«Dopo il primo botto sono corsa fuori ed ho chiesto aiuto»
La moglie del pensionato è stata la prima a lanciare l’allarme Danni anche alla attività vicine, controlli anche dall’Arpa
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PORTOMAGGIORE. È arrivato quasi subito sul posto, il sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli. Ed è arrivato col cuore in gola e la testa, forse, alla tragedia del Poligono tornata in questi giorni alla memoria con tutta la sua forza. Si è fermato con l’auto davanti al cancello, è sceso ed ha chiesto subito informazioni al maresciallo dei carabinieri Giovanni Persia, arrivato anche lui sul posto appena ricevuta la notizia. «Per fortuna nessuno si è fatto niente - ha commentato il primo cittadino - lo spavento è stato notevole, ma i vigili del fuoco sono riusciti nel giro di attimi ad evitare danni peggiori».
Bisognerà capire bene cosa sia successo e se il titolare dell’attività ha tutti i permessi e le carte in regola per poter utilizzare un certo tipo di macchinari. Gli inquirenti dovranno anche valutare se la struttura dove il signor Frighi portava avanti la sua passione ha tutte le autorizzazioni, se erano presenti estintori e quanto altro è richiesto dalla legge in questi casi.
Il titolare del capannone e dell’attività, il signor Frighi, ha passato diverso tempo in caserma per la denuncia mentre sua moglie è ferma sul dondolo davanti casa: «Una paura tremenda. Ho sentito lo scoppio, sono uscita e non ho capito più nulla. Sono rimasta col terrore addosso finché non ho capito che mio marito in realtà non c’era. Era andato in piazza a comprare qualcosa, per fortuna». Risponde al telefono che continua a squillare, entra in casa ed esce ancora. «Era la sua passione, tutto andato distrutto. Passava il suo tempo dietro al quelle auto, dei piccoli gioielli. Per fortuna è andata bene...per fortuna». «Signora, dica a suo marito di non entrare in quello che resta del magazzino, di non toccare nulla perché è pericoloso», si raccomandano i vigili del fuoco cercando anche di darle conforto. «Non deve toccare nemmeno i nastri, niente di niente finché non lo diciamo noi».
Nel cortile della vicina ditta di lampadari, i titolari dell’attività Fornasari cercano di capire assieme ai tecnici se hanno avuto danni importanti. «È andata più che bene - dicono - e dobbiamo ringraziare i vigili del fuoco, ce ne sono pochi di professionisti come loro. Davvero grazie». «Ho preso la bicicletta e ho attraversato la strada gridando aiuto - racconta la moglie del titolare dell’azienda - E adesso che so che tutti stanno bene, che nessuno si è fatto male e che la pura è passata, penso a tutto il mio orto biologico che andrà buttato via...».
Bisognerà capire bene cosa sia successo e se il titolare dell’attività ha tutti i permessi e le carte in regola per poter utilizzare un certo tipo di macchinari. Gli inquirenti dovranno anche valutare se la struttura dove il signor Frighi portava avanti la sua passione ha tutte le autorizzazioni, se erano presenti estintori e quanto altro è richiesto dalla legge in questi casi.
Il titolare del capannone e dell’attività, il signor Frighi, ha passato diverso tempo in caserma per la denuncia mentre sua moglie è ferma sul dondolo davanti casa: «Una paura tremenda. Ho sentito lo scoppio, sono uscita e non ho capito più nulla. Sono rimasta col terrore addosso finché non ho capito che mio marito in realtà non c’era. Era andato in piazza a comprare qualcosa, per fortuna». Risponde al telefono che continua a squillare, entra in casa ed esce ancora. «Era la sua passione, tutto andato distrutto. Passava il suo tempo dietro al quelle auto, dei piccoli gioielli. Per fortuna è andata bene...per fortuna». «Signora, dica a suo marito di non entrare in quello che resta del magazzino, di non toccare nulla perché è pericoloso», si raccomandano i vigili del fuoco cercando anche di darle conforto. «Non deve toccare nemmeno i nastri, niente di niente finché non lo diciamo noi».
Nel cortile della vicina ditta di lampadari, i titolari dell’attività Fornasari cercano di capire assieme ai tecnici se hanno avuto danni importanti. «È andata più che bene - dicono - e dobbiamo ringraziare i vigili del fuoco, ce ne sono pochi di professionisti come loro. Davvero grazie». «Ho preso la bicicletta e ho attraversato la strada gridando aiuto - racconta la moglie del titolare dell’azienda - E adesso che so che tutti stanno bene, che nessuno si è fatto male e che la pura è passata, penso a tutto il mio orto biologico che andrà buttato via...».
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