Spal, le Ali della Vittoria per l’infinito
Il 2-1 sul Bari vale la A con primato e Coppa di Lega Mai successo ad una neopromossa: il Mazza in estasi
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FERRARA. Sono le 23.08 quando capitan Giani, sulle note di “We are the champions”, alza al cielo le Ali della Vittoria. È la coppa che consacra la Spal come vincitrice del campionato di serie B. Un’impresa anche questa: mai, prima di ieri, una neopromossa era salita nella massima serie come capolista. È stato il doppio letale morso del Cobra Zigoni a commuovere e inorgoglire Ferrara. Due reti del bomber, Bari battuto (2-1) nell’ultima del torneo cadetto e biancazzurri non solo promossi: leader assoluti. E la divinità alata Vittoria, con un basamento del trofeo che ricorda il braciere olimpico, prende per mano la Spal e la porta nell’infinito. Prima il match, quasi una parentesi tonda all’interno di un’equazione molto più ampia e complessa. C’erano una festa in attesa, un palco da montare e musica da ballare.
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E così è stato. Tappeto rosso steso, autorità al microfono. E, dopo qualche minuto, staff e squadra chiamati sul palcoscenico. Uno a uno, sbuffi di fumo bianco. Applausi. L’apoteosi di una coppa sollevata tra milioni di coriandoli. Come visto miliardi di volte in televisione, nella finali mozzafiato con gli squadroni in vetrina. Stavolta il Mazza era protagonista, live. Dal vivo. Tutto vero. C’era la Spal a ricevere la coppa dalle mani del segretario generale di Lega B, Paolo Bedin.
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La gente incantata. Nessuno che voleva finisse. Tutti dentro un catino zeppo di adrenalina. «Società Polisportiva Ars et Labor detta Spal - esclama Bedin -: bentornata in A». Pelle d'oca. Il Mazza è un urlo unico. Bedin aggiunge: «Un’impresa come la vostra può nascere soltanto se c’è una proprietà solida e seria. Un organigramma che non lascia niente al caso e un grande condottiero come Semplici. Con una squadra di grandi uomini. E poi un presidente come Mattioli, massimo dirigente da trent’anni e con questa ha conquistato l’undicesima promozione»
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Il presidente Mattioli alza un pugno carico di grinta verso la Ovest: «Orgogliosi di quanto fatto in tre anni, una cosa meravigliosa. Grazie a voi, popolo spallino. Dobbiamo rimanere sempre così: uniti. Noi siamo la Spal».
Il patron Colombarini sorride, non perde l’aplomb: «Siamo belli carichi, eh».
Il sindaco Tagliani ricorda soltanto un momento: «Quando nell'estate del 2013, stanco di gestioni raffazzonate e fantomatiche finanziarie, chiamai i Colombarini chiedendo loro se volessero rilevare la Spal. Beh, direi che non sbagliai la mossa. Questa storia ha un nome, un cognome e un futuro».
Il palcoscenico è stato, chiaramente, anche il green carpet erboso. Pure la Curva Ovest non è immune da ammirazione. La statuetta dell’Oscar è per la scenografia, in primis. Che la colonna sonora è da tempo pluripremiata. Mentre le squadre scendono sul tappeto verde, dalla curva nasce una A immensa. Grande come la passione, lunga come il tempo trascorso dall’ultima avventura nella massima serie. La lettera magica è contornata dal bianco e da una strisciolina gialla. Ai margini il blu, l’azzurro, il bianco: la cornice dell’orgoglio ferrarese. E tra le luci dei riflettori filtra l’eco di un canto che da qualche settimana è virale: “Noi ce ne andiamo, ce ne andiamo in serie A...”. Il tono sale. E sale e sale: “Per quelli che son sempre stati qui, per quelli che hanno visto la serie D... Noi ce ne andiamo in serie A, noi cene andiamo ce ne andiamo in serie A”.
Uno spettacolo di curva. In tribuna i grandi ex Andrea Mangoni e Mino Bizzarri, che in carriera ne hanno viste parecchie, filmano con il cellulare. Impressionati. In campo il gioco è al via: meno di un minuto e la Ovest squarcia il silenzio: “Serie A, serie A, serie A...”. Mescola i sapori con l’hit del cuore: “La Spal è la mia vita, biancazzurro il mio color”. Il Bari passa in vantaggio nel silenzio tombale di uno stadio che è qui per sorridere. Pareggio sostanzialmente rapido (il morso del Cobra). Un altro coro curvaiolo: “Segna per noi, vogliamo vincere”.
Nella ripresa la Spal attacca sotto la Ovest, per chiudere l’annata come tradizione pretende. Sono invero i pugliesi a dare qualche brivido alla marea biancazzurra, ma la sfera non entra e la Spal macina gioco. C’è voglia di chiudere con un biglietto da visita lussuoso.
E il destino stavolta si mostra generoso, perché consente al Cobra di firmare il colpo del trionfo. Duetto con il neo entrato Antenucci e scivolata vincente. Zigoni si prende con gli interessi ciò che il guardalinee gli aveva tolto contro la Pro Verceelli (il suo colpo di testa, due settimane orsono, sarebbe stato il graffio della serie A). Gianmarco cancella quello sgarbo, confeziona la torta e ci mette pure la ciliegina. Un anno fa aveva realizzato il gol per la B, ieri sera ha fatto calare il sipario con una doppietta. Ali della vittoria. Suona Jovanotti, “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”. Mentre scattano gli ultimi flash, fluttuano lacrimucce residue con una sinergia giocatori-tifosi; dagli altoparlanti un richiamo: “Ciao a tutti, ci vediamo in serie A”.
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