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«Riaprite lo Scanno» La Sacca vuole ossigeno  

«Riaprite lo Scanno» La Sacca vuole ossigeno  

Goro, l’appello del consigliere provinciale Soncini: adesso è già molto tardi I lavori effettuati la scorsa estate, però la sabbia è ritornata a chiudere tutto

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GORO. «Aprite lo Scanno prima che sia troppo tardi». L’appello arriva direttamente dal consigliere provinciale Gino Soncini il quale sottolinea che «Avrebbero già dovuto procedere il mese scorso, a inizio primavera. Qui invece nulla si muove e la situazione potrebbe diventare pesante».
Lo Scanno è una barra di sabbia di 8 km che si estende dalla bocca del Po di Goro verso il Lido di Volano e che si è formata grazie all’apporto di sabbie da sud (lungo il litorale ferrarese, ad opera del vento dominante di Scirocco), e all’apporto di sabbie da est (provenienti dalla foce del Po di Goro). È chiamato anche Isola dell’amore perché, nella prima metà del secolo, il puritanesimo culturale imponeva ai fidanzati di incontrarsi in luoghi lontani da occhi indiscreti. Perché aprire lo Scanno? Perché la Sacca ha bisogno d’ossigeno. L’estate scorsa la Regione ha portato avanti un importante intervento con la riapertura di uno scavo già presente in passato e con la rimozione di un quantitativo di sabbia dai 60 ai 70mila metri cubi. Il canale ha visto quindi una profondità di 2 metri al di sotto del livello del mare e una larghezza di 50 metri ed è stato collegato con i canali. «Con l’inverno e le mareggiate si è naturalmente richiuso - dice Soncini - ed è dunque necessario un nuovo intervento per garantire la vita alla Sacca». Intanto continua a essere presente il pennello in pali di legno in punta allo scanno di Goro allo scopo di contrastarne il costante accrescimento, è stato costruito dalla Provincia di Ferrara nell’estate del 2015, nell’ambito di un progetto sperimentale utilizzando fondi europei per la pesca (Fep) attribuiti al gruppo di azione locale (Gal) distretto Mare di Ferrara. La realizzazione della struttura ha avuto un costo complessivo di 75mila euro. La struttura è formata da 670 pali di lunghezza variabile secondo la profondità del fondale e sono stati infissi per più di due terzi della loro lunghezza. Dai monitoraggi effettuati risulta che la palificazione abbia effettivamente rallentato il deposito del materiale sabbioso nell'area della punta dello scanno. Le mareggiate invernali hanno scalzato una trentina di pali (cioè meno del 5 per cento di quelli infissi) e, probabilmente a causa di un grosso tronco che si è appoggiato, se ne sono inclinati un’altra trentina.
Tale opera è stata realizzata in accordo con le associazioni di categoria e con le cooperative dei pescatori. Le polemiche anche in questo caso sono andate avanti a lungo, perché secondo una parte di pescatori non è stato un intervento valido.

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