La Nuova Ferrara

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Sanità “magra”  Ma ora Cona teme il collasso 

GIOELE CACCIA
Sanità “magra”  Ma ora Cona teme il collasso 

Tagliati personale e letti, sistema più fragile Le contromosse: integrazione e Case Salute 

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La promozione della Spal è un vanto per l’intera città, con il nome di Ferrara che circola fluido tra il grande pubblico. Un punto d’orgoglio, che può diventare anche termine di paragone. Il calcio è in serie A, ma gli altri ambiti della vita cittadina? La sanità, i trasporti, l’accoglienza turistica, l’economia? Promossi o da bocciare? Quali altre eccellenze offre Ferrara, cosa c’ è da migliorare e cosa cambiare? Ne facciamo tema di un’inchiesta a puntate che tasta il polso al territorio, aperta al confronto. Dopo aver esaminato i temi dell’università (1), del turismo e dell’accoglienza (2), delle infrastrutture e della rete stradale (3), dell’economia e dello viluppo del territorio (4), della cultura e dei contenitori museali (5), ecco oggi l’obiettivo che si sposta sulla sanità. Con la puntata di oggi termina l’inchiesta su pregi e criticità del sistema Ferrara.

Da quando è iniziata la cavalcata della Spal, che si è appena affacciata alla prestigiosa terrazza della serie A, in città ha iniziato ad alzarsi la voce di chi chiede uno stadio nuovo. Ma per ora il “Mazza” resta in centro mentre per uno strano scherzo della storia a spostarsi è stato l’ospedale. Dall’8 maggio del 2012 si trova a Cona, anche se quel giorno a cambiare indirizzo fu “solo” una trentina di pazienti e il grosso dei reparti, dei servizi e del personale lasciò l’ultraottantenne struttura di corso Giovecca nelle settimane successive.
Il trasloco è stato lungo e con uno sviluppo a puntate: ancora nel marzo scorso un acceleratore lineare, macchina impiegata per la Radioterapia, è stata smontata nell’ex Sant’Anna, a Ferrara, e rimontata nella nuova sede mentre il Centro di riabilitazione San Giorgio si insedierà a Cona a cavallo dell’estate o subito dopo.
La data dell’8 maggio 2012, come quella del rientro in A della squadra di casa dopo 49 anni, è già una pietra miliare nella storia locale. E non solo perché, al contrario di quanto è avvenuto per il calcio, quel trasloco è risultato indigesto a buona parte della popolazione del capoluogo ma anche e soprattutto perché lo spostamento del più importante ospedale della provincia ha rappresentato il primo tassello di un giro di domino che nell’arco di un quinquennio ha sparigliato le carte sul tavolo della sanità ferrarese fino a cambiare le stesse regole del gioco.
I dieci ospedali che negli anni ‘80 presidiavano altrettante porzioni del territorio provinciale sono diventati quattro perdendo per strada Tresigallo (centro di pneumologia), Codigoro, Portomaggiore, Comacchio, Bondeno e Copparo. Il nuovo modello assegna al Sant’Anna il ruolo di perno della sanità locale (hub) con gli altri tre ospedali (Cento, Delta e Argenta) a fargli da corona con le loro specialità in un sistema che prevede come (provvisorio) punto d’arrivo l’integrazione delle due aziende sanitarie a loro volta “inscatolate” nell’Area vasta che si estende da Ferrara alla città metropolitana (Bologna-Imola).
I posti letto in provincia sono scesi in cinque anni da circa 1800 a meno di 1400 (convenzionati compresi) con una perdita secca di oltre 400 unità. Da Asl e Sant’Anna sono usciti nello stesso periodo circa 400 dipendenti. Il risultato della morsa congiunta su personale e posti letto è che oggi l’azienda ospedaliera soffre di un overbooking di ricoveri drammaticamente emerso lo scorso inverno. Il direttore generale, Tiziano Carradori, è corso ai ripari assumendo personale con contratti a termine (insufficienti secondo i sindacati) e aumentando i posti letto di 32 unità. Misure che non sembrano adeguate, al momento, per evitare ulteriori e possibili ondate di iperafflusso.
Ferrara negli ultimi anni ha dovuto recuperare un “gap” di efficienza nella gestione della spesa che l’aveva resa pecora nera in regione. L’ex direttore generale dell’Asl di Ferrara, Fosco Foglietta, ricorda che «quando ottenni l’incarico, nel 2002, l’azienda aveva un deficit di 70 milioni di euro». Oggi i bilanci di Asl e Sant’Anna sono sostanzialmente in equilibrio, anche se la Regione, attraverso un fondo di “sostenibilità ed efficientamento” fornisce annualmente alle aziende sanitarie risorse aggiuntive che, ad esempio per il Sant’Anna sono pari a 48 milioni di € (erano 53 nel 2015), quota prevista in diminuzione per il 2017.
