Camera Ferrara-Ravenna con otto consiglieri in più
di Gian Pietro Zerbini
Rappresentanza delle imprese più ampia per 5 anni. Ecco gli scenari futuri Entro il 10 giugno il piano al ministero, in autunno l’arrivo del commissario
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La nuova Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna sarà operativa entro la fine dell’anno e il nuovo consiglio, per i primi 5 anni di mandato potrà contare su 8 consiglieri in più rispetto a quanto programmato. È questa la novità più significativa delle nuove regole che disciplinano gli accorpamenti degli enti camerali previsti dalla riforma.
Il consiglio. Anzichè 25 consiglieri provenienti della due realtà territoriali, fino al 2023 la nuova Camera ferrarese-ravennate potrà contare su 33 consiglieri (30 rappresentanti, compreso il presidente, che sono espressione del sistema di rappresentanza delle imprese, e altri tre in quota rispettivamente a sindacati dei lavoratori, consumatori e professionisti). Questo per facilitare meglio la fusione tra le due realtà. L’allargamento del consiglio è un’operazione che non avrà costi per l’ente in quanto sono stai azzerati i compensi e i rimborsi ai consiglieri, ma in un’ottica di rappresentatività aumenta la fascia di categorie rappresentate nel nuovo organismo camerale.
La giunta. Taglio invece di un componente nella giunta camerale rispetto all’attuale ordinamento: l’organo esecutivo della nuova Camera di Commercio anziché nove membri (8 più il presidente) ne avrà otto (7 più il presidente).
Il presidente. E a proposito di presidente è ancora in fase di studio la scelta di chi sarà chiamato a guidare il nuovo soggetto interprovinciale. Ferrara punta a confermare Paolo Govoni, tra l’altro al vertice di Largo Castello da solo 3 anni e quindi gli si darebbe l’opportunità di concludere almeno un quinquennio. Ravenna dall’altra parte può far gioco su una maggiore quantità di imprese 49mila contro le 43mila dei ferraresi. Ecco perché in questi mesi che separano il varo della nuova Camera le associazioni dei due territorio hanno già avviato una rete di contatti per ridistribuire incarichi, deleghe e competenze. Da non escludere l’ipotesi staffetta.
Uniti dopo lo scontro. I ferraresi si sono ricompattati dopo il voto consiliare dello scorso gennaio che ha ratificato la scelta di unirsi a Ravenna. Contrari in quell’occasione sette consiglieri (5 di Unindustria e 2 di Confartigianato), mentre i restanti 21, con in testa il presidente Paolo Govoni hanno votato la proposta di fusione con Ravenna. Ora la spaccatura si è ricomposto e l’obiettivo del sistema di rappresentanza delle imprese è quello di formare larghe intese. Il nuovo consiglio prevede un quota matematica, sui 30 consiglieri espressione delle associazioni di categoria, di 17 per Ravenna e 13 per Ferrara, ma si lavoro per portare una quota di parità di 15 a 15 come è avvenuto in altre realtà territoriali dove c’è stata la fusione tra due province vicine.
L’iter costitutivo. Tra pochi giorni, entro il 10 giugno Unioncamere nazionale presenterà il piano al ministero con le proposte di fusione. In Emilia Romagna ci saranno quindi una volta ultimati gli adempimenti 5 camere di commercio per nove province. Bologna e Modena sono le uniche realtà autosufficienti che hanno un bacino di imprese tali da poter continuare ad avere un’unica Camera di Commercio. Forlì-Cesena e Rimini si sono fuse ufficialmente lo scorso dicembre. Gli altri due progetti di fusione in atto sono Piacenza, Parma e Reggio Emilia e appunto Ferrara e Ravenna.
La firma del ministro. Entro agosto il ministro per lo sviluppo economico Calenda (ente vigilante) deve firmare il decreto delle nuove Camere di commercio e da quel punto parte l’iter per arrivare entro al fine dell’anno alla conclusione. Sarà nominato entro ottobre poi un commissario ad acta che avranno il compito di sciogliere i vecchi organi e portare avanti l’ordinaria amministrazione. Si arriverà poi alla costituzione dei nuovi organi, consiglio e giunta. Mesi importanti per il futuro dell’organo più importante per l’economia ferrarese che dovrà trovare i giusti equilibri con Ravenna.
Il segretario. Sarà un concorso pubblico a stabilire chi sarà il nuovo segretario generale della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna. Ma è inutile negare che la associazioni di categoria ferraresi sperano in un conferma del loro segretario generale che in questi anni ha saputo dare un impronta all'ente di Largo Castello votata al dialogo e alla collaborazione piena tra le associazioni e le istituzione. Vista l'esperienza e le capacità organizzative, Giannattasio parte in pole position per l'incarico di segretario generale della nuova Camera di Commercio unificata. Mauro Giannattassio, 48 anni, salernitano, ha iniziato la sua esperienza alla Camere di Commercio di Varese nel 1997 dove ha scalato le tappe fino a diventare segretario generale vicario nel 2004. Nel marzo 2006 è stato nominato segretario generale della Camera di Commercio di Catania e cinque mesi dopo, nell'agosto 2006, è stato nominato segretario generale della Camera di Commercio di Ferrara. Per tre mesi, all'inizio del 2013, ha svolto anche l'incarico ad interim di segretario generale a Cagliari.
