mettendo sul modulo uno sghiribizzo per delega. Firma la documentazione bancaria con il nome dell’imprenditore agricolo mantovano. E spedisce. La sua banca, ricevuta la conferma, emette due ricevute bancarie e le invia a quella del “debitore”. Ma 50mila euro sono tanti e l’istituto di credito telefona al cliente che nega d’aver mai avuto quel debito, né d’aver mai firmato nulla. Cosa peraltro subito riscontrabile perché in quei giorni si trovava per lavoro in Germania.
La vicenda risale al marzo di cinque anni fa. Orpelli, in quel periodo, emette due fatture false nei confronti di un’azienda agricola di Sermide per un importo di oltre centomila euro. Si riferiscono ad alcune escavazioni che però non sono mai state effettuate. Quella è solo la prima parte del piano. La seconda consiste nel portarle in banca per la cessione del credito al fine di avere un congruo anticipo sulla somma. La banca accoglie la richiesta e invia al debitore la comunicazione di essere subentrata nel credito e una lettera per l’accettazione.
Orpelli, secondo quanto emerge dalle indagini, fornisce però all’Istituto di credito un indirizzo sbagliato dell’imprenditore agricolo: quello di uno studio di cui era stato socio otto anni prima. Il postino va allo studio con la raccomandata ma non trovandolo lascia un avviso per il ritiro in posta. Orpelli si fa consegnare l’avviso, lo apre e va alle Poste dove ritira la raccomandata mettendo sul modulo uno sghiribizzo per delega. Firma la documentazione bancaria con il nome dell’imprenditore agricolo mantovano. E spedisce. La sua banca, ricevuta la conferma, emette due ricevute bancarie e le invia a quella del “debitore”. Ma 50mila euro sono tanti e l’istituto di credito telefona al cliente che nega d’aver mai avuto quel debito, né d’aver mai firmato nulla. Cosa peraltro subito riscontrabile perché in quei giorni si trovava per lavoro in Germania.
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