Verso la ricostruzione «Per noi niente aiuti, soltanto molta fatica»
La Sgr di Casumaro tira le somme di questi cinque anni La titolare: vogliamo chiarezza sugli aiuti alle imprese
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CASUMARO. «Per noi, cinque anni di incubo. Dalla “ricostruzione” ne usciamo stremati, e la nostra impresa artigiana a conduzione familiare impoverita. Per questo, non vogliamo sentir parlare di aiuti e diritti riconosciuti». La ricostruzione racchiude anche molti lati oscuri. Per la Sgr di Riccardo Regoli &C., impresa artigiana di Casumaro, sono stati anni spesi tra infinite difficoltà, pratiche interminabili e burocrazia. «Dal terremoto, la nostra impresa – racconta la titolare Danila Forlani – ha subito danni quantificati in 48mila euro. Abbiamo perso il magazzino delle maglie e tanto altro materiale di consumo. I macchinari danneggiati sono stati ripristinati con nuovi pezzi. Gli arredi sistemati col fai da te, per spendere il meno possibile. Da qui, la scelta di avviare la procedura relativa al patrimonio produttivo Sfinge (contributi alle imprese per la ricostruzione post sisma, ndr)». Un percorso, che è stato «stravolto nel tempo: prima la promessa di veder riconosciuto l'intero danno. Poi, di ordinanze in ordinanze, il sistema Sfinge si è trasformato in un vero incubo per imprenditori come noi, che hanno un’attività familiare. Con la prima richiesta Sfinge, ci è stato riconosciuto un contributo di 3mila 500 euro. Con la seconda pratica, rifatta, il danno ed è stato quantificato in 16mila euro». È il dramma che stanno vivendo tanti titolari di imprese artigiane che, hanno scelto di proseguire con coraggio e determinazione la propria attività, ma che da anni si trovano ad affrontare difficoltà che paiono insormontabili. A fronte delle vicissitudini affrontate, i titolari dell'impresa si pongono tante domande, che cercano risposta: «Perché chi ha avviato la pratica Sfinge, si è visto riconoscere solo una copertura parziale dei danni? Perché ad un’impresa artigiana viene riconosciuto solo un terzo, mentre abitazione o aziende agricole hanno ottenuto il 100% vedendo rinascere con tanto di tinteggiatura e rifiniture, fienili già diroccati e inutilizzati prima del sisma?». Altra questione, per i titolari della Sgr, quella della Zone Franche Urbane: «Un controsenso il fatto che imprese come la nostra, che ha subito danni, non abbia potuto usufruire di agevolazioni fiscali, solo perché non si trova in centro storico e non rientrano nelle categorie merceologiche scelte dalla Regione. Hanno beneficiato invece della defiscalizzazione attività che non hanno avuto danni». Poi il tema delle pertinenze dei privati: «Per il magazzino accanto a casa, su cui paghiamo le tasse, non è possibile chiedere la ricostruzione. In base a quali criteri di valutazione, nel sistema delle procedure, è stato deciso di escludere alcune categorie come le pertinenze, e a privilegiarne altre? Per noi, piccoli imprenditori e onesti cittadini, sono stati cinque anni da incubo, con richieste infinite di adempimenti, certificazioni e dichiarazioni. Tempo sottratto al lavoro, ed energie gettate al vento. Un sistema che facilita chi sceglie di chiudere l'azienda, non chi ce la mette tutta per proseguire. Una vicenda che ha dell'assurdo». E a cinque anni dal terremoto, il desiderio di avere chiarezza: «Le istituzioni si incensano, ma in realtà per noi la strada Sfinge è stata una persecuzione. Siamo stati messi sotto inquisizione. Dalle banche poi, le ditte vengono valutate con parametri di bilancio che non tengono conto delle realtà aziendali. Da qui l’impoverimento del territorio e la mancanza di fiducia nelle istituzioni». Per proseguire, la Sgr ha cercato nuovi mercati, investendo in una e-commerce che le permette di vendere in tutta Italia: «Ci siamo rimboccati le maniche e stiamo andando avanti solo con le nostre forze. Lo abbiamo fatto per noi e la nostra azienda, per essere un buon esempio per le nostre figlie. Ci dispiace, ma non ringraziamo le istituzioni. Vorremmo solo risposte chiare».
Beatrice Barberini
Beatrice Barberini
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