Il consiglio. Anzichè 25 consiglieri provenienti della due realtà territoriali, fino al 2023 la nuova Camera ferrarese-ravennate potrà contare su 33 consiglieri (30 rappresentanti, compreso il presidente, che sono espressione del sistema di rappresentanza delle imprese, e altri tre in quota rispettivamente a sindacati dei lavoratori, consumatori e professionisti). Questo per facilitare meglio la fusione tra le due realtà. L’allargamento del consiglio è un’operazione che non avrà costi per l’ente in quanto sono stai azzerati i compensi e i rimborsi ai consiglieri, ma in un’ottica di rappresentatività aumenta la fascia di categorie rappresentate nel nuovo organismo camerale.
La giunta. Taglio invece di un componente nella giunta camerale rispetto all’attuale ordinamento: l’organo esecutivo della nuova Camera di Commercio anziché nove membri (8 più il presidente) ne avrà otto (7 più il presidente).
Il presidente. E a proposito di presidente è ancora in fase di studio la scelta di chi sarà chiamato a guidare il nuovo soggetto interprovinciale. Ferrara punta a confermare Paolo Govoni, tra l’altro al vertice di Largo Castello da solo 3 anni e quindi gli si darebbe l’opportunità di concludere almeno un quinquennio. Ravenna dall’altra parte può far gioco su una maggiore quantità di imprese 49mila contro le 43mila dei ferraresi. Ecco perché in questi mesi che separano il varo della nuova Camera le associazioni dei due territorio hanno già avviato una rete di contatti per ridistribuire incarichi, deleghe e competenze. Da non escludere l’ipotesi staffetta.
Uniti dopo lo scontro. I ferraresi si sono ricompattati dopo il voto consiliare dello scorso gennaio che ha ratificato la scelta di unirsi a Ravenna. Contrari in quell’occasione sette consiglieri (5 di Unindustria e 2 di Confartigianato), mentre i restanti 21, con in testa il presidente Paolo Govoni hanno votato la proposta di fusione con Ravenna. Ora la spaccatura si è ricomposto e l’obiettivo del sistema di rappresentanza delle imprese è quello di formare larghe intese. Il nuovo consiglio prevede un quota matematica, sui 30 consiglieri espressione delle associazioni di categoria, di 17 per Ravenna e 13 per Ferrara, ma si lavoro per portare una quota di parità di 15 a 15 come è avvenuto in altre realtà territoriali dove c’è stata la fusione tra due province vicine.
L’iter costitutivo. Tra pochi giorni, entro il 10 giugno Unioncamere nazionale presenterà il piano al ministero con le proposte di fusione. In Emilia Romagna ci saranno quindi una volta ultimati gli adempimenti 5 camere di commercio per nove province. Bologna e Modena sono le uniche realtà autosufficienti che hanno un bacino di imprese tali da poter continuare ad avere un’unica Camera di Commercio. Forlì-Cesena e Rimini si sono fuse ufficialmente lo scorso dicembre. Gli altri due progetti di fusione in atto sono Piacenza, Parma e Reggio Emilia e appunto Ferrara e Ravenna.
La firma del ministro. Entro agosto il ministro per lo sviluppo economico Calenda (ente vigilante) deve firmare il decreto delle nuove Camere di commercio e da quel punto parte l’iter per arrivare entro al fine dell’anno alla conclusione. Sarà nominato entro ottobre poi un commissario ad acta che avranno il compito di sciogliere i vecchi organi e portare avanti l’ordinaria amministrazione. Si arriverà poi alla costituzione dei nuovi organi, consiglio e giunta. Mesi importanti per il futuro dell’organo più importante per l’economia ferrarese che dovrà trovare i giusti equilibri con Ravenna.
Il segretario. Sarà un concorso pubblico a stabilire chi sarà il nuovo segretario generale della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna. Ma è inutile negare che la associazioni di categoria ferraresi sperano in un conferma del loro segretario generale che in questi anni ha saputo dare un impronta all'ente di Largo Castello votata al dialogo e alla collaborazione piena tra le associazioni e le istituzione. Vista l'esperienza e le capacità organizzative, Giannattasio parte in pole position per l'incarico di segretario generale della nuova Camera di Commercio unificata. Mauro Giannattassio, 48 anni, salernitano, ha iniziato la sua esperienza alla Camere di Commercio di Varese nel 1997 dove ha scalato le tappe fino a diventare segretario generale vicario nel 2004. Nel marzo 2006 è stato nominato segretario generale della Camera di Commercio di Catania e cinque mesi dopo, nell'agosto 2006, è stato nominato segretario generale della Camera di Commercio di Ferrara. Per tre mesi, all'inizio del 2013, ha svolto anche l'incarico ad interim di segretario generale a Cagliari.
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