Ecco i “predoni” della città Rubavano in case e garage
di Daniele Predieri
Una banda di 16 persone ha messo a segno 55 furti in sei mesi soprattutto in città Dopo i colpi le spedizioni con furgoni per piazzare la merce in Ucraina e Moldavia
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Nelle loro case in città, ieri mattina, avevano ancora la merce rubata la notte prima o pochi giorni fa: 2 tablet, Ipad, 3 biciclette da corsa e 2 mountain bike, 2 pc, nove navigatori, una videocamera e 12 chiavette Tim per internet, torce, tester digitali, scarpe e borse, abbigliamento e attrezzi vari da bricolage e giardinaggio. Era la “banda del buco”, perché bucava le porte basculanti di garage o cantine ed entrava nelle case: «veri “predoni” che depredavano di notte, tutto ciò che trovavano» sottolinea il comandante Gruppo carabinieri Ferrara, il colonnello Andrea Desideri, facendo il punto della maxioperazione che ha impegnato ieri mattina dall’alba 250 carabinieri in mezza regione assieme al maggiore Marcello Mari, comandante Compagnia e Norm Ferrara, i comandi che hanno svolto le indagini durate sei mesi, a da maggio a novembre dello scorso anno.
Sei mesi ci sono voluti per arrivare ai “predoni”, a dar loro un nome e associarli a un ordine di custodia in carcere (emesso dal gip Silvia Marini su richiesta del pm Alberto Savino). Da ieri mattina 14 “predoni” sono in carcere con l’accusa di aver messo a segno 55 colpi in sei mesi, nella maggior parte a Ferrara e provincia (Cento, Codigoro, Longastrino) e poi quelle vicine, Bologna (Casalecchio di Reno e Imola), Ravenna (Massa Lombarda, Modena (Finale Emilia) e Reggio Emilia (città). Rubavano tutto: computer, bici da corsa costosissime, attrezzi edili o da giardinaggio, telecamere e videocamere e macchine fotografiche, tablet e I Pad e pc a non finire. E tante auto, 22 vetture, che usavano per compiere furti e razzie, tutte recuperate e restituite ai proprietari.
Delle 16 persone individuate, solo due sono ancora ricercate nel Bolognese. Sono uomini tra i 20 e i 40 anni, tra loro anche un aiuto cuoco, una colf, un bracciante agricolo, moldavi ed ucraini, residenti in città, diversi senza abitazione ma di fatto con domicilio a Ferrara e un solo irregolare (gli altri aggiravano le regole intestandosi un passaporto romeno, comunitario). Tra loro una sola donna, quella che aveva in affitto la casa e il garage, in Corso Piave, in città, dove c’era di fatto la sede della banda. La banda del buco (per la tecnica usata per razziare cantine e garage, bucando i portoni) dopo aver raccolto la refurtiva nella casa in Corso Piave e in un’altra casa in città, partiva con bus e pulmini per andare a piazzarla e venderla in Ucraina e Moldavia sul mercato nero. Una banda che agiva dopo aver studiato i colpi, con gruppi che facevano i sopralluoghi, ma che in alcuni casi operava anche in modo occasionale: si trovavano la sera davanti a bottiglie di birra, il capo del gruppo chiedeva chi volesse prendere parte al furto e via, a realizzare il colpo applicando il resoconto dei sopralluoghi. Partivano alle 10 di sera e colpivano tra le 2 e le 5 di mattina, quando tutti dormivano, anche dentro le case con gli abitanti a letto. Una banda organizzata, anche se non viene contestato il reato di associazione a delinquere. E in alcuni casi anche ladri improvvisati. In un’occasione un furto venne realizzato in bicicletta e il ladro tornò a casa con un decespugliatore appoggiato su canna e manubrio. Ladri e criminali anche non esperti: durante il blitz di ieri i carabinieri hanno fermato alcuni di loro con l’auto che avevano da poco rubato: una Golf nuovo modello subito restituita al proprietario. Le indagini durate 6 mesi sono state coordinate da pm Ciro Alberto Savino che ha chiesto e ottenuto dal gip Silvia Marini le catture della banda. Nei prossimi giorni gli interrogatori di garanzia.
Sei mesi ci sono voluti per arrivare ai “predoni”, a dar loro un nome e associarli a un ordine di custodia in carcere (emesso dal gip Silvia Marini su richiesta del pm Alberto Savino). Da ieri mattina 14 “predoni” sono in carcere con l’accusa di aver messo a segno 55 colpi in sei mesi, nella maggior parte a Ferrara e provincia (Cento, Codigoro, Longastrino) e poi quelle vicine, Bologna (Casalecchio di Reno e Imola), Ravenna (Massa Lombarda, Modena (Finale Emilia) e Reggio Emilia (città). Rubavano tutto: computer, bici da corsa costosissime, attrezzi edili o da giardinaggio, telecamere e videocamere e macchine fotografiche, tablet e I Pad e pc a non finire. E tante auto, 22 vetture, che usavano per compiere furti e razzie, tutte recuperate e restituite ai proprietari.
Delle 16 persone individuate, solo due sono ancora ricercate nel Bolognese. Sono uomini tra i 20 e i 40 anni, tra loro anche un aiuto cuoco, una colf, un bracciante agricolo, moldavi ed ucraini, residenti in città, diversi senza abitazione ma di fatto con domicilio a Ferrara e un solo irregolare (gli altri aggiravano le regole intestandosi un passaporto romeno, comunitario). Tra loro una sola donna, quella che aveva in affitto la casa e il garage, in Corso Piave, in città, dove c’era di fatto la sede della banda. La banda del buco (per la tecnica usata per razziare cantine e garage, bucando i portoni) dopo aver raccolto la refurtiva nella casa in Corso Piave e in un’altra casa in città, partiva con bus e pulmini per andare a piazzarla e venderla in Ucraina e Moldavia sul mercato nero. Una banda che agiva dopo aver studiato i colpi, con gruppi che facevano i sopralluoghi, ma che in alcuni casi operava anche in modo occasionale: si trovavano la sera davanti a bottiglie di birra, il capo del gruppo chiedeva chi volesse prendere parte al furto e via, a realizzare il colpo applicando il resoconto dei sopralluoghi. Partivano alle 10 di sera e colpivano tra le 2 e le 5 di mattina, quando tutti dormivano, anche dentro le case con gli abitanti a letto. Una banda organizzata, anche se non viene contestato il reato di associazione a delinquere. E in alcuni casi anche ladri improvvisati. In un’occasione un furto venne realizzato in bicicletta e il ladro tornò a casa con un decespugliatore appoggiato su canna e manubrio. Ladri e criminali anche non esperti: durante il blitz di ieri i carabinieri hanno fermato alcuni di loro con l’auto che avevano da poco rubato: una Golf nuovo modello subito restituita al proprietario. Le indagini durate 6 mesi sono state coordinate da pm Ciro Alberto Savino che ha chiesto e ottenuto dal gip Silvia Marini le catture della banda. Nei prossimi giorni gli interrogatori di garanzia.
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