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«Amianto a Ferrara, serve un piano per rimuovere e smaltire»

«Amianto a Ferrara, serve un piano per rimuovere e smaltire»

Parenti delle vittime e Cgil sollecitano Comuni e Provincia: si parta dalla mappa La nascita di un team interdisciplinare sul mesotelioma è una grande occasione

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FERRARA. La nascita anche in città di un team multidisciplinare sul mesotelioma, di cui ha parlato la Nuova due giorni fa, viene accolta con soddisfazione e speranza dai familiari delle vittime dell’amianto e dal sindacato.

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«Mentre ci si augura che questo gruppo di universitari e giovani ricercatori ottenga importanti risultati - annotano Romeo Zazzaroni, responsabile Afeva e Riccardo Grazzi, della segreteria Cgil - chiediamo un nuovo impegno alle istituzioni e alle parti datoriali affinché assumano il problema della contaminazione dell’ambiente e dei sistemi produttivi causati dalla diffusione e dall’utilizzo sotto varie forme dell’amianto». Nel piano integrato amianto, è l’indicazione che viene dai parenti delle vittime, bisogna perseguire gli obiettivi della «mappatura, rimozione e trasporto in discarica dell’amianto rimosso», ed è «il governo territoriale» a doverlo fare, sollecitato adeguatamente da associazioni, università, politica e istituzioni.

Da alcuni mesi si è attivato a Pontelagoscuro uno sportello sociale dedicato all’ascolto e all’informazione sulle problematiche collegate all’amianto, e la stessa Regione ha avviato un percorso di rivisitazione e aggiornamento del Piano amianto che prevede più informazioni ai cittadini, riorganizzazione del sistema di cura per raggiungere alti livelli di protezione e di ricerca sul mesotelioma, un sistema di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti nell’attività lavorativa.

«Per noi - sottolineano Zazzaroni e Grazzi - la parte strategica del piano dev’essere quella relativa alla liberazione del territorio regionale dalla presenza di amianto nelle sue varie forme». Associazione dei familiari e Cgil chiedono in particolare impegno a Comuni e Provincia «a costruire vere e proprie mappe dei luoghi con amianto, inviando i cittadini a rimuovere il rischio, magari prevedendo incentivi per le situazioni più gravi. Bisognerà prevedere anche l’individuazione di siti per costruire discariche controllate ed organizzate». In questo caso ci potrebbe essere anche un ritorno occupazionale, «ricerca medico-scientifica, mappatura e bonifica possono costituire basi per lavoro nuovo e giovanile di grande impatto qualitativo per l’insieme del territorio e il suo rilancio».

La rimozione delle fibre di amianto dalla copertura in eternit di un capannone, dalla sommità di un garage o da un ambiente dove è stato utilizzato come isolante ha un costo molto elevato che induce una parte del privato a ritardare l’intervento o a smaltire abusivamente il materiale, aggravando la contaminazione ambientale. I sanitari spingono quindi per arrivare a garantire al privato la bonifica a costo zero.

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