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Senza contratto e trattative al palo: otto ore di sciopero 

Senza contratto e trattative al palo: otto ore di sciopero 

Mercoledì si fermano turismo, pubblici esercizi e altri settori I sindacati: «Turni sfiancanti e malattie professionali» 

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Quasi quattro anni senza rinnovo del contratto nazionale e condizioni di lavoro sempre più preoccupanti.
Perciò a due mesi esatti dall’ultimo sciopero, datato 31 marzo, tornano a fermarsi i dipendenti di diversi settori: dalle pulizie alla ristorazione collettiva, passando per i pubblici esercizi, il turismo e le agenzie di viaggio. Indetto dai sindacati confederali, lo stop della durata di otto ore è programmato appunto per mercoledì 31 maggio. Nella stessa mattinata si terrà un presidio dell’ingresso 2 dell’ospedale di Cona, dove operano aziende interessate dalla mobilitazione come Copma, Cir e La Serenissima.
«Siamo arrivati a 44 mesi senza rinnovo del contratto nazionale – spiegano i segretari generali Fabrizio Tassinati (Filcams-Cgil), Luca Benfenati (Fisascat-Cisl), Giorgio Zattoni (Uiltucs), oltre a Mauro Cavazzini, membro della segreteria Filcams -. A febbraio sembrava che si fosse in una fase risolutiva, poi sui due tavoli in cui si stava trattando la controparte ha rilanciato con richieste peggiorative e presentate come pregiudiziali, in particolare sui giorni di malattia».
Specie nel turismo e nei pubblici esercizi, non facilita la chiusura delle discussioni, sostengono i sindacalisti, la frammentazione della rappresentanza della parte datoriale: se con Federalberghi e Faita la firma è arrivata il 9 febbraio, con sigle come Fipe e Fiavet (entrambe affiliate Confcommercio) l’intesa si è allontanata. Nel settore delle pulizie, dove le imprese fanno in genere riferimento a Legacoop o Confcooperative, la specificità è data dall’ampio ricorso agli appalti: i sindacati lottano per il mantenimento della clausola sociale, ossia quelle norme che in caso di cambio della ditta concorrono a preservare le condizioni di lavoro dei dipendenti.
«Invece notiamo molto dumping contrattuale e a farne le spese è il costo del lavoro. Tra l’altro con il Jobs Act, dopo un cambio d’appalto, che comunque individua l’interruzione di un rapporto di lavoro, ci si può ritrovare a essere riassunti con un contratto privo della tutela dell’articolo 18», dicono da Cgil, Cisl e Uil. Che mettono in rilievo, specie tra gli operatori delle mense e delle aziende multiservizi, la crescita delle malattie professionali e turni di lavoro sempre più sfiancanti, in un contesto dove prevale il part time femminile.
Anche i dipendenti Autogrill delle stazioni di servizio dell’A13 sono interessati allo sciopero, che però nel loro caso si terrà il 4 giugno.
Fabio Terminali

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