francesca filipponi, giudice di pace
«Sciopero contro questa legge Ci dimetteremo in massa»
E’ uno dei giudici di pace che a Ferrara ha aderito allo sciopero che durerà un mese. E allora Francesca Filipponi, perché questo sciopero? «Perché questa riforma sta modificando ruoli e mansioni dei...
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E’ uno dei giudici di pace che a Ferrara ha aderito allo sciopero che durerà un mese. E allora Francesca Filipponi, perché questo sciopero? «Perché questa riforma sta modificando ruoli e mansioni dei magistrati onorari con riforme aberranti: i cittadini non hanno consapevolezza della gravità. Posso solo ricordare che a livello nazionale i ruoli coperti da gdp, got e vpo vanno dal 50/60% dell’attività di tribunale e procure. Ogni realtà ha situazioni diverse, a Ferrara non così rilevante, comunque nel caso passasse la riforma, sarà la paralisi della giustizia». È quasi uno sfogo quello della Filipponi ma che mette in evidenza che «con questa riforma si vuole assolutamente sminuire professionalità acquisite in 20 anni e con un colpo di spugna ripartire da zero». Ci spieghi perchè: «A noi sono imposte condizioni che nemmeno una badante - senza sminuirne il ruolo- accetterebbe. Compensi da 600 euro al mese, trasporti compresi, aumento di competenze e divieto di trasferimento. Si torna indietro. Tanto che la situazione era stata posta alla Corte europea che l’aveva bocciata, imponendo di regolarizzazione delle figure dei giudici onorari». «Un riassetto ci sta e ci poteva stare - continua Filipponi -, il sistema andava rivisto, noi giudici di pace non vogliamo avere ruoli dei magistrati, ma questa riforma non la possiamo accettare». Cosa farete? «Ci saranno dimissioni di massa, ed è forse è quello che vogliono: ma dopo 20 anni di professione avere riconosciuti compensi così bassi non credo sia davvero dignitoso». E continua: «Io sono in servizio dal 2003, in tutti questi anni, noi giudici di pace abbiamo avuto una preparazione specifica, e sarebbe come buttar anni di professionalità, costi indiretti dello Stato che aveva investito nella nostra formazione. Non è economico, ma l’impressione che queste riforme siano calate dall’alto senza nessuna visione del problema».
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