i “predatori” davanti al giudice
Erano a Ferrara solo per rubare
Resa dei conti per la “banda del buco”, scattano gli interrogatori
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Venivano in Italia e a Ferrara solo per rubare, in città dormivano in casa abbandonate, per terra, mentre altri più “umanizzati” sceglievano un appartamento al Grattacielo o in un altra casa in Corso Piave pagando per un posto letto, 6 euro a notte. Per la “banda del buco”, i “predatori” arrestati dai carabinieri, è arrivata la resa dei conti da ieri mattina con gli interrogatori davanti al gip Silvia Marini che contesta una carrellata di reati (sintetizzati in un atto di 220 pagine) che vanno dai furti semplici ad aggravati, alla ricettazione e tanti altri piccoli fatti, illeciti ovviamente, che fanno da sfondo alla banda più organizzata al centro delle razzie degli ultimi sei mesi del 2016. Una banda organizzata, certo ma alla fine gli inquirenti (pm Ciro Alberto Savino e i carabinieri Compagnia Ferrara) non hanno contestato l’associazione a delinquere finalizzata alle razzie, appunto. Perchè di fatto pur avendo dei ruoli specifici, non c’era collegamento tra loro. Nella banda c’era chi rubava, chi ricettava e chi partiva con furgoni per piazzare la merce in Ucraina o Moldavia. Le razzie in case, garage, cantine: e ogni volta che si compiva il raid (4/5 case per notte) venivano rubate anche auto, lasciando sul luogo del furto quelle usate per arrivare sul posto. Un continuo scambio che non permetteva di intercettarli con dispositivi spia ambientali da montare su auto controllate. Gli interrogatori andranno avanti anche nella giornata di oggi e domani, poi il gip Marini, sentito il parere del pm Savino, deciderà se confermare la custodia cautelare in carcere o altro. Su tutto resta il pericolo sociale di persone che erano a Ferrara solo e soltanto con lo scopo di rubare, rubare e ancora. Per fortuna si sono fermati lì. (d.p.)
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