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Pesca di frodo, liberati due quintali di carpe
GORINO. Circa duecento metri di reti abusive recuperate e liberati oltre due quintali di carpe rimaste intrappolate. È il bilancio di un’operazione svolta da agenti della polizia provinciale durante...
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GORINO. Circa duecento metri di reti abusive recuperate e liberati oltre due quintali di carpe rimaste intrappolate. È il bilancio di un’operazione svolta da agenti della polizia provinciale durante un appostamento nel comune di Goro. È successo nelle acque del Po di Goro golene oasi Dindona, a ridosso del ponte di barche di Gorino, tratto riservato ai pescatori di mestiere. Gli agenti i hanno notato diversi sugheri di reti a tramaglio galleggianti sul pelo dell’acqua. A bordo di una barca gli uomini della Provinciale hanno raggiunto le reti e hanno costatato che erano prive di contrassegni, obbligatori per legge. Quindi hanno proceduto alla liberazione delle carpe (uno degli esemplari liberati pesava oltre 15 chili) la cui cattura in questo periodo di riproduzione è vietata.
Sono occorse quasi due ore di lavoro agli agenti provinciali per recuperare le reti, che ora non potranno più essere utilizzate per la cattura del pesce e, di conseguenza, depositate nel magazzino della Polizia provinciale. Dai primi accertamenti, tra l’altro, risulterebbe che i pescatori di frodo siano arrivati sul posto da paesi vicini. Agli agenti che hanno condotto l’operazione, il plauso del comandante Castagnoli, «per l’impegno continuo che stanno dedicando a tutela del nostro patrimonio ambientale e contro l’illegalità nella pesca».
Sono occorse quasi due ore di lavoro agli agenti provinciali per recuperare le reti, che ora non potranno più essere utilizzate per la cattura del pesce e, di conseguenza, depositate nel magazzino della Polizia provinciale. Dai primi accertamenti, tra l’altro, risulterebbe che i pescatori di frodo siano arrivati sul posto da paesi vicini. Agli agenti che hanno condotto l’operazione, il plauso del comandante Castagnoli, «per l’impegno continuo che stanno dedicando a tutela del nostro patrimonio ambientale e contro l’illegalità nella pesca».
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