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cronaca

Divorzio senza assegno. «Non datelo a mia moglie»

Studi legali già al lavoro. «Ma il nuovo principio non riguarda le separazioni». Prime sentenze a Ferrara.


22 maggio 2017


FERRARA. La sentenza che ha modificato l’orientamento della giurisprudenza sul diritto all’assegno di mantenimento in caso di divorzio ha trovato orecchie attente anche a Ferrara. Diversi studi legali specializzati nel diritto civile hanno ricevuto telefonate o richieste da parte di clienti interessati a sapere se la sentenza depositata il 10 maggio scorso dalla Prima sezione civile della Cassazione poteva essere applicata anche al loro caso.
«Posso rifiutare l’assegno a mia moglie?», ha chiesto qualcuno. Non tutti però hanno ricevuto la risposta che si aspettavano. «Quella sentenza, ed è un particolare sfuggito a molti - osservano Alberto Bova e Antonia De Paoli, avvocati del foro estense - non riguarda le separazioni ma solo i divorzi». Una “scoperta” che ha raffreddato l’entusiasmo di chi, in genere uomini separati, sperava di poter chiudere a suo vantaggio una causa in corso contando sull’assist - a partita ancora aperta - dei giudici supremi. Difficile capire se il pronunciamento favorirà l’aumento dei divorzi, che da un paio di anni usifruiscono fra l’altro di una corsia veloce. Gli esperti del foro dicono che è ancora troppo presto per fare queste valutazioni.

L’avvocato Enrico Zambardi conferma che «di chiamate ne abbiamo ricevute parecchie. Soprattutto richieste di chiarimenti e di informazioni, ma per sapere se e quanto la nuova impostazione dettata dalla Cassazione attecchirà nelle aule dei tribunali bisognerà attendere le sentenze. Proprio pochi giorni fa il tribunale di Ferrara ne ha emesse alcune che però non hanno tenuto conto del nuovo criterio sul diritto all’assegno».
La sentenza stabilisce che a determinarne l’importo non può essere, tra i vari fattori, il tenore di vita goduto durante il matrimonio dal coniuge che richiede la prestazione. «Saranno altri aspetti - osserva l’avvocato Rita Reali - a “pesare” nel giudizio, a partire dalla consistenza dei mezzi economici e patrimoniali del coniuge più debole, cioè dal suo grado di autosufficienza economica. Ma continueranno ad avere una loro importanza anche altre condizioni, come la durata del matrimonio (è difficile rientrare dopo 20 o 30 anni nel mercato del lavoro) e il contributo materiale dato dal coniuge ricorrente fin quando la relazione ha tenuto insieme la coppia (anche il lavoro di una “casalinga” ha un valore). Io non credo che i giudici potranno ignorare il senso della decisione assunta dalla Cassazione. Ma non credo neanche che assisteremo a un susseguirsi di sentenze ad assegno zero. Il suo valore piuttosto potrebbe mediamente ridursi». Reali aggiunge che «non sarà più automatica in futuro, come spesso è avvenuto fino ad oggi, l’equiparazione dell’assegno divorziale a quello percepito durante la separazione».

A Ferrara il suo valore in genere varia da poche centinaia di € a 1.000-1.500. Al calare del reddito (a Ferrara la capacità economica delle coppie che si dividono appartiene solitamente alla fascia medio-bassa e non sono rari i contratti part-time) tenderà a ridursi anche la probabilità di impugnazione della sentenza in appello o in Cassazione, «perché - sottolineano i legali - queste azioni sono molto costose». In questo ambito, inoltre, non rientrano le controversie risolte in modo consensuale. Insomma, il nuovo principio sarà recepito ma è da escludere, per vari motivi, una corsa agli studi legali anche per ridiscutere vecchie sentenze. «Devono sussistere fondati motivi per rimettere mano a una sentenza passata in giudicato, non basta dire che la Cassazione ha fissato un nuovo principio», precisa Zambardi. Francesca Ravagnan, che fa parte della Camera minorile di Ferrara, annuncia che «con la presidente del tribunale, Rosaria Savastano, stiamo lavorando per definire linee guida che possano aiutare le parti e il giudice nel divorzio con contenzioso».
Nel Comune di Ferrara i divorziati, al 2015, erano 5.190. Un’indagine dell’Ufficio Statistica ha evidenziato che la percentuale di persone divorziate finite sotto la soglia di povertà, sempre nel 2015, era del 12.3%.

Gioele Caccia

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