L’ira degli ambulanti «In piazza Travaglio è difficile lavorare»
di Marcello Pulidori
Per molti venditori attivi in città quella zona è penalizzante Una ventina di postazioni non assegnate dall’ultimo bando
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C’è posto e posto. Ne sono convinti i venditori ambulanti intervistati ieri, mattina e pomeriggio, durante il mercato del venerdì, in Piazza Travaglio. Mercato particolare, quello di ieri, che in mattinata non ha potuto snodarsi in Piazza Trento Trieste causa la concomitanza del passaggio della Mille Miglia. Così, dalle 14 in avanti, abbondantemente terminata la passerella dei bolidi d’epoca, i banchi del mercato hanno potuto dispiegare le loro “vele”, per la verità messe a dura prova, attorno alle 15,30, dal forte vento che ha quasi scoperchiato alcuni gazebo. Ma, si diceva, in Piazza Travaglio, gli umori non erano certo dei migliori.
Forse anche per questo il bando da poco chiuso dal Comune sull’assegnazione dei posti agli ambulanti ha fatto registrare una ventina di “buchi”, posti cioè non assegnati. Un bando che i Comuni, sorretti anche dalla Regione Emilia-Romagna e dall’Anci (l’Associazione Nazionali Comuni Italiani, ndr), hanno predisposto proprio per, in qualche modo, contrastare l’incertezza che arriva dall’Unione Europea che ancora non ha emesso direttive chiare ed immediatamente eseguibili (che andrebbero comunque nella direzione della massima liberalizzazione del mercato). Per alcuni la collocazione in questa piazza, in Piazza Travaglio, è penalizzante: «Si lavora poco da questa parte del mercato - dice Amir Riaz, pachistano che vende vestiti di ogni genere, avvicinato non appena arriviamo sul posto - anche se dipende, alle volte, da giorno a giorno, da mercato a mercato. Io per carattere tendo a non lamentarmi mai - dice ancora il commerciante pachistano - ma è certo che qualcosa in più si potrebbe fare». L’amico e collega Furqan, nel frattempo, annuisce guardando il nostro primo gentile interlocutore. Ci spostiamo di alcuni metri e la musica non cambia. Gli umori degli ambulanti non migliorano. Questa volta il commerciante è originario della Cina ma riesce comunque a farsi capire molto bene: «Sì - ammette Yang Shujing - , questa posizione non è felice per noi venditori ambulanti - prosegue nel suo buon italiano - , c’è poca gente ma noi cerchiamo di andare avanti e lavorare al meglio». Notiamo, poi, un banco di fiori, molto bello, che in pratica chiude la fila dei gazebo del mercato, sempre in Piazza Travaglio. «Non è una grande zona di affari, questa - conferma anche Leonardo Orlandi - , noi vendiamo fiori quindi i prezzi non sono altissimi, come è giusto che sia. Queste sono piante che in parte coltiviamo noi a Gaibana (un frazione di Ferrara, ndr) e in un centro a Padova. È sempre una questione di portafogli - dice ancora Orlandi - , basti pensare che chi si trova a camminare d’abitudine in corso Giovecca, ad esempio, mediamente ha più possibilità di spendere rispetto ad altri. Diciamo che abbiamo vissuto momenti migliori. Poi ci sarebbero tante altre cose da dire, ad esempio sul fatto che l’Unione Europea non ci sta aiutando in quanto le leggi che deve varare ancora non si vedono. Aspetteremo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Forse anche per questo il bando da poco chiuso dal Comune sull’assegnazione dei posti agli ambulanti ha fatto registrare una ventina di “buchi”, posti cioè non assegnati. Un bando che i Comuni, sorretti anche dalla Regione Emilia-Romagna e dall’Anci (l’Associazione Nazionali Comuni Italiani, ndr), hanno predisposto proprio per, in qualche modo, contrastare l’incertezza che arriva dall’Unione Europea che ancora non ha emesso direttive chiare ed immediatamente eseguibili (che andrebbero comunque nella direzione della massima liberalizzazione del mercato). Per alcuni la collocazione in questa piazza, in Piazza Travaglio, è penalizzante: «Si lavora poco da questa parte del mercato - dice Amir Riaz, pachistano che vende vestiti di ogni genere, avvicinato non appena arriviamo sul posto - anche se dipende, alle volte, da giorno a giorno, da mercato a mercato. Io per carattere tendo a non lamentarmi mai - dice ancora il commerciante pachistano - ma è certo che qualcosa in più si potrebbe fare». L’amico e collega Furqan, nel frattempo, annuisce guardando il nostro primo gentile interlocutore. Ci spostiamo di alcuni metri e la musica non cambia. Gli umori degli ambulanti non migliorano. Questa volta il commerciante è originario della Cina ma riesce comunque a farsi capire molto bene: «Sì - ammette Yang Shujing - , questa posizione non è felice per noi venditori ambulanti - prosegue nel suo buon italiano - , c’è poca gente ma noi cerchiamo di andare avanti e lavorare al meglio». Notiamo, poi, un banco di fiori, molto bello, che in pratica chiude la fila dei gazebo del mercato, sempre in Piazza Travaglio. «Non è una grande zona di affari, questa - conferma anche Leonardo Orlandi - , noi vendiamo fiori quindi i prezzi non sono altissimi, come è giusto che sia. Queste sono piante che in parte coltiviamo noi a Gaibana (un frazione di Ferrara, ndr) e in un centro a Padova. È sempre una questione di portafogli - dice ancora Orlandi - , basti pensare che chi si trova a camminare d’abitudine in corso Giovecca, ad esempio, mediamente ha più possibilità di spendere rispetto ad altri. Diciamo che abbiamo vissuto momenti migliori. Poi ci sarebbero tante altre cose da dire, ad esempio sul fatto che l’Unione Europea non ci sta aiutando in quanto le leggi che deve varare ancora non si vedono. Aspetteremo».
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