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Manchester, Negri indigna Ma c’è anche chi lo difende 

Manchester, Negri indigna Ma c’è anche chi lo difende 

La Comunità islamica di Bologna: non si può parlare di guerra di religione Vitellio (Pd) e Rinaldi (Viale K) duri per le frasi sulle vittime. Urban: e i fanatici?

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Le parole del vescovo uscente Luigi Negri sulla strage di Manchester (basta col negare la guerra di religione, le giovani vittime morte «così, quasi senza ragione come avete vissuto», il futuro funerale «condito da retorica laicista») hanno provocato reazioni forti, quasi tutte contrarie. Il primo affondo è arrivato dalla Comunità islamica di Bologna, «nessuna religione potrà mai giustificare queste barbarie. Forse qualcuno dovrebbe dire al vescovo di Ferrara che la stragrande maggioranza delle vittime del terrorismo oggi sono musulmani, e quindi ci chiediamo, di quale guerra tra religioni parla?»; quasi immediata la replica del leghista bolognese Umberto Bosco, anche i musulmani non violenti hanno le loro responsabilità perché finora «il loro contributo nella lotta al terrorismo è nullo». Il segretario provinciale Pd, Luigi Vitellio, sperava «di non dover più intervenire» su Negri, ma le «tristi parole» su Manchester lo hanno spinto a replicare su Fb. «L’attentatore non è un martire religioso: è un codardo, un assassino, un vigliacco», mentre «non spendo una parola “sulle vite sprecate”, sono davvero troppo arrabbiato e indignato». Per difendere almeno in parte Negri interviene Davide Urban, direttore Ascom: attaccate i fanatici che si fanno esplodere «e chiedete agli islamici moderati (che ci sono) differenziarsi, di contrastarli ed emarginarli anziché contestare il Vescovo per “antipatia” istituzionale. Sì Negri è leggero come la carta vetrata e francamente certi passaggi se li può anche risparmiare. Ma tant’è ha detto la verità. C’è un problema di Islam radicale e violento». Tanto basta per far suscitare sospetti in rete di un «partito ultra laicista» cui starebbe lavorando Negri.
Ha toni addolorati e indignati la lettera aperta di Raffaele Rinaldi, direttore di viale K: «Da genitore rispondo che quei figli non hanno bisogno delle sue preghiere che sembrano altri chiodi schizzati dal maledetto uomo-bomba, nè della sua “pietà” rivolta a dei ragazzini considerati alla strenua di cinghialini selvatici che razzolano nella selva oscura, senza Dio e “senza ragioni adeguate per vivere”, ragazzi dalla vita “sprecata” e “venuti al mondo - molte volte - neanche desiderati”... Una perla dopo l’altra infilate nell’antropologia della perdizione». Il tutto «per giustificare, in ultimo, la tesi della guerra religiosa? Neanche Salvini è stato capace di tanto».

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