È anche vero che nel frattempo è stato costruito il Nuovo Sant’Anna, costato poco più di 280milioni di euro, un investimento che si è trascinato dietro – impacchettato in un contratto di project financing, la leva con la quale i privati hanno finanziato una parte del maxi-appalto (45 milioni di €) – uno sciame di spese che lo stesso dg intende ridiscutere al ribasso dopo avere intavolato con Prog.Este, il consorzio che gestisce a Cona i servizi non sanitari, un negoziato dagli sviluppi incerti.
Sarebbe troppo facile, però, addossare tutte le colpe dello stato attuale della sanità ferrarese al deficit e alla costruzione dell’ospedale di Cona. Come afferma ancora Foglietta, «c’è un trend, una tendenza di fondo, che porta verso l’integrazione delle aziende sanitarie o la loro fusione» e che si propone come traguardo «l’efficientamento del sistema». Risposta quasi obbligata, sottolinea il manager, di fronte al taglio delle risorse pubbliche che ha imposto scelte draconiane «come il blocco del turn over o la razionalizzazione dell’uso di spazi e strutture».
In questa ottica chi ha perso qualcosa è il paziente, che spesso ha visto allontanarsi l’ospedale, fino a qualche anno fa vicino a casa. Ha anche visto crescere però strutture complesse come le Case della Salute. I tecnici ripetono che la cessazione di un piccolo ospedale col pronto soccorso rientra tra le decisioni che possono salvare la vita di un paziente (perché potrebbe non essere adeguatamente attrezzato per curarlo causando un allungamento dei tempi di soccorso), ma è anche vero che la perdita di un centro sanitario vicino, dotato di ambulatori e degenze, non semplifica la vita del cittadino.
I servizi perduti vengono in parte recuperati attraverso l’apertura delle Case della Salute. In provincia ce ne sono 6 (Cittadella San Rocco a Ferrara, Pontelagoscuro, Terre e Fiumi a Copparo, Portomaggiore, Codigoro, Comacchio) più quella di Bondeno, ancora in costruzione.
Il modello è stato adottato con convinzione in regione e Foglietta ricorda che «Ferrara è stata la prima Asl a sperimentare la nuova formula lanciando il progetto di Portomaggiore, all’ex Carlo Eppi». Potenziare le Case della Salute significa far convergere all’interno di queste strutture servizi dispersi sul territorio. A Ferrara, ma anche a Comacchio e Copparo, per fare qualche esempio, sta già succedendo (a Comacchio dopo uno stand-by durato anni per l’opposizione di un comitato civico superata anche grazie alla mediazione della prefettura). Non si può ignorare il fatto, però, che un cittadino anziano che non guida l’auto, senza l’aiuto di un parente o di una associazione di volontariato rischia di non riuscire a raggiungere destinazioni non servite a sufficienza dai mezzi di trasporto pubblico (a Ferrara chi viene dimesso dall’ospedale di sera ed è infermo rischia di aspettare per ore un’ambulanza e con costi non proprio alla portata di tutti).
Al Sant’Anna, nonostante l’autobus della linea 6 venga utilizzato con una certa frequenza dai visitatori e dagli studenti, l’assenza di un mezzo più veloce (il metrò di superficie) ha creato un disagio diffuso che si rispecchia in alcuni giudizi freddi o addirittura ostili rispetto alla nuova collocazione. Pochissime lamentele arrivano invece dai pazienti dell’ospedale di Cona, ospitati in camere a due letti con bagno quasi irreperibili nel vecchio e fatiscente Sant’Anna.
I visitatori continuano a lamentarsi della conformazione labirintica della struttura, solo in parte mitigata dai lavori di “umanizzazione” dei percorsi, un investimento costato già 300mila euro e che - parola di Carradori - sarà potenziato con un secondo e più corposo step.
L’incubo dei parcheggi a Cona è sotto gli occhi di tutti: auto lasciate dove capita. Il deficit di capienza è conclamato e forse non sarà risolto nemmeno dall’apertura di una nuova area di sosta legata all’insediamento del Centro di riabilitazione San Giorgio. La futura sosta a tariffa (un obbligo contrattuale per il Sant’Anna) attirerà mugugni e proteste ma potrebbe scoraggiare (se e quando sarà potenziato il trasporto pubblico) l’uso dell’auto. Il piano straordinario di riduzione delle liste d’attesa nella specialistica ha ridotto i tempi per una cinquantina di prestazioni monitorate, per altre invece restano alti (una visita non urgente potrebbe richiedere anche un anno di tempo). Liste eccessivamente lunghe si riscontrano per la chirurgia (esclusa l’emergenza e i tumori). Il progetto delle equipe itineranti dovrebbe potenziare gli ospedali periferici grazie al contributo di “rinforzi” qualificati in arrivo dal Sant’Anna e sta iniziando a muovere i primi passi. L’idea è buona, per i risultati bisognerà attendere. Intanto la mobilità passiva (i pazienti che si rivolgono fuori provincia) costa al sistema oltre 70 milioni di € l’anno.
(6 - fine)

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